Karachi (AsiaNews) – Almeno 12 persone, tra le quali una donna, sono state uccise in una serie di violenti scontri avvenuti ieri a Karachi tra gruppi di avvocati pro e contro il presidente pakistano Pervez Musharraf. Si tratta delle più gravi violenze dalla vittoria dell’opposizione alle elezioni legislative del 18 febbraio. Oggi nella città, capitale economica del Paese e roccaforte dell’opposizione al presidente, sono dispiegate forze paramilitari e di polizia. Le autorità promettono “azioni drastiche” per prevenire ulteriore spargimento di sangue.
La scintilla che ha fatto esplodere lo scontro ieri si è accesa durante una manifestazione di avvocati del Muttahida Qaumi Movement, partito vicino al presidente. Questa era stata convocata in seguito all’aggressione avvenuta il giorno precedente, a Lahore, di un ex ministro di Musharraf, Sher Afgan Niaz e a quella (il 7 aprile) ai danni dell’ex chief minister dello Stato di Sindh, Arab Rahim. Secondo diverse testimonianze, la manifestazione si sarebbe scontrata con un altro corteo di avvocati ostili a Musharraf, anche se non è chiaro chi abbia dato il via alle violenze. Numerose automobili e autobus sono stati incendiati, così come un numero imprecisato di palazzi. Al Tahir Plaza, edificio che ospitava uno studio di avvocati e dato alla fiamme, sono stati recuperati i corpi carbonizzati di 6 persone.
Forte condanna per i fatti di ieri arriva dalla Human Rights Commission of Pakistan, che in un comunicato chiede l’apertura di un’inchiesta e punta il dito contro i “nemici della democrazia”. Secondo altri analisti, come l’attivista IA Rehman, lo scopo degli incidenti a Karachi era di screditare il nuovo governo democratico. Per il direttore esecutivo del South Asia Partnership-Pakistan, Muhammad Tahseen, i responsabili sarebbero i politici che si sentono minacciati dalla nuova coalizione di maggioranza in parlamento.
















