In Khyber Pakhtunkhwa l’emergenza blocca scuole e lavoratori a giornata

Dopo l’introduzione dello stato d’emergenza e della “governor’s rule”, scuole e università sono state chiuse e gli esami rinviati a data da destinarsi. Amnesty International sottolinea i rischi per i diritti umani in seguito ad arresti arbitrari e sospensione di internet. Intanto i talebani pakistani cercano di sfruttare il malcontento contro l’intervento di Islamabad.

di Shafique Khokhar

Peshawar (AsiaNews) – Esami rinviati, scuole e università chiuse, strade bloccate e collegamenti telefonici e internet interrotti in diversi distretti. In Khyber Pakhtunkhwa, provincia del Pakistan nordoccidentale al confine con l’Afghanistan, l’introduzione dello stato d’emergenza e della “governor’s rule”, sta già portando difficoltà alla vita quotidiana in una regione già segnata dalla violenza dei gruppi armati. A risentirne sono soprattutto gli studenti, le famiglie con poche risorse e i lavoratori a giornata.

Ieri, 12 ottobre, il giorno successivo alla decisione del presidente Asif Ali Zardari di introdurre le misure straordinarie, le amministrazioni di Peshawar, Mardan, Swabi e Nowshera hanno disposto la chiusura di scuole e università. Diversi enti scolastici hanno inoltre rinviato gli esami del Secondary School Certificate (SSC), equivalenti agli esami di fine scuola secondaria, senza indicare una nuova data. Le prove sono state posticipate anche nei distretti di Bannu, Lakki Marwat, Waziristan del Nord e Dera Ismail Khan.

Le difficoltà per gli studenti, tuttavia, erano iniziate già prima dell’emergenza. Il 7 ottobre i consigli scolastici avevano rinviato alcune prove a causa della marcia di protesta organizzata dal Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), il partito dell’ex primo ministro Imran Khan in carcere. Le nuove restrizioni stanno generando incertezza per i ragazzi e per le famiglie che devono organizzare il percorso scolastico dei figli.

Le conseguenze si ripercuotono su chi non può permettersi lezioni private o non dispone di una connessione internet stabile per continuare a studiare da casa. Anche per i lavoratori informali, come gli operai edili, i venditori ambulanti e gli autisti, i blocchi stradali e le interruzioni delle comunicazioni rischiano di rendere più difficile raggiungere il posto di lavoro o mantenere i contatti con i clienti. Per le famiglie che vivono con il reddito di una sola giornata, anche una breve interruzione costringe a rivedere le spese per il cibo, l’affitto, i medicinali e l’istruzione. Non sono ancora disponibili dati per quantificare le perdite economiche causate dall’imposizione dello stato di emergenza, ma le restrizioni alla mobilità e ai servizi essenziali rendono più vulnerabili le persone senza risparmi.

A Peshawar, le autorità hanno bloccato con container alcune strade e vietato per una settimana gli assembramenti. Nel distretto di Swabi, dove era atteso il corteo del PTI, sono stati fermati circa 140 sostenitori del partito, e in altre zone sono state segnalate ulteriori detenzioni. Le interruzioni della rete mobile e di internet hanno complicato anche i contatti. La situazione non è però uniforme in tutta la provincia: in alcuni distretti le normali attività commerciali sono rimaste aperte.

Lo stato di emergenza e la “governor’s rule” sono state annunciate l’11 ottobre dal governo federale di Islamabad, che ha accusato l’amministrazione provinciale del PTI di non voler collaborare alla lotta contro il terrorismo. La “governor’s rule” in particolare sospende le funzioni dell’amministrazione guidata dal ministro capo Sohail Afridi e trasferisce i poteri al governatore Faisal Karim Kundi, esponente del Pakistan Peoples Party, alleato della coalizione al governo a Islamabad. Un consiglio consultivo di 11 membri lo assisterà nella gestione della provincia.

Il governo guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha giustificato l’intervento con il deterioramento della sicurezza e con l’incapacità, a suo giudizio, delle autorità provinciali di affrontare la minaccia dei gruppi armati attivi nella regione, riferendosi in primis a quella rappresentata dai Tehreek-e-Taliban Pakistan, i talebani pakistani o TTP. Diversi report da tempo mostrano un aumento degli attacchi terroristici nella provincia e il ministro dell’Informazione, Attaullah Tarar, ha per questo accusato il governo provinciale di collusione con i gruppi armati, senza però rendere pubbliche prove indipendenti a sostegno dell’accusa.

Il PTI sostiene al contrario di essere stato escluso dalle decisioni sulla sicurezza. Il partito chiede da tempo di essere consultato sulle operazioni militari nella regione e contesta una strategia che rischia invece di aggravare il conflitto. In risposta il ministro capo Afridi e altri dirigenti del partito sono stati arrestati o trattenuti.

Sulla vicenda è intervenuta anche Amnesty International. In una dichiarazione del 12 ottobre, Babu Ram Pant, vicedirettore per l’Asia meridionale dell’organizzazione, ha espresso preoccupazione per le detenzioni arbitrarie di esponenti politici e per le interruzioni di internet. Queste misure, ha avvertito, sollevano dubbi sulla loro proporzionalità. “Le misure d’emergenza non sono un assegno in bianco per reprimere i diritti umani, mettere a tacere il dissenso o concentrare il potere”, ha dichiarato.

Amnesty ha inoltre messo in guardia sui rischi legati al dispiegamento dell’esercito, ricordando le denunce di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali nel corso delle operazioni antiterrorismo condotte dalle forze armate in altre province, in particolare quella del Belucistan. L’organizzazione ha chiesto alle autorità di evitare l’impiego dei militari per le normali attività di polizia

In una dichiarazione dell’11 ottobre, il portavoce dei TTP Muhammad Khurasani ha condannato l’introduzione della “governor’s rule”, accusando le autorità federali di usare la Costituzione per legittimare l’ingerenza militare nella provincia. Il gruppo ha poi invitato direttamente gli abitanti di Khyber Pakhtunkhwa a sostenerlo nella lotta contro l’apparato militare pakistano.

Il TTP rifiuta da tempo il sistema costituzionale e parlamentare del Pakistan e giustifica con questa opposizione la propria lotta armata contro lo Stato, ma ora si richiama ai diritti costituzionali di un governo eletto. Il gruppo sta cercando di sfruttare il malcontento provocato dall’intervento di Islamabad per ottenere sostegno alla propria agenda militante. Gli studenti restano però in attesa di poter fare gli esami e di riprendere le lezioni, riguardo le quali non è stato fatto nessun annuncio.

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