Islamabad (AsiaNews) – I leader cristiani del Pakistan sono preoccupati per il futuro, in special modo dopo la morte della leader popolare Benazir Bhutto, rispettata e considerata la scelta migliore nel panorama politico del Paese, a larga maggioranza musulmano. Secondo diversi cristiani, infatti, la triste fine della Bhutto “ha diminuito le speranze di democrazia, libertà religiosa e uguaglianza”.
A giudizio di mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore e presidente della Commissione episcopale pakistana, “ora è necessario che venga condotta un’inchiesta corretta e tempestiva, per garantire la giustizia: nel frattempo, tutto il Paese deve lavorare per la pace e l’armonia”.
Per p. Bonnie Mendes, sacerdote ed attivista per i diritti umani, è morto “un simbolo della democrazia, e quando questo avviene, la popolazione soffre di più. Le speranze dei cristiani per un miglior futuro in Pakistan sono in caduta libera e durante i molti servizi di preghiera per la Bhutto cui ho partecipato ho trovato persone veramente addolorate”.
Il giudizio è “ancora più doloroso se si considera che questa volta la Bhutto non si sarebbe comportata come in passato, quando ha commesso errori anche gravi nei confronti delle minoranze. Era tornata con una nuova visione, era divenuta una versa speranza”. Tutto il contrario, riprende il sacerdote, “di quando sta facendo Musharraf, che ha permesso la presenza dei talebani nel Paese e l’aumento dell’estremismo e dell’intolleranza. Le dichiarazioni del presidente, secondo cui ci avrebbe sempre concesso un elettorato congiunto [a differenza di quanto avveniva sino ad ora, con liste riservate per le minoranze ndr] non sono vere: lo abbiamo costretto a darcelo, con proteste e campagne”.
Joseph Francis, presidente del Partito nazionale cristiano del Pakistan, dice: “Avevamo delle speranze per la Bhutto, pensavamo che avrebbe fatto qualcosa i cristiani. Dopo la sua morte, tutte le nostre aspettative sono diminuite: dobbiamo fare qualcosa”.
Peter Jacob, segretario della Commissione nazionale Giustizia e Pace, riprende l’argomento: “Quella attuale è una situazione veramente straordinaria: nessuno può prevedere cosa accadrà al Paese, e tanto meno ai cristiani. Si creano crisi dopo crisi, ma questo è un gioco molto pericoloso”.
Nel frattempo, in vista delle prossime elezioni parlamentari – che si dovrebbero svolgere nei primi giorni di febbraio – i candidati cristiani “devono svolgere il loro lavoro in maniera significativa. Potrebbe essere un lungo cammino, ma devono divenire parte integrante della politica pakistana”.
















