Morte 15enne nel Punjab solleva domande su lavoro e minori vulnerabili

Waseem Abbas, un orfano che aveva da pochi giorni iniziato a lavorare come apprendista elettricista, è stato investito da un auto dopo aver subito maltrattamenti e minacce. Dubbi sul ruolo della struttura dove viveva. Intanto a Gojra attivisti mobilitati per un giornalista aggredito e arrestato

di Shafique Khokhar

Faisalabad (AsiaNews) - La morte di Waseem Abbas, un orfano di 15 anni della provincia pakistana del Punjab, ha sollevato interrogativi sulla tutela dei minori vulnerabili e sulle responsabilità delle istituzioni incaricate di proteggerli.

Originario del distretto di Muzaffargarh, Waseem viveva da anni in un orfanotrofio. Pochi giorni prima di morire era stato affidato a un appaltatore locale, Tauqeer Nazir, per imparare il mestiere di elettricista. Secondo le ricostruzioni, il ragazzo avrebbe voluto lasciare il lavoro dopo una discussione e avrebbe subito maltrattamenti e minacce. Le immagini delle telecamere di sorveglianza sembrerebbero mostrare il giovane in fuga, inseguito da un’auto che lo ha investito mortalmente.

I dubbi sul ruolo svolo dall'orfanotrofio

La polizia ha arrestato Nazir e un altro sospettato, Amjad Ali, con l’accusa di omicidio. Le responsabilità dei due devono ancora essere accertate in tribunale. Il 20 ottobre, però, durante un’udienza a Multan, alcuni avvocati hanno aggredito Nazir, suscitando ulteriori preoccupazioni per il rispetto dello Stato di diritto. La giustizia, sottolineano diverse organizzazioni, deve essere garantita attraverso indagini approfondite e un processo equo, non mediante la violenza.

La vicenda ha sollevato gravi domande sul ruolo svolto dall’orfanotrofio, che avrebbe dichiarato di aver effettuato verifiche prima di affidare il ragazzo al datore di lavoro. Il Child Protection and Welfare Bureau del Punjab e l’organizzazione per i diritti dell’infanzia Search for Justice chiedono che siano chiarite tutte le responsabilità, comprese quelle relative alla sorveglianza delle condizioni lavorative.

In Pakistan molti bambini lavorano nell'agricoltura, nelle officine, come domestici, nelle fornaci di mattoni e in altri settori dove il monitoraggio e la protezione possono essere inadeguati. La povertà, le barriere all'accesso all'istruzione e la limitata protezione sociale contribuiscono al problema.

L'aggressione al giornalista a Gojra

Intanto in Pakistan è tornato di attualità in questi giorni anche il tema della libertà di stampa e della violenza contro i giornalisti, in seguito alla (presunta) aggressione, ferimento e detenzione del cronista Amjad Islam Amjad a Gojra, nel Punjab. Secondo un resoconto pubblicato da Journalism Pakistan il 18 ottobre scorso Amjad, collaboratore di 92 News, sarebbe rimasto ferito nel corso di un episodio controverso, per poi essere preso in custodia dalla polizia della città.

Una denuncia, datata 15 ottobre, accusa il giornalista stesso di aggressione, furto e intimidazione criminale. Il denunciante, Saifullah, sostiene che Amjad lo avrebbe colpito con una motocicletta, aggredito con un coltello, derubato di denaro contante e di un orologio da polso, e infine minacciato. Parallelamente, un rapporto pubblicato il 17 ottobre riferisce, invece, che Amjad sarebbe rimasto gravemente ferito in un'aggressione, per poi essere posto in stato di fermo dalle forze dell’ordine. Il documento solleva dubbi sul fatto che il giornalista abbia ricevuto immediata assistenza medica o sia stato sottoposto a una visita sanitaria. Le circostanze della presunta aggressione subita dal cronista, le versioni contrastanti riguardo l'accaduto e la condotta della polizia richiedono per gli attivisti una verifica indipendente.

Secondo il Press Club di Faisalabad il caso solleva interrogativi su come debbano essere gestite le denunce che coinvolgono giornalisti, garantendo al contempo che sia l'accusato che il denunciante possano beneficiare di un giusto processo, nel rispetto della legge.

Anche Samson Salamat, presidente di Rwadari Tehreek Pakistan, ha condannato fermamente l'accaduto. “La violenza contro i giornalisti - ha proseguito Salamat - non rappresenta solo un attacco alla libertà di stampa, ma anche un'offesa alla libertà di espressione e ai diritti fondamentali dei cittadini”. Egli ha quindi sottolineato la necessità di proteggere gli operatori dell’informazione, garantendo loro un contesto privo di timori, intimidazioni e pressioni, affinché possano svolgere il proprio lavoro in piena indipendenza e libertà. 

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente
Destinazione Seoul

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000