La lunga battaglia di Chhim Sithar per i lavoratori dei casinò

Da quasi cinque anni la leader del sindacato LRSU guida la mobilitazione dei lavoratori del casinò NagaWorld di Phnom Penh licenziati nel 2021. Dopo manifestazioni, arresti e procedimenti giudiziari, la vertenza è diventata simbolo delle difficoltà dei sindacati indipendenti nel Paese.

di Terry Friel

Phnom Penh (AsiaNews) - Il 25 dicembre Chhim Sithar compirà 39 anni. Ma per la leader sindacale cambogiana la ricorrenza cade quest’anno nel mezzo di una battaglia legale che dura da quasi cinque anni ed è diventata la più lunga vertenza sindacale nella storia del Paese. 

Dal dicembre 2021 Chhim guida la protesta dei lavoratori di NagaWorld, grande casinò di Phnom Penh controllato dal gruppo NagaCorp. A luglio circa 50 membri del Labor Rights Supported Union of Khmer Employees of NagaWorld (LRSU) sono tornati a manifestare chiedendo la reintegrazione degli oltre 1.300 colleghi licenziati e la ripresa dei negoziati tra azienda e sindacato.

Nelle stesse settimane diversi membri dell’organizzazione sono però stati convocati dalla Corte municipale di Phnom Penh per rispondere di “danneggiamento intenzionale aggravato”, accusa formulata in relazione alle proteste iniziate nel 2021.  

La società ha sostenuto che i licenziamenti fossero parte di una ristrutturazione resa necessaria dalla pandemia di covid-19. Per i lavoratori, invece, si tratta di un tentativo di indebolire il sindacato indipendente guidato da Chhim, che da 14 anni si occupa di diritti del lavoro. 

Finora una parte dei dipendenti ha accettato gli indennizzi offerti dalla società o ha trovato un altro impiego, spesso con salari più bassi. Anche se le manifestazioni si sono diradate, centinaia di lavoratori continuano a chiedere il reintegro dei licenziati, il pieno riconoscimento del sindacato e la rimozione delle accuse penali.

Ogni mese decine di loro continuano a manifestare davanti al casinò. “Non è facile, ma non abbiamo altra scelta perché, se non reagiamo, perderemo il nostro sindacato”, ha raccontato Chhim. “Le autorità cercano di spaventarci. Non ho paura di essere arrestata di nuovo”. Secondo la sindacalista, la vertenza non riguarda soltanto i lavoratori di NagaWorld, ma parla anche a tutti i lavoratori cambogiani che temono di organizzarsi e negoziare collettivamente con i propri datori di lavoro.

La lotta sindacale non è stata senza conseguenze per la leader dell’LRSU. All’inizio del 2022 Chhim è stata arrestata e detenuta per tre mesi con l’accusa di incitamento a commettere reati e provocare disordini sociali. Dopo essere stata rilasciata su cauzione, è stata nuovamente arrestata nel novembre dello stesso anno al rientro dall’Australia, con l’accusa di aver violato le condizioni della libertà provvisoria lasciando il Paese. È rimasta in carcere fino alla fine del 2024. Diversi altri dirigenti sindacali hanno ricevuto condanne analoghe. Chhim afferma inoltre di essere ancora sottoposta a sorveglianza e di subire intimidazioni, anche online, attraverso falsi account su Facebook.

Il caso NagaWorld è diventato uno degli esempi più evidenti della distanza tra le garanzie previste dalla legge cambogiana e la loro applicazione concreta. Anche se i diritti dei lavoratori sono tutelati dalla Costituzione e dalla legislazione nazionale, nella realtà la popolazione affronta una progressiva riduzione dello spazio per i sindacati indipendenti e per le altre forme di attivismo.

Una questione che di recente è arrivata anche sul tavolo delle Nazioni Unite. Il 2 ottobre, presentando al Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra il rapporto sulla sua visita in Cambogia, il relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nel Paese, Thomas Andrews, ha parlato di “due Cambogie”. Da una parte, ha spiegato, c’è un Paese che ha ratificato otto dei nove principali trattati internazionali sui diritti umani, ha sostenuto l’84% delle raccomandazioni formulate durante il più recente esame periodico e continua a collaborare con le procedure speciali delle Nazioni Unite. Dall’altra, ha aggiunto Andrews, c’è invece una Cambogia che “sta limitando la libertà di espressione e lo spazio civico”, applicando in modo repressivo le proprie leggi contro gli oppositori politici e detenendo difensori dei diritti umani, attivisti politici e giornalisti.

La vicenda di Chhim Sithar mostra bene anche questa contraddizione. Il suo sindacato ha ricevuto sostegno e finanziamenti da organizzazioni della società civile cambogiana, gruppi internazionali per i diritti umani e alcune agenzie di governi stranieri. Ma NagaWorld, che gode di un monopolio garantito dal governo fino al 2065 e non ha concorrenti nel raggio di 20 chilometri, non commenta pubblicamente la vertenza da poco dopo l’inizio dello sciopero e non rilascia dichiarazioni ai media sulla controversia.

Il settore in cui Chhim e i suoi colleghi continuano a mobilitarsi è allo stesso tempo centrale per l’economia cambogiana. Il turismo è considerato uno dei quattro pilastri dell’economia nazionale, insieme al tessile, all’agricoltura e alle costruzioni e al settore immobiliare. Per la leader sindacale, la battaglia è necessaria anche per garantire ai lavoratori del comparto un “salario dignitoso”.

“Vivo la mia vita con lo scopo di contribuire a qualcosa di importante per la mia comunità”, ha detto Chhim, aggiungendo di essere orgogliosa di aver dedicato questi anni della sua vita alla difesa dei lavoratori. Quanto potrà ancora durare la protesta? La risposta di Chhim è netta: “Finché non vinceremo”.

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