Nuovi raid tra Islamabad e Kabul, nel mirino la rete di Gul Bahadur

Dopo l’attentato alla moschea di Kohat, Islamabad ha colpito obiettivi in Afghanistan. Al centro della nuova escalation c’è l’Ittehad-ul-Mujahideen Pakistan, alleanza che riunisce diverse formazioni jihadiste e in cui l’Onu individua una forte presenza di al-Qaeda. Mons. Shukardin: "Siano rispettati i luoghi di preghiera".

Islamabad (AsiaNews) - Ieri notte il Pakistan ha lanciato raid aerei contro l’Afghanistan riaccendendo un conflitto che ciclicamente si aggrava producendo scontri violenti che finiscono quasi sempre per coinvolgere anche la popolazione civile. Islamabad dice di aver così risposto a un attentato terroristico contro un complesso della polizia a Kohat, nel Khyber Pakhtunkhwa, la regione pakistana che confina con l’Afghanistan, avvenuto venerdì 18 settembre. 

Le istituzioni pakistane hanno riferito di aver colpito i “nascondigli” di uomini armati riconducibili al gruppo di Hafiz Gul Bahadur e di aver ucciso 28 “terroristi”. Come già dichiarato in passato, Islamabad ha ribadito che continuerà a colpire finché Kabul non intraprenderà “passi concreti” per fermare le operazioni di terrorismo transfrontaliero, sempre più difficili da districare a causa della cooperazione di gruppi diversi.

Nuovi bombardamenti

Da Kabul, il portavoce del governo talebano, Zabihullah Mujahid, ha denunciato le operazioni pakistane come bombardamenti contro “aree civili” nelle province orientali di Kunar e Paktika. A Kunar, ha riferito, sono rimasti uccisi una donna e due uomini, mentre due donne e due uomini sono stati feriti. A Paktika un’abitazione e un negozio sono stati colpiti senza provocare vittime. Kabul ha definito i raid una “aggressione” ingiusta e ha annunciato che risponderà in maniera “appropriata”.

A provocare l’escalation è stato un attentato avvenuto durante le preghiere del venerdì. Un veicolo carico di esplosivo è stato fatto detonare nei pressi di una moschea all’interno di un complesso della polizia e dopo l’esplosione altri uomini armati hanno cercato di entrare nel complesso. Ne è seguito un lungo scontro con le forze di sicurezza che ha provocato 24 morti e oltre cento feriti; otto degli assalitori sono stati uccisi, hanno riferito le autorità locali, mentre l’attacco è stato presto rivendicato da un gruppo chiamato Ittehad-ul Mujahideen Pakistan (IMP).

Le dichiarazioni della comunità cristiana

I leader cristiani del Paese hanno subito denunciato la strage. Mons. Samson Shukardin, vescovo cattolico di Hyderabad e presidente della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, ha espresso le condoglianze alle famiglie delle vittime e condannato senza esitazioni gli attentatori. “Le persone vanno in moschea per pregare e cercare pace”, ha detto, sottolineando che i luoghi di preghiera “dovrebbero essere posti in cui le persone si sentono sicure”. Anche il vescovo anglicano di Karachi, Fredrick John, ha espresso a sua volta solidarietà alle famiglie colpite e reso omaggio alle forze armate e alle forze dell’ordine che hanno risposto all'attacco, ricordando quanti sono morti mentre erano in servizio.

Chi è Hafiz Gul Bahadur

Rispetto ai precedenti attentati condotti in Pakistan - nella maggior parte dei casi dalla fazione locale dei talebani - quello di Kohat evidenzia la crescente e preoccupante sovrapposizione tra gruppi estremisti con strutture differenti. 

La Ittehad-ul-Mujahideen Pakistan è un’alleanza comparsa nell’aprile 2025 e composta, secondo gli esperti delle Nazioni Unite, da elementi di al-Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS), a cui si sono aggiunti gli uomini di Hafiz Gul Bahadur, che ora ne sono a capo, e del Lashkar-e-Islam, formazione jihadista nata nel 2004 nell’area di Khyber, a volte alleata e a volte nemica dei talebani pakistani. Noti anche con la sigla TTP, i talebani pakistani oggi sono il principale ombrello di gruppi estremisti che combattono contro lo Stato pakistano per creare un Emirato islamico a mo’ di quello afghano. La fazione di Hafiz Gul Bahadur sta emergendo come polo rivale, anche se i due gruppi mantengono dei legami. 

Gul Bahadur è da decenni attivo nelle aree tribali al confine tra Pakistan e Afghanistan. Ex comandante talebano del Nord Waziristan, durante la guerra condotta dagli Stati Uniti in Afghanistan la sua rete concentrò soprattutto le proprie operazioni contro le forze statunitensi, NATO e del governo afghano sostenuto dall’Occidente, mantenendo una struttura distinta dai Tehreek-e-Taliban Pakistan, i talebani pakistani. Il gruppo ha tuttavia conservato nel tempo rapporti con altre formazioni jihadiste, in particolare con la rete Haqqani (uno dei principali centri di potere talebani) e al-Qaeda. Nel 2012 Bahadur vietò la campagna di vaccinazione antipolio nel Nord Waziristan, sostenendo che potesse essere utilizzata dalla CIA per attività di intelligence.

Quando nel 2014 Islamabad lanciò un’ampia operazione militare nel Nord Waziristan, Bahadur trovò rifugio in Afghanistan, dove il suo gruppo ha mantenuto una gerarchia autonoma, ma anche i rapporti con le altre organizzazioni. 

Le sovrapposizioni tra gruppi jihadisti

Solo lo scorso anno la rete di Bahadur è confluita nell’Ittehad-ul-Mujahideen Pakistan. Un rapporto della squadra di monitoraggio del Consiglio di sicurezza dell’Onu stimava l’IMP in circa 500 uomini armati, dei quali 200 riconducibili al gruppo di Gul Bahadur. L’ultimo rapporto, pubblicato ad agosto, sostiene che, nonostante la guida dell’IMP sia stata affidata a Hafiz Gul Bahadur, la “spina dorsale” del gruppo è costituita dalla fazione qaedista regionale, al-Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS), la cui leadership continua a trovarsi a Kabul. Qui, secondo gli analisti, i leader del gruppo hanno ricevuto documenti di identità afghani che ne permettono il libero movimento per raggiungere i campi di addestramento, un elemento che conferma la stretta cooperazione tra al-Qaeda e le autorità talebane.

L’IMP sembra quindi funzionare come uno dei punti di incontro tra reti terroristiche differenti. Anche il rapporto tra al-Qaeda e i TTP va letto in questa chiave, sebbene sia difficile per gli esperti stabilire nel dettaglio la profondità della loro collaborazione. Il rapporto ONU evidenzia che al-Qaeda continua a fornire ai TTP guida ideologica, addestramento e sostegno. Il 28 aprile la struttura mediatica di al-Qaeda ha inoltre pubblicamente sostenuto per la prima volta le operazioni dei TTP contro il Pakistan. 

I confini tra le diverse organizzazioni jihadiste appaiono sempre più labili, e anche se non si può parlare di una loro completa fusione, la loro progressiva sovrapposizione rende sempre più difficile per Islamabad affrontare la minaccia. Certo è che il territorio afghano continua a offrire spazio operativo a numerosi gruppi armati, mentre i bombardamenti aerei contro l’Afghanistan finora non hanno prodotto risultati, nulli anche sul piano diplomatico. 

Senza considerare che le minacce per il Pakistan arrivano da tutti i fronti, non solo quello afghano. A est rimane irrisolta la questione del Kashmir, regione contesa con l’India. Proprio in questi giorni Delhi ha contestato un nuovo meccanismo di cooperazione siglato di recente con la Cina relativo alla frontiera nell’area himalayana, che coinvolge anche la valle di Shaksgam, territorio amministrato dalla Cina ma rivendicato dall’India come parte del Ladakh. Mentre a livello interno l’altra più importante minaccia terroristica viene dall’Esercito di liberazione del Belucistan, noto con l’acronimo BLA, che a sua volta raccoglie altri gruppi e fazioni, e da decenni combatte contro lo Stato pakistano nel tentativo di ottenere maggiore indipendenza. La regione del Belucistan sconfina anche in Iran, anch’esso alle prese con la guerra. Non è irrealistico immaginare che ad un certo punto si possa verificare una convergenza di altre di queste sigle contro lo Stato pakistano. Una moltiplicazione delle minacce che mette Islamabad davanti a un problema a cui sta rispondendo solo con raid “mirati” e operazioni militari, alimentando la spirale di violenza.

(ha collaborato Shafique Khokhar)

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