Islamabad (AsiaNews) - Oltre 5mila sostenitori dell’ex primo ministro Imran Khan sono partiti ieri da Lakki Marwat, nel nord-ovest del Pakistan, diretti verso la capitale Islamabad. La marcia organizzata dal Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), il partito dell’ex premier in carcere dal 2023, è iniziata dopo il fallimento di due giorni di colloqui con il governo per cercare di scongiurare la mobilitazione. Le autorità hanno predisposto blocchi con container lungo le principali vie di accesso alla capitale e minacciano di intervenire contro i manifestanti.
Islamabad e il governo del Khyber Pakhtunkhwa allo scontro
La protesta, inizialmente prevista per il 27 settembre, era stata rinviata proprio per consentire il confronto tra il governo e la leadership del PTI. Il partito di Khan chiede di poter incontrare l’ex premier e sollecita per lui una nuova visita medica e cure adeguate nonostante la detenzione. Il ministro dell’Interno, Mohsin Naqvi, invece, accusa il ministro capo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Sohail Afridi, esponente della PTI, di aver volutamente fatto fallire i negoziati.
Secondo la stampa pakistana, le due parti sono rimaste divise anche sulla gestione della sicurezza nel Khyber Pakhtunkhwa, provincia al confine con l’Afghanistan governata dalla PTI e da anni tra le più colpite dagli attentati dei Tehreek-e-Taliban Pakistan, i talebani pakistani, anche noti con la sigla TTP. Islamabad ha chiesto all’esecutivo locale di garantire la collaborazione alle operazioni antiterrorismo, mentre la provincia accusa Islamabad di voler imporre in maniera unilaterale le proprie politiche di sicurezza senza considerare le preoccupazioni della popolazione. “Il terrorismo non può essere sconfitto solo con la forza o con misure unilaterali che potrebbero esporre civili innocenti a ulteriori perdite di vite umane, beni o sfollamenti”, ha dichiarato il partito, chiedendo una strategia che combini “un’azione decisa contro il terrorismo con la protezione delle popolazioni civili e la sensibilità alle realtà locali”.
Il ministro dell’Interno Naqvi ha incontrato il governatore del Khyber Pakhtunkhwa, Faisal Karim Kundi, con cui, secondo il quotidiano Dawn, ha discusso la possibilità di imporre nella provincia la cosiddetta “governor’s rule”, cioè il trasferimento temporaneo dei poteri del governo provinciale alle autorità federali. Una fonte governativa citata dal giornale ha affermato che Islamabad starebbe seriamente valutando questa ipotesi al fine di “salvare la provincia dal terrorismo e dalla violenza”.
La marcia lanciata dal PTI dovrebbe raggiungere entro giovedì la città di Khairabad, che si trova circa 80 chilometri a ovest di Islamabad. Da lì, secondo Afridi, verrà annunciata la fase successiva della mobilitazione. Il corteo dovrebbe quindi proseguire verso la capitale, dove il governo si prepara a impedire l’ingresso dei manifestanti.
Naqvi ha ricordato anche una decisione dell’Alta corte di Islamabad del 14 settembre, secondo cui partiti politici e loro dirigenti non hanno il diritto di occupare strade, autostrade, svincoli, caselli e altri edifici pubblici della capitale. “Se violeranno gli ordini, che siano militanti o politici, che protestino dentro o fuori dal Khyber Pakhtunkhwa, li perseguiremo uno per uno”, ha dichiarato il ministro. Afridi ha inoltre raggiunto Lakki Marwat usando un elicottero dello Stato per guidare la marcia. Islamabad lo ha accusato di aver violato un ordine giudiziario che vieta ai governi provinciali di utilizzare mezzi e risorse pubbliche per facilitare la manifestazione. Naqvi ha ribadito poi che il governo vuole porre fine alle ripetute proteste che hanno provocato disordini a Islamabad.
Il timore di nuovi scontri e la popolarità di Imran Khan
Da giorni i principali accessi a Islamabad sono presidiati da container utilizzati per impedire il passaggio dei manifestanti, che secondo il governo rischiano “di agevolare il passaggio indisturbato dei terroristi ai posti di blocco di sicurezza”. Le autorità temono in realtà che la mobilitazione possa trasformarsi in nuovi scontri. Le proteste seguite all’arresto di Khan nel maggio 2023 degenerarono in violenze che videro anche il coinvolgimento dell’esercito, ci furono almeno otto morti e diversi dimostranti furono poi arrestati e perseguiti. Alcuni sostenitori del partito attaccarono gli edifici militari e la residenza del comandante del corpo d’armata a Lahore, manifestando la propria rabbia contro l’esercito pakistano, che continua a svolgere un ruolo centrale nella politica pakistana anche dopo la fine delle storiche dittature militari.
La famiglia dell’ex premier, oggi 73enne, e gli esponenti del PTI sostengono che le condizioni di Imran Khan in carcere sono peggiorate, in particolare per un problema all’occhio destro che avrebbe compromesso la vista. Ad agosto Khan era stato trasferito per un breve periodo in un ospedale pubblico per accertamenti e cure. I medici lo avevano dichiarato idoneo dal punto di vista sanitario, ma i familiari avevano contestato la decisione delle autorità di non consentire una visita da parte dei medici di una struttura privata indicata da un precedente ordine giudiziario.
Le tensioni tra governo e PTI sono montate dopo l’arresto, il 20 settembre, della sorella di Imran Khan, Aleema Khanum, accusata dalle autorità di aver tentato una mobilitazione per creare problemi di ordine pubblico e di aver lanciato slogan contro il governo. Il PTI considera gli arresti e i procedimenti contro Khan parte di una più ampia pressione politica nei confronti del movimento. Khan, detenuto dall’agosto 2023, deve affrontare procedimenti giudiziari per oltre un centinaio di accuse, incluse alcune relative alla fuga di informazioni riservate e alla vendita di regali di Stato ricevuti durante il suo mandato.
Analisti ed esperti sottolineano che tuttavia, anche dal carcere, l’ex premier continui a esercitare una forte influenza sulla politica pakistana, con un consenso ancora molto elevato tra la popolazione. Ed è proprio la capacità del PTI di essere in grado di mobilitare grandi masse di persone a preoccupare il governo di Islamabad, guidato oggi dal premier Shehbaz Sharif. Le autorità, già alle prese con il problema del terrorrismo sostenuto dall’Afghanistan, temono che nuovi disordini nella capitale possano aggravare una situazione di sicurezza già complessa.
Khan, ex capitano della nazionale pakistana di cricket, era diventato primo ministro nel 2018 e aveva lasciato l’incarico nel 2022 dopo un voto di sfiducia del Parlamento. Il fallimento del dialogo tra il PTI e Islamabad lascia spazio alla sola contrapposizione nelle piazze, con il rischio di riaprire una stagione di scontri.




















