Fabbrica giordana, stupri quotidiani su lavoratrici dello Sri Lanka

Violentate, molestate e torturate: lo denuncia un rapporto dell’Institute for Global Labour and Human Rights. Chi respingeva le avances sessuali era licenziata e rimandata nel proprio Paese. Anche il principale accusato è srilankese.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) – In Giordania in una fabbrica di vestiti le giovani lavoratrici dello Sri Lanka subiscono stupri, molestie e torture quotidiani e ripetuti nel tempo. Lo documenta un rapporto dell’Institute for Global Labour and Human Rights”, intitolato “Predatori sessuali e stupratori sessuali dilagano presso un fornitore giordano della Walmart”. Lo Sri Lankan Foreign Employment Bureau ha ricevuto oltre 300 reclami, tutti contro il direttore generale Anil Santha,anch’egli srilankese. Inoltre, “le donne che rifiutavano avances sessuali venivano picchiate e poi deportate”. Secondo l’organizzazione, il ministero del Lavoro era a conoscenza degli abusi che avvenivano nella fabbrica già nel 2007, ma non ha mai fatto nulla. La Classic Fashion, la fabbrica indagata, è il più grande esportatore di vestiti della Giordania, rifornendo note catene americane d’abbigliamento come Walmart, Target, Macy’s e Hanes.

Una lavoratrice bengalese, di recente espulsa dalla fabbrica, dichiara: “Tutte le donne che lavorano alla Classic, provenienti dallo Sri Lanka, dall’India e dal Bangladesh, testimonieranno che Anil Santha stuprava le sue connazionali”. Nell’ottobre 2010, 2.400 operaie indiane e srilankesi hanno scioperato per chiedere il licenziamento dell’uomo. Il proprietario della fabbrica lo ha cacciato, ma dopo un mese Santha è tornato al suo posto di lavoro.

Testimonianze contenute nel rapporto raccontano: “Nei giorni di riposo settimanali, il direttore generale manda un furgoncino per portare quattro o cinque ragazze al suo albergo, dove poi abusa di loro”. Oltre a essere insultate e malmenate in modo regolare, “le lavoratrici vengono imbrogliate sui loro salari: non riuscendo a raggiungere gli obiettivi di produzione obbligatori, guadagnano appena 61 centesimi all’ora. Con turni di 13 ore al giorno per 6 giorni a settimana”. Sempre secondo il rapporto, i responsabili molesterebbero le operaie “per spingerle a lavorare più velocemente”.

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