Colombo (AsiaNews) – Il governo dello Sri Lanka può e deve fare di più per aiutare le madri a trovare un impiego nel Paese, senza essere costrette ad emigrare all’estero. È l’appello di alcuni esponenti della comunità cattolica locale dopo l’annuncio di nuovi regolamenti sull’emigrazione delle donne all’estero.
Lo scorso 8 marzo il ministro per le Politiche femminili e lo sviluppo del bambino, Sumedha G. Jayasena, ha riferito che “il Gabinetto dello Sri Lanka ha già approvato misure per proibire alle donne, con figli al di sotto dei 5 anni, di emigrare in cerca di lavoro”. Le madri con bambini al di sopra dei 5 anni, invece, dovranno dimostrare che nel nuovo Paese ai figli verrà garantita una sistemazione dignitosa prima di avere il permesso di partire. Secondo il ministro, le nuove limitazioni “tutelano i bambini, che in caso di partenza vengono privati del calore materno”.
La Chiesa dello Sri Lanka ha accolto con favore l’interesse delle autorità per la problematica delle madri migranti, auspicando che i provvedimenti “non rimangano solo sulla carta”. Allo stesso tempo, però, alcuni esponenti cattolici chiedono che si faccia di più per proteggere “tutte le mamme”. Suor Immacolata, della Congregazione del Buon Pastore, ritiene che “ogni figlio, al di là dell’età, ha bisogno dell’affetto e delle cure materne”. “Le autorità - suggerisce - devono offrire un’alternativa alle donne costrette ad emigrare, non solo imporre restrizioni; si potrebbe ad esempio aiutarle ad avviare proprie attività con capitali iniziali non elevati”.
















