Cina, la “rivoluzione” del caffé minaccia il tè

Aumenta rapido il consumo del caffé, preferito dai giovani rispetto alle tradizionali sale da tè. La Starbucks e altre multinazionali vedono grandi margini di guadagno e spingono per una maggior produzione di caffé nello Yunnan, dove da sempre cresce il miglior tè cinese.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Una vera rivoluzione agricola: nella prefettura di Pu’er (Yunnan sudoccidentale) il famoso tè Pu’er, considerato il miglior tè cinese, sarà rimpiazzato da coltivazioni di caffé. Nel Paese il consumo di caffé è in rapido aumento, specie tra i giovani, e le multinazionali occidentali vedono possibilità di grandi guadagni.

La prefettura, una zona collinosa vicino ai confini di Laos, Vietnam e Myanmar, ha il clima ideale – caldo, umido, temperato - per la coltivazione del tè, ma anche del caffé, specie la varietà “arabica”. Howard Schultz, presidente fondatore e capo esecutivo della catena di locali Starbucks, vuole creare una fattoria nella zona e insegnare ai contadini a coltivare il caffé.

“Lo Yunnan – dice Schultz – può produrre la migliore qualità di caffé”. Il caffé è stato introdotto nella Cina moderna dalla produttrice svizzera Nestle negli anni ’80, ma per lungo tempo è rimasto un prodotto esotico da regalare agli amici, piuttosto che da consumare.

Dagli anni ’90 il caffé è comparso in sempre più negozi e bar, apprezzato soprattutto da lavoratori esteri e da dipendenti pubblici, diffondendosi poi nell’intero ceto medio.

Secondo la China Coffee Association Beijing negli ultimi anni il consumo di caffé espresso è cresciuto di circa il 30% annuo e quello del caffé-lungo tra il 15 e il 20% annuo. Nel 2009 i cinesi hanno consumato circa 50mila tonnellate di caffé, rispetto a 200mila tonnellate di te.

I margini di incremento sono immensi, se si considera che ogni cinese consuma in media 4 tazze di caffé l’anno, rispetto alle oltre 500 tazze degli occidentali. Anche perché il consumo del caffé si afferma sempre di più tra i giovani, che preferiscono gli Starbucks Café alle tradizionali sale da te.

Lo Yunnan già produce il 90% del caffé cinese, ma a novembre Schultz e il governo provinciale hanno firmato un accordo per sviluppare questa industria: i 26.700 ettari coltivati ora a caffé aumenteranno a 100mila per il 2020, portando la produzione dalle 38mila tonnellate attuali a 200mila. Molti contadini della regione già hanno tolto le coltivazioni di te e aranci per piantare il caffé.

Starbucks progetta di far diventare la Cina il 2° maggior mercato per la sua catena di 17mila locali e portare i suoi locali nel Paese da 400 a 1.000 in pochi anni. Anche la catena McDonald’s vuole aprire una serie di McCafe, come pure la Nestle vuole aumentare la produzione di caffé.

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