Cina: quando i cosplayer arrivano in parrocchia

La pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio di manga, videogiochi, film è largamente diffuso oggi tra i giovani cinesi. E capita spesso che per scattarsi le loro fotografie si ritrovino davanti alle chiese. Nel racconto di una fonte di AsiaNews che vive in Cina le reazioni della comunità cristiana.

Milano (AsiaNews) - Una moda oggi molto diffusa nelle metropoli cinesi sta portando alcuni giovani a cercare le chiese come set "alternativi" dei propri selfie. Una fonte di AsiaNews che vive in Cina racconta questo fenomeno e le reazioni che sta suscitando nelle comunità cristiane.

Il cosplay, ovvero la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio di manga, anime, videogiochi, film… è un fenomeno largamente diffuso nelle città cinesi. Passeggiando per le metropoli è normale incontrare ragazzi e ragazze travestiti. Più tempo si passa in Cina meno si notano, diventano una presenza abituale, a volte invece, anche se ci si è abituati, vederli “fuori contesto” ad esempio in metro, al supermercato, in fila in caffetteria crea un effetto quasi buffo e viene da sorridere.

Inizialmente non ci prestavo molto attenzione, la consideravo una semplice moda asiatica largamente diffusa. La abbinavo a quello stile tipico cinese fatto di peluche, brillantini, disegni stile cartone animato usati come accessori o stampati ovunque, che, come per il cosplay, riconducevo un po’ superficialmente a una sorta di reazione di un popolo che è stato per troppo tempo in divisa. 

L’attività del cosplay è quella di farsi fotografie. Social e gruppi WeChat condividono foto e luoghi ideali per gli shooting, spesso vengono organizzati eventi appositi in cui i cosplayer si ritrovano per fotografarsi, l’obiettivo ultimo è sempre quello di postare. È comunque considerato un fenomeno per giovanissimi, una pratica per quando si hanno tra i tredici e i diciassette anni.

È curioso che talvolta i raduni per le foto siano davanti a delle chiese. Le chiese hanno ai loro occhi un gusto trasgressivo, hanno l’appeal del diverso, e poi sono belle. Così nei fine-settimana spesso i piazzali antistanti alle chiese si riempiono di cosplayer intenti a farsi fotografie davanti a facciate, abbracciando statue di Maria o contornati da angeli. Questo è un fenomeno diffuso in tutte le città, tant’è che le parrocchie più attente e vivaci sono organizzate e solitamente hanno dei volontari che si occupano di andare incontro a questi ragazzi per spiegargli cos’è una chiesa.

I locali "underground" con Crocifissi e Madonne

Quello del gusto trasgressivo legato alla chiesa è una particolarità che ho ritrovato anche in certi locali che vorrebbero ricreare quelle che chiamavamo “culture underground”. Le metropoli più in voga infatti hanno a volte luoghi con locali notturni che vorrebbero proporre uno stile alternativo, senza però rappresentare veramente momenti di controcultura, quanto un’estetica alternativa (sempre da fotografare) a cui abbinare uno specifico stile di abbigliamento e di comportamento (ovvero bere alcolici e ascoltare musica techno). In questi posti ho trovato Crocifissi e Madonne col bambino usati come decorazioni, messi in bella vista, suppongo come segni di provocazione e trasgressione, sicuramente di diversità.

La caratteristica cinese è che in questi locali c’è comunque la polizia a vigilare!
Evitano le app e i social per creare su di loro un alone di mistero, sono tollerati minorenni lievemente ubriachi, oltre a crocifissi e Madonne sono permesse anche leggere raffigurazione pornografiche… ma la polizia non manca mai! Tutto questo, a mio parere, sta a indicare come non sia veramente una controcultura quanto un “contentino” per giovani, tollerato e controllato per dare una sorta di valvola di sfogo, il più innocua possibile, alla grande città.

Per tornare ai cosplayer, un caso singolare è successo una volta in una parrocchia con una chiesa particolarmente adatta alle foto, di quelle che riproducono fedelmente alcune famose cattedrali europee. Come ogni domenica il piazzale si è colmato di giovani travestiti per le foto e tra loro c’erano anche alcune ragazze vestite da suore che sono poi entrate in chiesa durante la messa. Queste ragazze non sapevano che cosa fosse una suora, ma le avevano viste nelle domeniche precedenti e avevano deciso di copiare il loro “stile alternativo”… Tra l’altro le suore in Cina non possono usare l’abito salvo che in rare occasioni legate alla liturgia.

Le opinioni in parrocchia

L’episodio ha creato scompiglio in parrocchia e ne abbiamo parlato a lungo tra di noi. Quella volta ho capito che i cinesi hanno molte opinioni al riguardo e ascoltarli discutere mi ha aiutato a guardare il fenomeno del cosplay con occhi diversi.

Come per ogni attività legata ai giovani ci sono sia elementi di spensieratezza legati a una moda divertente, sia qualcosa di più profondo quando l’equilibrio si spezza. A volte questi ragazzi rimangono sempre travestiti, con l’obiettivo di assumere la personalità del personaggio. Il costume non è più solo una maschera passeggera ma uno strumento per modellare la propria personalità sulla falsariga del personaggio.

Una donna che da ragazzina faceva cosplay mi ha detto: “Quando mi travestivo non ero più io, ma ero Judy (il personaggio da cui si travestiva); siccome Judy è dolce ma anche forte, anche io diventavo dolce e forte. Non è come quando ti trucchi o ti metti un bel vestito per delle foto normali, in quel caso sei te che ti fai delle foto. Nel cosplay vuoi diventare un altro”.

Secondo molti di quei parrocchiani il cosplay sarebbe la personificazione del vuoto dei giovani che fuggono la realtà. Un modo per uscire dal non-senso. Probabilmente in una certa misura hanno ragione, quando la moda supera l’equilibrio del divertimento estemporaneo e diventa stile di vita, forse è sintomo di altro. È possibile che sia da inquadrare come una via per mascherare le proprie fragilità oppure come espediente per trovare un “se stesso” oltre la società di massa. Un “se stesso” che però rimane legato a personaggi fittizi.

Certamente è una caratteristica del mondo asiatico, un fenomeno iniziato in Giappone e che ha preso piede soprattutto in Corea e Cina, un fenomeno attraverso il quale si aprono piste di comprensione di quell’universo sconfinato che sono i giovani asiatici.

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