La Cina con gli occhi degli studenti italiani

Secondo un'indagine promossa da Fondazione Intercultura il 45% degli adolescenti sarebbe interessato a un periodo di studio in Cina. Le impressioni di chi lo ha vissuto davvero: sguardo positivo su amicizie e cultura, ottimi ritorni professionali. Ma anche più consapevolezza del Paese reale, oltre il mito tecnologico.

Milano (AsiaNews) - Cresce sensibilmente tra gli adolescenti italiani l’attrattiva per la Cina. Il 45% delle ragazze e dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni sarebbe interessato a trascorrervi un periodo di studio. E chi ha avuto la possibilità di farlo racconta di aver tratto da questa esperienza un arricchimento profondo, oltre che competenze rivelatesi poi importanti per il proprio percorso di crescita umano e professionale. Sono i dati che emergono dalla ricerca “Oltre lo schermo, dentro la Cina”, realizzata dall’istituto di ricerca Ipsos-Doxa per conto della Fondazione Intercultura, una delle più importanti realtà italiane nella promozione degli scambi culturali tra studenti di tutto il mondo, e presentata in questi giorni a Roma.

L’accoglienza a ragazze e ragazzi provenienti da Paesi lontani per percorsi formativi nelle proprie scuole e università è una formula su cui Pechino sta puntando molto per promuovere la propria immagine a livello globale, ma anche per cogliere appieno le potenzialità offerte da questo tipo di esperienze.

Dal 2003 a oggi, sono stati quasi 1.200 gli studenti e le studentesse italiani che attraverso i programmi di Intercultura hanno scelto la Cina per un anno scolastico o per un soggiorno di studio di 4 settimane. Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia, gli scambi sono ripartiti a pieno ritmo: attualmente sono 54 gli adolescenti che stanno frequentando un anno scolastico in Cina, accolti in famiglie ospitanti o nella formula della boarding school prevalentemente in grandi metropoli della fascia orientale del Paese. Oltre due terzi dei partecipanti nel corso degli anni ha potuto beneficiare di una borsa di studio a copertura totale o parziale della quota di iscrizione, grazie anche alla partnership strategica tra la Fondazione Intercultura e il gruppo Intesa Sanpaolo.

Proprio per questo la ricerca di Ipsos-Doxa offre uno spaccato estremamente interessante. Lo studio mette infatti a confronto un campione rappresentativo di 500 studenti italiani tra i 14-19 anni con 114 ex partecipanti ai programmi di mobilità annuali in Cina organizzati da Intercultura. L'obiettivo è proprio quello di comprendere come sia percepito oggi questo grande Paese dai ragazzi italiani e misurare l'impatto a lungo termine di un’esperienza di vita e studio in Cina durante gli anni dell’adolescenza. L’esistenza di un’analoga ricerca realizzata nel 2017, poi, ha permesso di misurare anche come questa percezione stia progressivamente cambiando.

Di fronte alla domanda sull’ipotetica destinazione nel caso vincessero una borsa di studio per un periodo di studio all’estero da tre mesi a un anno, rispetto al 2017 si ridimensiona l’attrattività degli Stati Uniti (dall’84% al 72%) e parallelamente cresce l’interesse per la Cina, che sale dal 29% al 45%. A trainare l’incremento sono soprattutto i “molto interessati”, che passano dal 16% al 28%. Gli studenti italiani sono attratti principalmente dall’innovazione tecnologica (45%) e dallo stile di vita (41%), riconoscendo al Paese il vantaggio esclusivo di offrire l'accesso a mercati e tecnologie emergenti (44%). Parallelamente, cresce il desiderio di imparare il cinese, che si attesta come la seconda lingua non occidentale più desiderata (37%) dopo il giapponese.

In un quadro generale che è quello di uno sguardo positivo sulla Cina, sono interessanti alcune differenze nei giudizi di chi torna dopo aver trascorso un periodo di studio nel Paese. Il 79% degli ex partecipanti ai programmi di Intercultura dichiara che l’esperienza ha influenzato il proprio percorso scolastico e professionale e in più di un caso su tre ha facilitato l’accesso a ruoli internazionali o ad aziende con collaborazioni estere. Nonostante questo, però, nella Cina che raccontano di aver incontrato i rapporti personali, la cultura, le tradizioni, la bellezza del Paese contano molto di più del primato tecnologico o della dimensione economica dell’esperienza.

La conoscenza diretta permette inoltre di avere una visione più completa del Paese, confermando le associazioni positive ma anche aprendo di più gli occhi sulle sue criticità (sintomatico che in un elenco di parole da associare a Cina “ideologia” faccia registrare 8 punti percentuali in più tra chi nel Paese c’è stato rispetto a chi lo conosce solo dalle narrazioni via social).

Il legame che si stabilisce resta poi solido: il 59% degli ex-partecipanti dichiara di essersi recato nuovamente in Cina dopo il progetto di mobilità e la totalità del campione intende tornarci in futuro. Tutti mantengono un vivo interesse per il Paese che li ha accolti (solo il 10% dichiara di non informarsi su quanto accade in Cina) e cercano di restare aggiornati attraverso amici e colleghi.


"LANTERNE ROSSE" È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA ALLA CINA
VUOI RICEVERLA OGNI GIOVEDI’ SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI A QUESTO LINK

Tags:

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Mondo russo
Porta d'Oriente
Lanterne rosse

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000