Le “Madri di Tiananmen” chiedono la verità sul massacro del 1989

In una lettera aperta pubblicata da Human Rights in China, il gruppo composto da vittime e familiari della repressione comunista chiede al Partito un dibattito pubblico sul movimento anti-corruzione e pro-democrazia che faccia emergere la verità nascosta per 18 anni.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I familiari delle vittime del massacro di piazza Tiananmen hanno chiesto al governo di “aprire un dibattito pubblico sul movimento anti-corruzione e pro-democrazia del 1989”. Questo “deve avvenire nel corso della prossima Assemblea nazionale del popolo”, che inizia fra una settimana, e “deve rivelare al mondo ed alla nazione la verità sulla protesta e sulla sua sanguinosa conclusione”. E’ questo il contenuto della lettera aperta al governo di Pechino scritta dalle “Madri di Tiananmen” e pubblicata da Human Rights in China. Secondo il testo, “è inevitabile che si arrivi ad una conclusione corretta e ragionevole di quello che è successo il 4 giugno del 1989: è quello che vuole la popolazione”.

 

Tutto questo “si fa sempre più necessario, perché sono passati 18 anni da quel tragico giorno e la storia vera deve ancora vedere la luce del giorno”.

 

Le "Madri di Tiananmen" è un gruppo formato da 128 familiari delle vittime della strage del 4 giugno 1989 in piazza Tiananmen, quando militari dell'esercito nazionale, appoggiati dai carri armati, massacrarono i manifestanti inermi che da oltre un mese invocavano democrazia e la fine della corruzione per la società cinese, nelle strade della capitale. Il gruppo è guidato da Ding Zilin, professoressa universitaria in pensione che perse negli scontri il figlio 17enne, Jiang Jielian.

 

Il bilancio di quel massacro non è mai stato pubblicato dal governo, ma organizzazioni internazionali indipendenti dicono che attorno alla piazza, nelle vie laterali e nei giorni seguenti al 4 giugno sono stati uccisi alcune migliaia di persone.  


Fino ad oggi, Pechino non ha mai risposto alle "Madri" che, in ogni anniversario del massacro, chiedono una revisione storica del movimento e per questo vengono di fatto messe agli arresti domiciliari.

 

Nel suo giudizio ufficiale, il Partito comunista cinese ha definito il movimento studentesco del 1989 un "moto controrivoluzionario": in risposta, la lettera dello scorso anno si apriva con un'accusa al governo stesso, che "non ha ancora chiesto perdono per le atrocità perpetrate" ed onora come degli dei Mao Zedong e Deng Xiaoping "le cui mani sono lorde del sangue del popolo, e che hanno portato sciagure mai raccontate alla nostra nazione".

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