Mongolia Interna, un nuovo vescovo a Chifeng

Mons. Chang Yanfeng, 42 anni, è stato nominato ai sensi dell'Accordo tra la Cina e la Santa Sede in una diocesi priva di un proprio pastore da vent'anni. L'ordinazione è avvenuta oggi. Ma tre settimane fa aveva dovuta impegnare pubblicamente la Chiesa locale sulla controversa legge che cancella le minoranze.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Una nuova ordinazione episcopale ai sensi dell’Accordo provvisorio tra la Repubblica popolare cinese e il Vaticano sulla nomina dei vescovi è avvenuta questa mattina nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Mons. Chang Yanfeng, 42 anni, è stato ordinato come nuovo vescovo della diocesi di Chifeng, la cui sede era vacante da ormai vent’anni. L’ordinazione - si legge nel bollettino della Sala stampa della Santa Sede - dopo “che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, lo ha nominato vescovo, avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”.

Si tratta della prima nomina di un vescovo cinese del 2026, dopo che le ultime due ordinazioni erano state in ottobre quella del vescovo ausiliare di Shanghai mons. Ignazio Wu Jianlin e in dicembre quella di mons. Francesco Li Jianlin, nominato vescovo della Prefettura Apostolica di Xinxiang nella provincia dell’Henan (i due presuli “eletti” in Cina durante i giorni della Sede vacante tra la morte di papa Francesco e l’elezione di papa Leone). Un’altra cerimonia di ordinazione episcopale sarebbe inoltre fissata in Cina per la prossima settimana.

Il rito è avvenuto presso la chiesa cattolica del distretto di Hongshan, nella città di Chifeng. A presiederla è stato mons. Meng Qinglu, vescovo di Hohhot e vicepresidente dell'Associazione Patriottica Cattolica Cinese; gli altri due consacranti sono stati il vescovo di Liaoning mons. Pei Junmin, vicepresidente della Consiglio dei vescovi cattolici della Cina (l’organismo collegiale non riconosciuto ufficialmente dalla Santa Sede ndr) e il vescovo di Ulanqab, mons. Yao Shun. Alla cerimonia - secondo quanto riferito dagli organismi ufficiali -hanno partecipato circa 400 persone, tra sacerdoti, religiose e rappresentanti dei fedeli.

Il vescovo Chang Yanfeng - il cui nome di battesimo è Giuseppe - è nato il 4 aprile 1984 nella contea di Weichang a Chengde, nella provincia dell'Hebei. Dal 2000 al 2006 ha studiato filosofia e teologia presso il Seminario Teologico Cattolico di Shenyang ed è stato ordinato sacerdote nel novembre 2010. Dal 2007 al 2010 ha proseguito gli studi presso l'Università Cattolica di Daejeon, in Corea del Sud, conseguendo un master in Teologia biblica. Attualmente ricopriva già l'incarico di direttore dell'Associazione Patriottica Cattolica di Chifeng, guidando già di fatto questa Chiesa locale. Seguendo i meccanismi sull’”autogoverno” imposti dal Partito, la sua elezione come vescovo designato di Chifeng è avvenuta il 20 marzo 2026.

Le radici della presenza cristiana in questa zona della Cina risalgono a duecento anni fa: i primi a raggiungerla furono intorno al 1835 i sacerdoti delle Missions Etrangeres de Paris a cui seguirono poi i missionari belgi di Scheut che prima di essere espulsi dal regime di Mao avevano svolto un lungo ministero tra le popolazioni mongole. La Chiesa di Chifeng è rinata negli Ottanta dopo le sofferenze della Rivoluzione culturale. Nel 1990, p. Andreas Zhu Wenyu fu ordinato vescovo senza mandato pontificio, ma in seguito come molti vescovi cinesi chiese e ottenne di rientrare in comunione con Roma. Morì nel 2006. Oggi la Chiesa cattolica di Chifeng conta circa 50mila fedeli alla cui cura pastorale si dedicano circa 30 sacerdoti e 20 religiose.

Ma la nomina del vescovo di Chifeng è significativa anche per un altro motivo: la Regione Autonoma della Mongolia Interna è una delle aree particolarmente sensibili rispetto al tema della Legge della Repubblica Popolare Cinese per la promozione del progresso dell'unità nazionale, il provvedimento che impone la cosiddetta sinicizzazione a scapito della lingua e delle culture delle minoranze che vivono in Cina approvato a marzo ed entrato in vigore il 1 luglio. A causa della massiccia immigrazione di popolazioni di etnia Han negli ultimi decenni, nella Mongolia Interna i cittadini di etnia mongola sono ormai meno del 20% dei 25 milioni di abitanti, e il cinese mandarino sta sostituendo l’insegnamento della loro lingua nelle scuole.

Chifeng è una frontiera molto significativa in questo senso: città di circa 4,6 milioni di abitanti (per l’80% oggi Han), situata nella parte sud-orientale della Mongolia Interna, è conosciuta in mongolo come Ulanhad (che significa «picco rosso»), e ospita nelle sue aree rurali (banner) presenze significative di popolazioni nomadi, tra cui i rilevanti banner di Aohan e Hexigten. Le profonde radici della regione nella storia mongola sono legate alla dinastia Liao (916–1125), durante la quale i Khitan nomadi stabilirono qui le loro capitali.

Si capisce, dunque, quanto il rapporto tra han e mongoli sia un tema sensibile a Chifeng. E va registrato che proprio alla vigilia della sua ordinazione il nuovo vescovo ha insistito sulla necessità di seguire fedelmente le indicazioni che arrivano da Pechino su questo tema. L’Associazione Patriottica ha infatti pubblicato nei giorni scorsi un resoconto della riunione che il 30 giugno p. Chang Yanfeng ha tenuto con i consultori della diocesi e i vertici degli organismi altri organismi ecclesiali ufficiali.

Nell’articolo – insieme all’ordinaria insistenza sull’importanza di “studiare le normative e osservare la disciplina” che è un proprio mantra dei documenti dell’Associazione patriottica – un passaggio è dedicato specificamente all’entrata in vigore della Legge per la promozione del progresso e dell’unità nazionale. “Attraverso lo studio collettivo e lo scambio di riflessioni, tutti i presenti hanno acquisito una profonda comprensione del grande significato giuridico e dell'importanza pratica di questa legge – si legge nella nota - concordando unanimemente sulla necessità di assumere sempre come linea guida il rafforzamento della coscienza della comunità della nazione cinese, rispettando consapevolmente la legge, studiandola, osservandola e applicandola, e integrando pienamente il pensiero e i principi dello Stato di diritto nell'intero processo del lavoro quotidiano di evangelizzazione”.

La comunità cattolica della città di Chifeng - conclude la nota – si è impegnata aa “adeguare attivamente” il proprio stile di lavoro “alle esigenze del lavoro etnico e religioso della nuova era, promuovendo con regolarità l'educazione all'unità nazionale e lo studio del diritto, mantenendo una fede e una pratica autentiche, rafforzando l'unità dei fedeli attraverso una rigorosa disciplina e garantendo, mediante lo Stato di diritto, l'armonia, la stabilità e il buon ordine nel settore cattolico”.

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