Seoul (AsiaNews) La situazione dei diritti umani nella Corea del Nord sarà oggetto di un'udienza del parlamento dell'Unione Europea, il 23 marzo, a Bruxelles. Davanti ai parlamentari testimonieranno alcuni rifugiati, tra i quali una donna nord-coreana, vittima del traffico umano, un ex prigioniero politico. e un ex ufficiale governativo.
Sarà un'occasione per informare l'opinione pubblica, che conosce bene il problema degli armamenti nucleari nella Corea del nord ma poco quello degli abusi dei diritti umani: campi di lavori forzati per i dissenzienti politici, torture, detenzioni illegali, esecuzioni pubbliche.
L'udienza del mese prossimo è una tappa del cammino che l'EU ha intrapreso da un po' di tempo a favore di quel popolo martoriato. Dal 2002, per tre anni successivi, gli Stati membri della Comunità hanno approvato le mozioni contro gli abusi nella Corea del nord presentate dalla Commissione per i diritti umani dell'ONU, e l'anno scorso l'EU ha preso l'iniziativa di adottare una risoluzione sulla violazione dei diritti umani nella Corea del nord da presentare per la prima volta all'Assemblea generale dell'ONU.
In questo settore gli Stati Uniti sono stati i primi ad agire. Le loro iniziative si sono concretizzate specialmente nella legge sui diritti umani nella Corea del nord (North Korea Human Rights Act) approvata dal Congresso nel 2004: in forza di essa il presidente è autorizzato a nominare un inviato speciale permanente per controllare la situazione in quel Paese ed a stanziare fondi anche ad organizzazioni private che si impegnano in questo settore. Una di esse. la Freedom House, ha deciso di tenere la sua terza conferenza proprio a Bruxelles, il 22 e 23 marzo, per farla coincidere con l'udienza che si terrà al Parlamento Europeo. Secondo Jae Ku, direttore del gruppo per la sezione della Corea del nord, alla conferenza parteciperanno Istvan Szent-Ivany membro ungherese del Parlamento Europeo, Jay Lefkowitz, inviato degli USA per i diritti umani e un accademico tailandese, Vitit Muntarbhorm, relatore speciale delle Nazioni Unite per questa materia. "L'Europa assieme agli Stati Uniti e all'ONU sta costruendo un'alleanza globale per ottenere un efficace miglioramento dei diritti umani nella Corea del nord", ha detto Jae Ku.
In questa alleanza internazionale è assente il governo di Seoul. Lee Jong-seok, ministro dell'unificazione e della sicurezza nazionale ha detto che la posizione del governo, per quanto riguarda il tema dei diritti umani nel Nord, è di astenersi dal discuterne, nell'interesse delle relazioni tra le due nazioni. Pure ammettendo onestamente che le future amministrazioni potranno assumere differenti approcci, ha ribadito che il governo di Roh Moo-hyun non intende cambiare posizione. Anche a livello di Nazioni Unite, tutte le volte che è stata presentata una mozione contro gli abusi dei diritti umani nel Nord, il rappresentante di Seoul si è astenuto dal votare. Atteggiamento poco comprensibile in un presidente che da avvocato si è reso popolare per il suo impegno nella difesa dei diritti umani.
L'editorialista del quotidiano JoongAng critica la posizione del governo. "I commenti del ministro Lee, scrive, non solo possono allentare i legami con gli Stati Uniti ma anche isolare la Corea del sud dalla comunità internazionale. Ci rendiamo conto che per un governo per il quale il miglioramento delle relazioni con il Nord è la principale priorità, il tema dei diritti umani costituisce un problema spinoso. Ma l'amministrazione deve rendersi conto che la violazione dei diritti umani non è un tema di politica interna ma una negazione di valori universali".
















