Hong Kong (AsiaNews) Alcune considerazioni di Anson Chan, ex segretario generale del territorio, hanno scatenato il livore di Pechino, che l'ha accusata di oscure mire di potere.
In un articolo pubblicato nell'edizione asiatica di Time, Anson Chan, la politica più stimata del territorio, ha affermato che il modo in cui Pechino sta bloccando gli sviluppi democratici in Hong Kong "hanno ferito e disamorato la popolazione". Nei mesi scorsi la Cina ha affermato che tutte le riforme politiche del territorio devono avere l'approvazione del parlamento di Pechino. Tutto questo è avvenuto proprio quando almeno l'80% della popolazione chiedeva l'elezione diretta del capo dell'esecutivo e il suffragio universale per il parlamento (Legco) di Hong Kong.
Anson Chan ha anche precisato che Hong Kong, con la democrazia, non cerca per nulla l'indipendenza (come Pechino accusa), ma solo uno stile buono di governo. E ha fatto notare che affermazioni di Pechino riguardo a personaggi del territorio ricordano molto lo stile della Rivoluzione Culturale. Negli ultimi mesi la Cina ha accusato tutti i rappresentanti del movimento democratico di essere "anti-patriottici" e asserviti alle potenze straniere. Martin Lee, il rappresentante più in vista del movimento, è stato perfino accusato di appartenere a una famiglia di "traditori", sebbene il padre di Martin Lee abbia combattuto contro l'occupazione giapponese.
Anson Chan afferma anche che forse Pechino pensa di fare "il bene" di Hong Kong, salvaguardando "la stabilità", ma il modo in cui la Cina fa le sue affermazioni e la mancanza assoluta di dialogo con la popolazione creano "un risultato opposto". E ha chiesto che Pechino "si fidi" di più di Hong Kong.
Anson Chan, 64 anni, cattolica, è stata la prima cinese di Hong Kong ad avere un ruolo nella leadership della colonia inglese. Nel '92 Chris Patten l'aveva voluta come segretaria generale. Col ritorno di Hong Kong alla Cina, il nuovo capo dell'esecutivo. Tung Chee-hwa, l'ha confermata nel posto di segretaria. Amatissima dalla popolazione, intelligente, efficiente, la popolazione del territorio ha sempre sperato di eleggerla come governatore, soprattutto dopo i fallimenti nella gestione Tung. Nel 2001, senza alcun rumore, ha dato le dimissioni. Si è sempre battuta per l'autonomia di Hong Kong, garantita dalla Basic Law (un paese, due sistemi) sottoscritta da Pechino.
Ma la pressione democratica nel territorio fa paura a Pechino che vede Hong Kong come una specie di "cavallo di Troia", capace di innescare richieste democratiche anche nella Repubblica Popolare. Per questo Pechino ha ormai aperto un fronte di lotta totale contro il movimento democratico in tutti i suoi esponenti più significativi, compreso il vescovo Joseph Zen.
I giornali pro-Pechino del territorio l'hanno accusata di "offendere" il governo centrale (Wen Wei Po); di avere "così tanto odio", di "voler prendere il potere allo stesso modo della "banda dei quattro" (China Daily). L'ufficio di rappresentanza di Pechino (il Liason office) l'ha accusata di fare "commenti irresponsabili", che minano la stabilità e prosperità di Hong Kong. Per tutta risposta, con il tipico stile educato e tranquillo, Anson Chan ha chiesto ai suoi detrattori di "leggersi attentamente l'articolo".
















