Asia Orientale

Articolo in evidenza

  • Il tribunale di Tokyo scioglie la Chiesa dell'Unificazione

    La corte distrettuale di Tokyo ha revocato lo status di movimento religioso all'organizzazione fondata da Sun Myung Moon, coinvolta in scandali finanziari emersi in seguito all’omicidio dell'ex primo ministro Shinzo Abe nel 2022. Il movimento, che potrà comunque continuare a operare in Giappone, ha annunciato che farà ricorso, ma nel frattempo perde i benefici fiscali garantiti alle confessioni religiose.

  • John Lee fissa al 7 dicembre le nuove elezioni (per soli patrioti)

    Il governo di Hong Kong ha annunciato la data del voto per il rinnovo del Conglio legislativo, il "parlamento" locale ormai inaccessibile agli esponenti pro-democrazia in gran parte tuttora in carcere. Quattro anni fa votò appena il 30% degli elettori. E in un sondaggio condotto nelle scorse settimane è emerso tutto il malcontesnto verso un'istituzione "dove si fanno solo discorsi per adulare Pechino".

  • Passa per i manga la nuova ondata dell'immigrazione cinese in Giappone

    Secondo alcune stime entro il 2026 saranno un milione i cinesi che vivono in Giappone. A trainare la crescita sono le famiglie che iscrivono i figli alle accademie legate all'industria nipponica dell'animazione, dove ai migliori talenti vengono offerte facilitazioni per la residenza permanente: il 70% degli studenti stranieri oggi vengono dalla Repubblica popolare. Ma a Tokyo cresce anche la diffidenza nei loro confronti.

  • I cattolici di Shanghai e le restrizioni del vescovo Ma Daqin

    Una voce cattolica da Shanghai ricorda ad AsiaNews il caso del vescovo ausiliare che si dimise dall'Associazione Patriottica all'atto dell'ordinazione e da allora vive recluso. Si sperava che la tormentata nomina di mons. Shen Bin come ordinario sbloccasse questa situazione, ma a ormai due anni di distanza nulla è successo. E Ma Daqin resta l'icona del "giusto sofferente".

  • La Casa Bianca taglia anche l’informazione libera in Asia

    L’ultima ondata di ordini esecutivi di Trump ha colpito anche Radio Free Asia e altri organi di informazione satellite come Voice of America. Finanziati dal governo statunitense, hanno rappresentato una fonte essenziale di informazioni da regioni a rischio come il Tibet o lo Xinjiang, contro il bavaglio della Repubblica popolare cinese. Ex ambasciatore Usa: "Un gigantesco regalo a Pechino".

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