Ancora coprifuoco in Orissa: ucciso un attivista indù
La vittima era uno dei capi negli attacchi contro i cristiani del dicembre 2007 nel distretto di Kandhamal. Sospetti sui gruppi maoisti, ma i cristiani temono nuove ondate di violenze.
La vittima era uno dei capi negli attacchi contro i cristiani del dicembre 2007 nel distretto di Kandhamal. Sospetti sui gruppi maoisti, ma i cristiani temono nuove ondate di violenze.
Il card. Oswald Gracias di Mumbai commenta l’elezione del nuovo presidente afroamericano. Un esempio anche per l’India, la cui grandezza sta nella molteplicità etnica e religiosa. Preghiera (e perplessità) per le posizioni abortiste di Obama.
Mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Bhubaneshwar commenta ad AsiaNews la prima lettera pastorale dei vescovi dell’Orissa dopo le violenze iniziate alla fine di agosto. Nel testo si chiede giustizia per tutte le distruzioni, ma si ringrazia anche per la collaborazione da parte di molti cittadini e organizzazioni indiane e internazionali.
Tre vescovi, oltre 150 preti e 3 mila fedeli hanno partecipato alla liturgia funebre del sacerdote morto a causa delle percosse subite dai fondamentalisti indù. Attorno alla chiesa, poliziotti e personale di sicurezza vigilavano contro possibili attacchi. P. Bernard ha perdonato ai suoi persecutori.
Mons, Cheenat, arcivescovo di Cuttack- Bhubaneshwar, sottolinea l’opera “instancabile” a favore dei “cristiani perseguitati” e la sua devozione per la Madonna. I confratelli ribadiscono le “virtù e la capacità di perdonare i suoi persecutori”. Venerdì 31 ottobre l’ultimo saluto della comunità al prete ucciso.
Il religioso era stato assalito la notte del 25 agosto da una folla di fondamentalisti indù che lo ha picchiato e abbandonato nella foresta per una notte intera. Ieri i polmoni hanno collassato ed è entrato in coma. Al suo capezzale mons. Raphael Cheenath.
Per la prima volta dopo quasi due mesi, la religiosa testimonia in pubblico le violenze subite all’inizio degli attacchi fondamentalisti indù nel distretto di Kandhamal.
Le Commissioni d’inchiesta tendono a proteggere i responsabili degli attacchi e non garantiscono sicurezza a testimoni e vittime. Oggi gruppi fondamentalisti hanno cercato di incendiare una chiesa nel Madhya Pradesh. Quattro seminaristi picchiati e denunciati alla polizia per “conversioni forzate”.
Gli estremisti violano il coprifuoco. Razzie degli animali d’allevamento e festini sulle rovine. I vescovi denunciano una totale sfiducia verso il governo dell’Orissa. La proposta di Singh, di ricostruire le chiese distrutte, condannata dai gruppi fondamentalisti.
Il governo dell’Orissa chiude persino i campi profughi, migliaia non sanno dove rifugiarsi. Appello all’Onu perché riconosca ai cristiani indiani lo status di profughi, li protegga e invii cibo e ripari che l’India nega.
Ai fedeli è proibito pregare anche nei campi profughi del governo. I terreni di case e chiese bruciate vengono requisiti e “ripuliti” delle violenze. Consiglio indù alla suora stuprata: sposarsi con lo stupratore. Caccia ai convertiti.
La canonizzazione della prima santa indiana non ferma le violenze, ma rafforza i cristiani nelle loro sofferenze e speranze. Parlano il vescovo di Bhubaneshwar e sr Karuna, delle suore Serve dello Spirito Santo.
Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.
Iscrivitialla newsletter