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Pierre Balanian

  • Reazioni e commenti sulla sentenza della Corte dell’Aia

    Per molti la sentenza – che non condanna Hezbollah e governo siriano – è una cosa ridicola; per altri è frutto di un accordo politico. Il villaggio di Haruf, patria di Salim Ayash, uno dei condannati, lo esalta come “figlio resistente”. I sunniti di Tripoli sono rimasti tranquilli. Saad Hariri accetta “quanto emerso dalla Corte, pur se non all’altezza delle aspettative”.

  • La sentenza dell’Aia sull’assassinio Hariri: ‘Non ci sono prove di un coinvolgimento di Hezbollah e del governo siriano’

    Stupefacente conclusione di un processo durato 15 anni. Secondo “i soliti complottisti” ci deve essere stato un qualche accordo fra Iran e Stati Uniti, con la Francia come mediatrice, per far uscire il Libano dal tunnel. Manifestanti sunniti da Tripoli e Sidone si preparavano a invadere Beirut. Gruppi di cristiani in marcia verso Baabda. Alla fine la sentenza ha condannato due persone: uno, Mostafa Badreddin, morto e l’altro, Salim Ayash, introvabile.

  • Salvi i vetri fenici del Museo nazionale. Il restauro dei quartieri storici

    Con le esplosioni al porto di Beirut si è distrutta una parte storica della città e c’è il rischio della distruzione dell’eredità culturale. Le parti devastate sono cimeli della tradizione ottomana e del primo contatto con l’occidente francese. La campagna del ministero dei Beni archeologici insieme all’Unesco. Ma vi sono sciacalli che approfittano della disperazione degli abitanti. Per i 300mila senzatetto si preparano dimore temporanee. “Ci vorranno anni” per la ricostruzione. La campagna "In aiuto a Beirut devastata".

  • Beirut, giovani cristiani e musulmani: il filo di speranza

    Migliaia di giovani sono impegnati a ripulire la città da detriti e macerie; aiutano persone anziane a sopravvivere; offrono acqua e cibo pagando con soldi propri o raccolti fra amici e parenti. Anche giovani rifugiati siriani si mettono al lavoro. Un pastore protestante siriano, musulmano convertito al cristianesimo, offre panini e bottigliette d’acqua agli sfollati.

  • Scenari da guerra civile abortita: rivolte, incendi, uccisioni

    Gruppi violenti, anti-Hezbollah, hanno manifestato in piazza dei Cannoni e poi hanno occupato e vandalizzato il ministero degli Esteri. Bruciati documenti importanti e delicati. Distrutti documenti anche al ministero dell’Ambiente e dell’Economia. Ucciso un soldato della sicurezza. Il premier Hassan Diab propone elezioni parlamentari anticipate. Il patriarca maronita chiede elezioni anticipate e un’inchiesta internazionale.

  • Beirut, la speranza si rifiuta di morire. Storie da una città ferita

    La moglie di Ali Msheik, aspetta da tre giorni notizie del marito, scaricatore di porto, davanti alle macerie della sua zona di lavoro. Eliane, artista, chiede a cristiani e musulmani una preghiera per suo figlio, dentista, in terapia intensiva. Giovani cristiani e musulmani puliscono le strade dai detriti e le chiese “luogo di Dio”. “La morte ci ha colpiti tutti senza discriminazione”. Nell’ospedale del Santo Rosario, a 300 metri dalle esplosioni, tutto è distrutto. Hanno salvato i pazienti e sperano di ricostruire l’ospedale. “Ora abbiamo bisogno di tutto; dobbiamo ricominciare da zero. Abbiamo bisogno di aiuto ed il governo non è in grado di aiutarci”.

  • Il mondo riabbraccia Beirut: è la fine dell’isolamento

    La catastrofe delle esplosioni (che qui chiamano “Beirutshima”) ha prodotto segni di solidarietà e aiuto dal mondo intero. I libanesi donano sangue, ospitano sfollati, puliscono le strade da detriti e macerie. Russia, Italia, Gran Bretagna, Cina, Iran, Iraq, Emirati, e tanti altri inviano aiuti medici e alimentari. La visita “di solidarietà” del presidente francese Emmanuel Macron. Sale il numero dei morti (137) e dei feriti (oltre 5mila). I bisogni immensi della popolazione. La campagna di AsiaNews “In aiuto a Beirut devastata”.

  • Beirut ‘città disastrata’, come per un’apocalisse nucleare (Video)

    Il bilancio delle due esplosioni di ieri – ancora parziale – è di un centinaio di morti e oltre 4mila feriti. Vi sono molti dispersi; palazzi crollati con persone sotto le macerie; navi danneggiate al largo con morti e feriti. Gli ospedali sono ormai pieni; depositi di medicine sono stati distrutti. Il premier Hassan Diab ha chiesto aiuto alla comunità internazionale. Il capo della sicurezza parla di 2750 tonnellate di nitrato di ammonio esplose, ma è cauto sulle cause dell’esplosione. Israele declina ogni responsabilità. Rimandato il discorso di Hassan Nasrallah, segretario degli Hezbollah.

  • Si è dimesso il ministro degli Esteri: ‘Il Libano va verso la bancarotta’

    Nessuna fiducia da parte della diplomazia internazionale. Perfino la Francia preferisce gestire gli aiuti per le scuole libanesi mediante la sua ambasciata a Beirut. Ancora due suicidi a causa della situazione economica. Timori per una guerra lanciata da Netanyahu nel sud, e una “guerra” al nord: fondamentalisti sunniti, armati da Ankara sono pronti a vendicarsi per l’assassinio di Rafiq Hariri. Il 7 agosto il Tribunale internazionale emetterà la sentenza che con ogni probabilità sarà contro Hezbollah e siriani.

  • Ennesimo suicidio nel Libano in lenta agonia

    Ieri sera, si è suicidato Vatchè Ohanian, 53 anni, tassista. Il suo business è stato distrutto dal Covid-19. In luglio si contano una decina di suicidi. La crisi economica si è acuita dopo le manifestazioni dello scorso ottobre contro la corruzione del governo. Disoccupazione, inflazione (un dollaro Usa vale oggi 8 mila lire libanesi), embargo – su Siria e Iran – che colpisce anche il Libano. Chi paga tutto è la popolazione.

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