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Pierre Balanian

  • Il caso Khashoggi: rimpianto per alcuni, giubilo per altri

    Per i siriani, il giornalista scomparso (e forse decapitato) nel consolato saudita a Istanbul, apprezzava anche le decapitazioni di Daesh perché era un sostenitore dell’islam politico. Vicino all’Arabia saudita, si era avvicinato ai Fratelli musulmani e alla Turchia e al Qatar. A rischio l’amicizia fra il trono saudita e gli Stati Uniti. Mohammed bin Salman al capolinea. Ieri l'Arabia saudita ha ammesso - dopo due settimane - che Khashoggi è stato ucciso.

  • Nel sud irakeno, un braccio di ferro Usa-Iran

    Con temperature sopra 45 gradi, la popolazione è afflitta da mancanza d’acqua, elettricità e lavoro. Le minacce ad Al Abadi, che di nascosto ha dovuto fuggire da Bassorah. Il premier si rivolge all’Arabia saudita per ricevere elettricità. Teheran non la eroga più dopo decenni di insolvenze nei pagamenti dell’Iraq. Le manifestazioni benedette dall’ayatollah Al Sistani.

  • Il ‘Blocco 9’: nuovo fronte di scontro israelo-libanese

    Le minacce di Avigdor Liebermann e le affermazioni di Michel Aoun. Contestate le perforazioni marittime per lo sfruttamento di gas e petrolio nel Mediterraneo orientale. Secondo le carte Onu, 860 kmq appartengono al Libano, ma Israele non è d’accordo. Bombe fumogene sulle spiagge libanesi; vedette israeliane sconfinano nelle acque territoriali del Libano. Gli Hezbollah come deterrente. Per strateghi israeliani una guerra contro Beirut è troppo rischiosa.

  • Il genocidio dello Yemen: dopo le bombe, la fame, la sete e il colera

    La coalizione guidata da Riyadh blocca l’arrivo di carburante necessario per far funzionare i pozzi. Oltre un milione di persone senza acqua a Taiz, Saada, Hodeida, Sana’a e Al Bayda. Secondo l’Unicef, 1,7 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta”; 150mila bambini rischiano di morire di stenti nelle prossime settimane. Il silenzio e l’incuria della comunità internazionale. La minaccia di colpire le navi-cargo del greggio. Ieri l’Arabia saudita ha permesso la riapertura dell’aeroporto di Sana’a e del porto di Hudayda, ma solo per gli aiuti umanitari. Una misura insufficiente.

  • Aoun: Il sequestro di Hariri è un’aggressione saudita contro il Libano

    Non mantenute le promesse di Hariri di ritornare in Libano. Il sequestro del premier è un attentato alla “sovranità e dignità” del Paese. Libanesi delusi per non aver visto nemmeno in foto i familiari di Hariri incontrare il patriarca Rai. Rappresentanti del governo francese vanno a Riyadh. Il presidente Rouhani attacca l’Arabia saudita, che “supplica” Israele di “bombardare il popolo libanese”.

  • Le lacrime di Saad Hariri nell’intervista confermano i dubbi dei libanesi

    Il racconto dell’intervista che il premier ha dato a Paula Jakobian, dopo una settimana di silenzio dalle sue dimissioni. Le emittenti saudite l’hanno trasmessa in diretta. Le tivu libanesi hanno preferito di no. Hariri piange quando viene a sapere che tutti i libanesi vogliono il suo ritorno. Le minacce ai figli e alla moglie, che vivono in Arabia saudita. La richiesta (saudita) di neutralità per il Libano nello scacchiere medio-orientale.

  • La notte dei diavoli della paura: la guerra nella famiglia reale saudita

    Mohammed bin Salman vuole tutto il potere e per conquistarlo usa la lotta contro tutto e contro tutti. Alle guerre esterne - Siria, Yemen, Iran, Qatar, Hezbollah - si sono aggiunte le guerre interne ai Saud. Arresti eccellenti di 11 principi, 38 ministri e uomini di affari per corruzione: tutti alleati del defunto re Abdallah o rivali al trono. Fra gli alleati di Mohammed bin Salman: Donald Trump e Israele.

  • Voli sospesi in Kurdistan. Allo studio una mediazione dell’Onu

    Per punire il Kurdistan che ha osato lanciare il referendum sull’indipendenza, da ieri tutti i voli da e per Erbil e Suleymaniyeh sono cancellati. All’embargo aderiscono Iran, Turchia, Qatar, Giordania, Libano ed Egitto. Per andare all’estero vi sono solo voli locali strapieni per Baghdad. Non si ferma il commercio del petrolio verso la Turchia. Cresce l’ira dei curdi verso gli arabi iracheni.

  • Il referendum del Kurdistan fra aria di festa e timori

    Fin dalle prime ore del giorno la gente si è riversata alle urne. Moschee e chiese partecipano all’aria festosa, coi canti del muezzin e le campane a distesa. Il Kurdistan è un Paese di tolleranza e di convivenza. I timori dei turkmeni di Kirkuk e le minacce della Turchia. L’appoggio della lobby israeliana, invisa agli arabi irakeni e a sciiti.

  • Il referendum sul Kurdistan fa paura a cristiani, yazidi e turkmeni

    Nella regione si moltiplicano le feste per l’indipendenza del Kurdistan e per spingere la popolazione a votare “sì” al referendum. Ma diversi cristiani sono preoccupati per le tensioni con Baghdad e per il lievitare dei partiti islamici curdi. Yazidi e turkmeni minacciati. La proposta Usa di aggiornare il referendum e aprire tre anni di trattative in vista dell’indipendenza del Kurdistan. Almeno 50mila soldati ammassati al confine.

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