Baghdad: 60 morti in un duplice attentato. Il Paese a un passo “dalla guerra civile”

Oggi due donne kamikaze hanno colpito una moschea sciita della capitale. Il bilancio provvisorio è di 60 morti e oltre 100 feriti. Fonti di AsiaNews parlano di “una guerra” in atto nella capitale a colpi di mortaio, bazooka e attacchi bomba. A Kirkuk si combatte per il petrolio.

Baghdad (AsiaNews) – L’Iraq è a un passo “dalla guerra civile”: negli ultimi giorni a Baghdad si sono “moltiplicati gli attacchi bomba”, esplodono di continuo “colpi di mortaio e bazooka”, le fazioni sunnita e sciita hanno iniziato una “guerra non dichiarata” che la partenza degli americani “non farà che peggiorare”. È quanto riferiscono ad AsiaNews fonti locali, che parlano di un “Paese diviso e in guerra”.

 

Oggi sono morte almeno 60 persone in un duplice attentato suicida; obiettivo una moschea sciita a Baghdad. L’attacco, portato da due donne kamikaze, ha preso di mira il mausoleo sciita dell’imam Khadum, nel quartiere di Khadumiya. Più di cento i feriti, ma il bilancio della strage è destinato a crescere. Nella provincia di Diyala l’esplosione di una autobomba ha causato un morto e tre feriti fra i militari irakeni.

 

“Non c’è la volontà di mediare una soluzione a livello politico” racconta la fonte. “Il Paese – continua – è diviso fra le fazioni sunnita, sciita e curda. Ogni partito ha un braccio armato che compie attentati, crimini e violenze. Stiamo assistendo a una lotta di potere che è destinata a peggiorare”. A causare una recrudescenza nelle violenze c'è anche l’elezione di Iyad al-Samarrai’e, sunnita e membro della Commissione finanze, alla presidenza del Parlamento irakeno.

 

Da Baghdad giungono “venti di guerra” nel silenzio della comunità internazionale; la partenza dell’esercito americano “sarà causa di ulteriori violenze”. “Il governo Usa – sottolinea la fonte – si comporta come Ponzio Pilato: in Iraq si è alle soglie della guerra e l’amministrazione americana se ne lava le mani. In campagna elettorale Barack Obama ha promesso il ritiro dal Paese, criticando la politica promossa da George Bush. Egli vuole mantenere le promesse a discapito del sangue di innocenti”.

 

La nuova ondata di violenze coinvolge anche il nord del Paese: a Kirkuk è in atto una vera e propria guerra del petrolio fra i curdi, che rivendicano la legittimità dei contratti di concessione sottoscritti con compagnie straniere, e il governo centrale. Nel mirino anche la comunità cristiana locale, vittima di attacchi e “strumentalizzata” da una fazione politica per la conquista del potere. “I curdi – conclude la fonte di AsiaNews – dicono di difendere i cristiani per mostrare il loro interesse nel tutelare le minoranze. Essi, in questo modo, vogliono legittimare il loro esercito e il controllo sulla regione”.

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