Iraq e Terra Santa: la preoccupazione dei vescovi sul futuro

Nel comunicato finale del Sinodo dei vescovi caldei, il primo dalla nomina del nuovo patriarca tenutosi a Roma, l’appello ai giovani perché diano un contributo attivo nel Paese. Da Gerusalemme la condanna di patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme per l’escalation di attacchi a Taybeh.

Roma (AsiaNews) - Le “preoccupazioni” riguardanti “lavoro, stabilità, istruzione e futuro” delle famiglie e dell’intera comunità “ci stanno molto a cuore e sono sempre presenti nelle nostre preghiere e nella nostra responsabilità di pastori”. È quanto sottolineano i vescovi caldei nella dichiarazione finale a conclusione del Sinodo, che si è tenuto dal 16 al 19 ottobre a Roma. Nel testo inviato per conoscenza ad AsiaNews a firma del segretario generale del Sinodo mons. Felix Saeed Shabi, vescovo di Zakho e amministratore patriarcale di Alqosh, i prelati incoraggiano le famiglie a “coltivare, all’interno delle case, uno spirito di preghiera, di dialogo e di perdono”. Sempre in queste ore i patriarchi e dai capi delle Chiese di Gerusalemme hanno espresso una ferma condanna del “vile attacco” sferrato il 17 ottobre scorso da “coloni a volto coperto” nel villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania, da tempo nel mirino degli estremisti ebraici e teatro di una escalation di attacchi in queste settimane dedicate alla raccolta di olive. 

Giovani e diaspora

Tornando al sinodo caldeo, i vescovi auspicano che “le parrocchie siano luoghi di preghiera, ascolto attento e accompagnamento pastorale” in cui “ciascuno possa trovare il proprio posto” e “i giovani contribuiscano attivamente alla vita parrocchiale coi loro talenti, interrogativi e iniziative”. Inoltre, essi guardano con attenzione alle “necessità” delle comunità “nella diaspora, in particolare in Europa, sottolineando l’importanza di organizzare la loro cura pastorale in collaborazione con le Chiese locali”. “Esortiamo i nostri fedeli che vivono all’estero a custodire la propria fede, il proprio patrimonio, la propria lingua e i legami con la Chiesa madre, partecipando al contempo attivamente - avvertono - alle società in cui risiedono”.

Il sinodo è il primo appuntamento di grande rilevanza sotto la guida del nuovo patriarca Mar Polis III Nona, succeduto nell’aprile scorso al dimissionario card. Louis Raphael Sako, oggi impegnato nello studio e nella preghiera nella nuova sede di Erbil, nel Kurdistan iracheno. La Chiesa caldea discende dalla Chiesa d’Oriente, trae origine nell’antica Mesopotamia e dai santi Mar Addai e Mar Mari, discepoli di San Tommaso Apostolo. La sede patriarcale si trova presso la cattedrale di san Giuseppe, a Baghdad, conta diverse eparchie e diocesi in Iraq e nel mondo. I fedeli sono oltre 600mila, la maggior parte (300mila circa) nel Paese arabo, sebbene un tempo il numero superasse gli 1,3 milioni. Dall’invasione Usa nel 2003 la maggioranza ha scelto di fuggire, alimentando così in numero ed importanza le comunità della diaspora in Europa, Nord America e Australia. 

L’incontro si è tenuto in “spirito di comunione [ecclesiale] fraterna” e di “responsabilità pastorale” con l’obiettivo di “riunirsi” e di “riflettere sulla vita e la missione della nostra Chiesa”, partendo dalla celebrazione della messa, le preghiere e i sacri inni “della tradizione liturgica orientale”. I vescovi hanno anche offerto preghiere e assicurato “amore filiale” a papa Leone XIV proprio nei giorni del ricovero ospedaliero e dell’intervento chirurgico per l’asportazione del tumore al polmone cui è stato sottoposto di recente. 

Preghiera per la pace

La nota intende anche rendere omaggio alla memoria e alla testimonianza del vescovo caldeo di Diyarbakir, in Turchia, mons. Sabri Anar che è morto il 17 ottobre scorso a Parigi, in Francia, dove si era recato per cure a causa dell’aggravarsi della malattia che lo aveva colpito. “Mentre piangiamo la scomparsa di un fratello e compagno nel ministero, ricordiamo - si legge nella nota - con gratitudine il suo servizio sacerdotale in Francia e il suo ministero episcopale in Turchia, e offriamo le nostre preghiere per il riposo della sua anima”.

“Il Sinodo - continua il documento - ha approvato l’istituzione delle commissioni e ne ha nominato i presidenti” per “rafforzare la collaborazione, coordinare gli sforzi e garantire un efficace seguito alle decisioni prese. Abbiamo inoltre affrontato il tema del ruolo del Sinodo Permanente e del completamento della sua composizione canonica, nonché la revisione delle norme ecclesiastiche e del diritto particolare”. Vi è poi la “bozza del Direttorio Liturgico, in vista di ulteriori approfondimenti e consultazioni con i sacerdoti e i diaconi nelle varie diocesi” unita ai progetti per la valorizzazione del “patrimonio liturgico caldeo”.

Infine, i vescovi hanno discusso della “formazione e accompagnamento pastorale delle nostre comunità in patria e nella diaspora” e dell’impegno della Chiesa irachena per la pace. “Esprimiamo la nostra gratitudine - affermano - a tutti coloro che sostengono questa missione attraverso il loro lavoro, le loro competenze e la loro generosità; auspichiamo una maggiore solidarietà tra le nostre diocesi, sia in patria che nella diaspora, con un’attenzione speciale verso le comunità che si trovano in condizioni di maggiore necessità”. “Da Roma, eleviamo le nostre preghiere per l’Iraq e per tutti i Paesi in cui vivono i nostri fedeli, nonché per la pace in tutto il Medio Oriente e nel mondo intero. Esortiamo - conclude il documento . al rifiuto della violenza, al rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali, e alla promozione della cittadinanza e della convivenza pacifica”.

Chiesa Terra Santa contro i coloni

Dalla Chiesa di Terra Santa giunge anche l’accorato appello di patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme, che condannano le violenze verso quanti fra i palestinesi sono impegnati in questi giorni nella raccolta di olive, una risorsa fondamentale per l’economia locale. In uno degli ultimi assalti sono stati colpiti anche diplomatici di Parigi, Bruxelles e Varsavia, attivisti e una delegazione di laici e di esponenti della Chiesa francese. I vertici della Terra Santa parlano di “vile attacco” sferrato da coloni a “volto coperto” nel novero di una “vasta campagna di terrore” da parte dei coloni che va oltre “l’episodio isolato”. “Una situazione - proseguono - che raggiunge il culmine proprio durante la stagione della raccolta delle olive, quando le famiglie si recano sui propri terreni per raccogliere ciò di cui hanno bisogno per vivere e per rinnovare il legame, che dura da generazioni, con la loro terra”.

Al riguardo, patriarchi e capi puntano il dito contro “il pronunciamento religioso pubblicato di recente” che autorizza gli ebrei a impadronirsi delle olive dei palestinesi, bollandolo come “infondato, estremamente preoccupante, pericoloso e assolutamente inaccettabile”. “Apprezziamo molto il fatto che diversi rabbini e altre voci del mondo ebraico abbiano pubblicamente preso le distanze da tale posizione” proseguono i leader cristiani. Essi ringraziano anche il presidente israeliano Isaac Herzog per le sue parole di condanna, mentre molto più timida - usando un eufemismo - la posizione del governo che al suo interno accoglie movimenti pro-coloni. “Purtroppo - conclude la nota - la realtà dei fatti dimostra che tali aggressioni continuano a verificarsi a causa dell'impunità di cui godono i responsabili” rilanciando infine l’appello alle “autorità competenti di assicurare i responsabili alla giustizia”.  

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