“Our sky, our land”, un film sulla coscienza curda dopo i massacri di Saddam Hussein

Testimonianze sull’Anfal, il genocidio voluto dal dittatore irakeno, e le speranze per il futuro del popolo curdo. All’interno il trailer del film.

Roma (AsiaNews) – Ha il ritmo di un reportage di guerra e l’eleganza semplice e profonda delle opere d’autore questo film sulla memoria del massacro dei curdi compiuto da Sadddam Hussein, dal titolo “Our sky, our land”.

 

Gli autori sono quattro giovani cineasti: Pietro Gualandi, Edoardo e Francesco Picciolo, Antonio Spanò. Con uno stile preciso e asciutto, da artigiano, essi descrivono le fasi del genocidio curdo: dalle deportazioni (negli anni ’70), alle fosse comuni, agli attacchi aerei con gas velenosi (Anfal, 1988), alle ecatombe di giovani, bambini e donne per le armi dell’esercito del dittatore irakeno (1991). Si calcola che oltre 400 mila curdi sono stati trucidati o deportati.

 

Il film si avvale di documentazione del tempo, ma soprattutto della testimonianza dei sopravvissuti, segnati dal dolore, ma anche dal desiderio di voler vivere e far continuare la tradizione del loro popolo, disperso dalle potenze internazionali in quattro Stati: Iraq, Turchia, Siria, Iran.

 

I ricordi e le sequenze più agghiaccianti sono inframmezzati dalle ariose immagini delle montagne curde, dai suoni e dalla festa del Nowruz, il capodanno, segno di una nuova vita dopo l’esperienza della morte.

 

Il film è un importante strumento per capire l’Iraq di oggi e un sussidio essenziale per ogni scuola.

 

Contatto: spano.antonio@gmail.com  




 

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