Opposizione turca: l’offensiva in Siria è uno spot per Erdogan

Ankara sostiene di portare avanti una campagna antiterrorismo contro i curdi in Siria, ma il partito di opposizione Chp pensa che Erdogan stia cercando di migliorare la sua immagine, offuscata da problemi domestici. Il leader turco si prepara a future elezioni. Le sanzioni occidentali potrebbero danneggiare in modo grave la fragile economia turca.

di Emanuele Scimia

Ankara (AsiaNews) - Il governo turco insiste nel sostenere che quella contro i curdi nella Siria nord-orientale è una campagna antiterrorismo. Ma il Partito popolare repubblicano (Chp), principale forza di opposizione in Turchia, è di altra idea: dietro la decisione del presidente Recep Tayyip Erdogan di eliminare le milizie Ypg lungo il confine meridionale della Turchia vi è pure l’intenzione di rafforzare la sua immagine di leader vincente, intaccata dalle battute d’arresto elettorali a Istanbul e Ankara, e dai cronici problemi economici del suo Paese.

Ahmet Berat Çonkar, parlamentare del Partito giustizia e sviluppo di Erdogan (Akp) e vice capo della delegazione turca presso l'Assemblea parlamentare della Nato, ha dichiarato ad AsiaNews che il suo Paese sta conducendo una “vasta azione antiterrorismo contro il Pkk [Partito curdo dei lavoratori] e l’Ypg, la sua ala siriana, responsabili di aver ucciso a sangue freddo migliaia di curdi e turchi in Turchia e altrove”.

Sotto la bandiera delle Forze democratiche siriane, una organizzazione ombrello che include anche combattenti arabi, i militanti curdi hanno aiutato gli Stati Uniti e altri Paesi della Nato a sconfiggere lo Stato Islamico in Siria, dilaniata da anni di guerra civile.

In seguito al ritiro Usa dall’area attaccata da Ankara, i curdi hanno concordato di unire le loro forze con il regime siriano di Bashar al-Assad e il suo alleato russo.

Ünal Çeviköz, vicepresidente del Chp e uomo di punta del partito in politica estera, osserva che subito dopo le sue precedenti offensive in territorio siriano – “Euphrates Shield” da agosto 2016 a marzo 2017 e “Olive Branch” nei primi mesi del 2018 – i turchi hanno votato rispettivamente per trasformare il sistema parlamentare esistente nel loro Paese in uno presidenziale, e per eleggere il Parlamento e il presidente della Repubblica.

“Abbiamo uno schema che si ripete”, afferma Çeviköz. “Ogni azione militare – spiega – è seguita da un voto. È quindi opinione ampiamente condivisa in molti ambienti che anche la recente operazione ‘Peace Spring’ preluda a un’altra elezione anticipata nel 2020”.

L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno esortato Erdogan a fermare l’assalto ai curdi siriani. Molti Paesi europei hanno vietato la vendita di armi alla Turchia, mentre l’amministrazione Trump ha sanzionato entità e alti funzionari del governo turco.

Il Chp teme l’impatto che potranno avere le sanzioni Usa e Ue sulla fragile economia turca, che ha visto un calo dell’1,5% nel secondo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo quanto riportato dall’Istituto statistico turco a settembre.

Çonkar afferma che alcuni alleati “sfortunatamente lavorano con i terroristi” e premono perché la Turchia fermi l’offensiva. A suo avviso, i Paesi Nato non dovrebbero usare lo strumento delle sanzioni economiche nei confronti di un alleato, in quanto ciò “danneggia la solidarietà atlantica e indebolisce l’alleanza contro le crescenti minacce internazionali”.

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