Naypyidaw: sicurezza nei mari e maggiore cooperazione, gli obiettivi del vertice Asean

Nella capitale birmana è in corso il 47mo vertice dell'Associazione che riunisce 10 Paesi del Sud-est asiatico. Fra gli obiettivi la nascita entro il 2015 di un mercato comune e maggiori garanzie nella navigazione dei mari. Manila e Hanoi in prima fila contro l'espansionismo di Pechino. Ma la Cina continuerà "a costruire ciò che vogliamo".

di Paul N. Hung

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Rilanciare i lavori per la creazione di un mercato comune Asean entro il 2015, definirne gli obiettivi strategici, mantenere la pace e la sicurezza nella regione Asia-Pacifico, da tempo al centro di tensioni marittime e territoriali fra Cina e Paesi dell'area. Sono questi i principali obiettivi del 47mo meeting Asean - l'Associazione che riunisce 10 Paesi del Sud-est asiatico - in programma dal 5 al 10 agosto a Naypyidaw, capitale del Myanmar. Nel contesto del vertice sono inoltre in calendario l'incontro post-ministeriale Asean (Pmc), il 15mo incontro Asean+3 a livello di ministero degli Esteri, il 4° Incontro dei ministri degli Esteri dell'Asia dell'est e il 21mo Forum regionale Asean. I Paesi membri dell'associazione intendono rafforzare la solidarietà interna e il suo ruolo centrale nel contesto regionale, con l'obiettivo di dar vita a un contesto di pace, stabilità e sicurezza; a questo si unisce la piena entrata in vigore del Trattato di amicizia e cooperazione nel Sud-est Asia (Tac), la Dichiarazione di condotta nei mari (Doc) - fondamentale nei rapporti con Pechino - e la nascita di un programma di difesa comune Asean.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata alle controversie nel mar Cinese meridionale e orientale, che vedono opposti Pechino da un lato e Hanoi e Manila dall'altro. I ministri degli Esteri Asean ricordano il dovere primario di garantire protezione e sicurezza nella navigazione dei mari e lanciano un appello alla Cina perché metta fine ad azioni "unilaterali" - come la decisone di piazzare piattaforme petrolifere - che diventano fonte di tensione.

Vietnam e Filippine hanno sottolineato con forza l'importanza della pace, della stabilità e della sicurezza nei mari (meridionale e orientale); una posizione condivisa dalle delegazioni di Giappone e Stati Uniti che partecipano in qualità di partner ai lavori. Pechino è oggetto di critiche per la politica "imperialista" adottata nei mari, finalizzata alla conquista di ampie porzioni con tecniche strategiche e di guerriglia. Per questo Manila auspica la fine di "azioni destabilizzanti" e propone all'Asean un lavoro comune per bloccare l'avanzata cinese e l'introduzione rapida di un codice di condotta basato sulle direttive degli organism internazionali.

Iniziative che la Cina ha già criticato con forza: Yi Xianliang, vice presidente del Comitato sui confini e i mari del ministero degli Esteri, sfida in modo aperto Manila e Hanoi, affermando che "continueremo a costruire ciò che vogliamo" sulle isole e le barriere coralline.

Da tempo Vietnam e Filippine - che ha promosso una vertenza internazionale al tribunale Onu - manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale; il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende isole contese - e  la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel - da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area dell'Asia-Pacifico di elevato interesse per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali.

 

 

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