Manila (AsiaNews) - I primi risultati delle elezioni parlamentari nella regione autonoma di Bangsamoro (BARMM o Regione autonoma nel Mindanao musulmano), nel sud delle Filippine, sembrano aprire la strada alla formazione di un governo di coalizione dopo che non è emersa nessuna maggioranza assoluta. Dopo diversi rinvii, i cittadini del Bangsamoro erano stati chiamati alle urne domenica 14 settembre, ponendo fine a sette anni di amministrazione provvisoria.
Il cardinale Orlando Quevedo, arcivescovo emerito di Cotabato e unico cardinale di Mindanao, nonché membro del Consiglio degli anziani del BARMM, ha accolto i primi risultati sottolineando che “il popolo ha parlato con le proprie schede” elettorali. Ora, ha aggiunto, è il momento per gli eletti di lavorare “per il bene comune e il benessere di tutte le persone” in una regione segnata da decenni di conflitto.
Prima del voto il cardinale aveva invitato a pregare per elezioni libere, corrette e pacifiche. Nonostante alcuni episodi di violenza e interruzioni, il voto si è svolto in maniera regolare. A detta del cardinale, ha funzionato il lavoro delle autorità e degli organismi governativi che si occupano di contrastare pratiche come il voto di scambio e le pressioni esercitate dalle élite e dalle dinastie politiche. “Sono felice che la prima elezione nel BARMM sia stata generalmente pacifica”, ha detto Quevedo.
Anche il vescovo Leo Magdugo Dalmao di Isabela de Basilan ha accolto positivamente il risultato delle urne. Prima delle elezioni aveva diffuso una lettera pastorale invitando le comunità cattoliche a pregare per un voto onesto e credibile. “Ora che le urne si sono chiuse e i risultati stanno arrivando, è tempo che gli eletti lavorino per il progresso, la pace e la prosperità della popolazione”, ha dichiarato il presule, ringraziando gli elettori, gli operatori elettorali, le forze di sicurezza e i candidati che hanno contribuito allo svolgimento del voto.
Secondo Dalmao, gli abitanti del BARMM “meritano un governo migliore” dopo aver esercitato il proprio dovere civico e aver accompagnato la transizione dall’amministrazione ad interim al primo Parlamento eletto. “Una volta compiuta questa transizione democratica cruciale, i diritti e i bisogni delle persone devono essere messi al primo posto, insieme a una pace autentica, alla giustizia e al bene comune”, ha aggiunto.
Un Parlamento senza maggioranza
Con circa il 99% dei voti scrutinati, secondo i conteggi preliminari e non ufficiali rei disponibili dalla Commissione elettorale (Comelec), il Bangsamoro Federalist Party (BFP) risulta il primo partito con 16 seggi. Il partito è guidato dal ministro capo ad interim del BARMM, Abdulraof Macacua, ex comandante dell’ala armata del Moro Islamic Liberation Front (MILF).
L’altro principale partito con radici nel movimento separatista, lo United Bangsamoro Justice Party (UBJP), guidato dal presidente del MILF, Ahod “Al Haj Murad” Ebrahim, ha ottenuto 15 seggi, con 613.663 voti, pari al 32,16% dei voti validi.
Il Bangsamoro Grand Coalition (BGC) ha conquistato otto seggi con 391.266 voti, pari al 20,5%, mentre un seggio è andato al Raayat Democratic Party, che ha ottenuto 68.839 voti, pari al 3,61%.
Nessuna delle forze politiche ha quindi raggiunto i 41 seggi necessari per ottenere la maggioranza nell'assemblea composta da 80 membri.
Dei 80 seggi ordinari, 40 sono assegnati ai rappresentanti dei partiti attraverso un sistema di rappresentanza proporzionale, mentre gli altri 40 spettano ai membri ordinari. Due di questi ultimi, riservati ai popoli indigeni non Moro, erano stati scelti il 25 agosto attraverso un’assemblea composta da sei tribù. I restanti 38 seggi, di cui 32 distrettuali e sei settoriali, sono stati invece contesi nelle elezioni del 14 settembre.
Verso un governo di coalizione
L’assenza di una maggioranza parlamentare rende ora necessario un accordo tra più forze politiche per formare il prossimo governo regionale. Una volta completata la proclamazione degli eletti, i partiti dovranno quindi avviare i negoziati per costruire una coalizione.
I nuovi rappresentanti dovrebbero assumere ufficialmente l’incarico il 30 ottobre, segnando la conclusione del periodo di transizione che era stato affidato alla Bangsamoro Transition Authority (BTA).
Le elezioni domenica scorsa segnano infatti il passaggio alla prima istituzione parlamentare scelta direttamente dagli elettori, risultato del processo di autogoverno avviato per il Bangsamoro dopo decenni di conflitto tra i gruppi separatisti Moro e lo Stato filippino.
Ieri 15 settembre la Comelec ha riferito di aver ricevuto 1.984.331 voti provenienti da 5.129 seggi elettorali, un dato che corrisponde a un’affluenza di circa l’82%, mentre sono stati segnalati in totale 16 episodi violenti, tra cui sparatorie, episodi di intimidazione e attacchi con esplosivi.
Un primo passo all’interno del processo democratico
Il politologo Julio Cabral Teehankee ha definito le elezioni storiche: “Sebbene le elezioni non siano tutto nella costruzione democratica di uno Stato, restano comunque un primo passo essenziale verso la legittimazione e l’istituzionalizzazione dello Stato di diritto”, ha commentato. Secondo Teehankee, il fatto stesso che il voto si sia finalmente svolto rappresenta “una pietra miliare”, nonostante i precedenti rinvii, le controversie giudiziarie, le modifiche legislative e le minacce di violenza.
Il politologo ha inoltre sottolineato che il percorso dell’autonomia del BARMM è stato accompagnato da numerose difficoltà, legate alla sua complessa realtà politica, sociale e culturale. “Il successo dell’autonomia e dell’autodeterminazione del BARMM è anche un successo collettivo”, ha osservato.
Anche l’analista Cleve V. Arguelles ha sottolineato che il voto ha prodotto un’assemblea nella quale ex combattenti, clan politici tradizionali e partiti regionali dovranno negoziare per formare un governo. Una simile frammentazione, secondo Arguelles, non è insolita nelle società che escono da un conflitto o attraversano una fase di transizione. La questione centrale sarà ora capire se gli attori politici riusciranno a gestire le proprie differenze attraverso la costruzione di coalizioni, il confronto parlamentare e le elezioni, invece che attraverso la forza. “Congratulazioni al popolo del Bangsamoro per il successo delle elezioni. La democrazia e la pace valgono sempre ogni sforzo”, ha aggiunto Arguelles.


















