Mindanao (AsiaNews) – Il dialogo della vita “passa attraverso le opere di carità, soprattutto in una zona dove troppo spesso la violenza interreligiosa e lo scontro politico divengono il pane quotidiano”. Ne è convinta Babuh Balma, cattolica di etnia Tausug, che nell’arcipelago meridionale di Mindanao (oramai divenuto quasi un’enclave musulmana) dedica la sua vita a nutrire bambini musulmani abbandonati, in fuga dalla guerra civile e poverissimi.
Balma guida un gruppo di madri, tutte volontarie, che ogni giorno preparano i pasti per un centinaio di bambini, quasi tutti “figli della guerra”, profughi ed orfani che vivono nei campi di evacuazione a Jolo, squassata da un conflitto civile che vede contrapposti il governo di Manila ed i ribelli indipendentisti islamici del Milf (Moro Islamic Liberation Front).
Il compito, spiega, “è duro soprattutto per la mancanza di fondi e personale, ma nessuno può capire la gioia di vedere questi bambini sedersi a tavola, con le mani lavate, ed aspettare con un sorriso il loro pasto, quasi come se potessero dimenticare di essere dei rifugiati”.
La volontaria ed il suo gruppo sottolineano “quanta dignità vi sia nel servire i poveri. Noi non abbiamo nulla da dare in termini economici, solo il nostro amore ed il nostro impegno”.
La Chiesa locale ha più volte sostenuto il lavoro di Balma, che le procura l’apprezzamento di chiunque la conosca. Per suor Edylin C. Lapara, “è edificante vedere come venga realmente promosso il dialogo interreligioso, anche soltanto attraverso questo programma per bambini. Gli sforzi di Balma, se Dio vuole, verranno imitati”.
















