Religioni insieme in Indonesia due anni dopo la Dichiarazione di Istiqlal

"Nutrire la fraternità, rafforzare la pace" il tema di un momento di incontro promosso dalla Conferenza episcopale indonesiana. Mons. Tri Harsono: "Ci sono ancora persone e gesti intolleranti ma il cammino continua nella fraternità delle relazioni quotidiane". La crisi ambientale come terreno comune di impegno.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - A due anni dalla firma della Dichiarazione di Istiqlal, i leader interreligiosi indonesiani chiedono che quanto affermato in quel testo firmato due anni fa in occasione della storica vista di papa Francesco vada oltre la cerimonia e diventi azione concreta per la fratellanza, la pace e la cura della terra.

L'appello è stato lanciato durante il “Coffee Afternoon of Friendship - Two Years of the Istiqlal Declaration: Nurturing Fraternity, Strengthening Peace” tenutosi presso la sede della Conferenza episcopale indonesiana (KWI) a Giacarta il 28 settembre. La Dichiarazione di Istiqlal fu firmata il 5 settembre 2024 da papa Francesco e dal prof. Nasaruddin Umar - Grande imam della Moschea Istiqlal e attuale ministro per gli Affari religiosi dell’Indonesia - come risposta condivisa alle sfide globali, tra cui la disumanizzazione e il cambiamento climatico.

Per il vescovo di Purwokerto mons. Christophorus Tri Harsono, presidente della Commissione per le relazioni interreligiose della Conferenza episcopale indonesiana, la dichiarazione non deve essere intesa come un accordo concluso, ma come un cammino in corso: “Ci sono ancora persone intolleranti e molti comportamenti restano incoerenti con lo spirito di fratellanza e di pace. Ma si tratta di un processo che deve continuare affinché fratellanza e pace possano crescere”.

Il vescovo ha sottolineato che la fratellanza, la pace e la protezione della terra devono essere tradotte nella vita quotidiana. Gli incontri interreligiosi, ha detto, dovrebbero andare oltre i raduni formali e diventare opportunità per costruire fiducia, riparare le relazioni e imparare ad accettare le differenze. “Diventiamo più fraterni – ha detto - costruiamo la pace e prendiamoci cura della terra come nostra casa comune”.

Dagli aiuti alle radici delle crisi

La sig.ra Hening Purwati Parlan, vicepresidente del Consiglio per l'ambiente dell’associazione musulmana Muhammadiyah e vicepresidente del Consiglio per l'Ambiente di ‘Aisyiyah, si è concentrata sulla dimensione ambientale. Attingendo alla propria esperienza a Wonogiri, nella provincia di Giava Centrale, Hening ha descritto i cambiamenti di cui è stata testimone fin dall'infanzia. “Il fiume dove facevo il bagno da bambina ora ha solo poca acqua. In passato, dopo la pioggia si sentivano le rane, ma ora non ce ne sono più”.

Hening ha ricordato che l'Indonesia ha registrato 4.727 disastri nel solo 2025, con oltre 1.600 morti, mentre gli incendi boschivi hanno colpito vaste aree e comunità. Le comunità religiose hanno risposto attraverso l'assistenza umanitaria, l'accompagnamento delle vittime, la piantumazione di alberi e la riforestazione. Ma Hening ha sostenuto che questi sforzi, pur necessari, non sono sufficienti. “Quando la terra è ferita, non dovremmo semplicemente mettere una medicina. Dobbiamo guardare alle cause profonde”. Ha chiesto ai movimenti interreligiosi di impegnarsi nell'affrontare i sistemi e le politiche che contribuiscono alla distruzione ambientale. Ha proposto un'azione su tre livelli: rafforzare la consapevolezza e la solidarietà a livello comunitario; coinvolgere i decisori politici attraverso approcci pacati e misurabili; e incoraggiare i leader religiosi a parlare con fermezza della responsabilità etica di proteggere la terra.

La felicità di tutti gli esseri viventi

Bhante Dhammasubho Mahathera ha portato una prospettiva buddhista alla discussione, collegando la cura della terra alla lotta contro la disumanizzazione. Parlando di Siddhartha Gautama, ha detto: “Ha studiato all'università della natura, laureandosi in Legge del Karma”. Per Bhante, salvare la terra inizia con la retta comprensione - essere retti verso se stessi, verso gli altri e verso l'ambiente. Ha evidenziato il saluto buddista “Sabbe Satta Bhavantu Sukhitatta”, che significa “Possano essere felici tutti gli esseri viventi”. “Tutti – ha commentato -. Quelli che vivono nell'aria, nell'acqua, sulla terra, sulle montagne, sugli alberi, quelli con le gambe e quelli senza gambe…”. Ha suggerito che quest'espressione diventi un messaggio semplice ma potente per promuovere la pace.

Ha anche ricordato di aver preso parte a iniziative di piantumazione di alberi e riforestazione in diverse località di Jakarta, tra cui il bacino di Pluit e Kalijodo e Daan Mogot. “Ottenere il permesso è stato difficile, ma una volta che gli alberi erano cresciuti bene, sono stati tutti abbattuti a causa di un progetto stradale”, ha raccontato con amarezza.

A due anni dalla Dichiarazione di Istiqlal, le riflessioni condivise a Jakarta indicano dunque una sfida comune: trasformare le parole in abitudini, gli incontri in relazioni e i valori religiosi condivisi in azione concreta.

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