Jakarta celebra l’indipendenza, ma il settore energetico è fermo ai tempi del colonialismo

Feste, ricorrenze e iniziative all’insegna dell’ecologia hanno caratterizzato il 68mo anniversario della nascita dello Stato. Nel suo discorso alla nazione, Yudhoyono elenca i progressi economici e l’integrazione. Ma nel Paese aumentano i casi di intolleranza confessionale ed è sempre più a rischio la “sovranità energetica”.

di Mathias Hariyadi

Jakarta (AsiaNews) - In occasione dei festeggiamenti per i 68 anni dalla conquista dell'Indipendenza, celebrati il 17 agosto scorso, esperti di politica locale, attivisti, leader religiosi e semplici cittadini si chiedono se davvero l'Indonesia sia una "nazione indipendente". In particolare, il nodo cruciale ruota attorno alla "sovranità energetica", che più del centenario colonialismo olandese e del triennio (1942-1945) giapponese rischia di minare l'unità nazionale. Il settore dell'energia è uno degli elementi strategici per lo sviluppo del Paese e dei suoi cittadini; esso è in larga maggioranza nelle mani di compagnie straniere e multinazionali (nella foto), a dispetto dei proclami e delle rassicurazioni del presidente Susilo Bambang Yudhoyono.

Il capo dello Stato ha reso omaggio alla bandiera nel Palazzo presidenziale e ospitato politici, diplomatici e dignitari nel contesto di una solenne cerimonia ufficiale. La festa della Repubblica rappresenta un momento di amicizia, svago e giochi per gran parte degli indonesiani - fra cui i cattolici, che celebrano una messa - all'insegna del nazionalismo e della difesa della patria. Fra le molte iniziative di quest'anno, una campagna pubblica - e a titolo gratuito - di pulizia e tutela dell'ambiente.

Nel suo discorso alla nazione, il presidente Yudhoyono ha esposto i "successi" dell'esecutivo in tema di economia e integrazione. Parole che hanno scatenato reazioni critiche degli oppositori e della società civile: in tema di libertà religiosa e dialogo, nei suoi due mandati sono cresciuti gli episodi di violenza soprattutto verso cristiani e ahmadi. Ma è in tema di "sovranità economica ed energetica" che si concentrano le maggiori voci critiche. Sempre più giacimenti di petrolio e gas naturale sono infatti controllati da compagnie straniere, senza che l'amministrazione Yudhoyono sia mai intervenuta per porre un freno all'invasione delle multinazionali.

Il tema dell'indipendenza economica e del benessere dei cittadini non riguarda solo politici e analisti, ma interessa anche vescovi e sacerdoti a contatto ogni giorno con situazioni di disagio, povertà e tentativi di sviluppo. Fra le molte testimonianze, AsiaNews ha raccolto il racconto di p. Aloys Budi Purnomo Pr, dell'arcidiocesi di Semarang, che di recente ha trascorso alcuni giorni assieme a contadini e operai musulmani a Punden Ronggoboyo, Kacen, nella reggenza di Pati nella provincia di Java centrale.

Per i contadini di Pati, una zona remota alle pendici del Monte Kendeng, la 68ma festa dell'Indipendenza è stata occasione per rilanciare l'importanza dell'agricoltura nel quadro generale del Paese. Un tempo attori primari dello sviluppo, oggi sono "una delle frange più deboli" di una nazione che si cura solo delle multinazionali e delle grandi corporazioni. Ai tempi di Suharto, racconta il prete, l'Indonesia era una nazione autosufficiente in tema di produzione alimentare. Oggi il prodotto locale è stata soppiantato da bevande e cibarie globalizzate, che hanno finito per incidere in modo pesante sul settore primario. Altro fattore di crisi, l'uso di fertilizzanti chimici che danneggiano la salute della popolazione e dell'ecosistema ambientale. "L'Indonesia ha celebrato i 68 anni di Indipendenza - conclude il sacerdote - ma un'indipendenza priva della sovranità nazionale vale poco o niente". 

 

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