Jakarta (AsiaNews) – Collegamenti interrotti, strade dissestate e la navigazione di pericolosi fiumi non fermano la missione umanitaria dei volontari cattolici a Central Sulawesi, provincia devastata dai terremoti e dallo tsunami dello scorso 28 settembre.
Prima del disastro, erano necessarie tre ore di viaggio in auto, per coprire i circa 90 km di distanza che separano il centro di Palu, capoluogo provinciale, ai suoi distretti più periferici. L’epicentro dell’emergenza è situato nel territorio della diocesi di Manado (North Sulawesi) che, insieme ai cattolici di altre circoscrizioni, ha messo in atto iniziative e raccolte fondi per sostenere i sopravvissuti.
Al momento, sul campo opera una task force che raduna volontari appartenenti a diverse organizzazioni. Queste sono: la Commissione per lo sviluppo socioeconomico della diocesi di Manado (Pse); Caritas Indonesia (Karina Kwi), insieme alle Caritas delle arcidiocesi di Makassar (South Sulawesi), Semarang (Central Java) e delle diocesi di Bandung (West Java), Tanjung Karang (Lampung); il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs); gruppi di medici provenienti da Manado, Surabaya (East Java) e Jakarta.
Della capitale indonesiana è originario anche Pipit Prahoro, membro dell’Agenzia umanitaria dell’arcidiocesi (Ldd Kaj) e padre di quattro figli. Insieme agli altri volontari cattolici, egli ha preso parte ad una spedizione di due giorni, organizzata per portare aiuti ai villaggi di Kulawi, circa 85 km a sud di Palu. Prahoro racconta ad AsiaNews il difficile viaggio, partito dalla parrocchia del Sacro Cuore di Maria. Situata nel cuore della città, subito dopo il sisma la chiesa è divenuta un centro operativo per i soccorsi coordinati dalla diocesi di Manado.
“Abbiamo lasciato la parrocchia verso metà giornata, a bordo di un convoglio di mezzi 4x4 – afferma il volontario – Sulle pendici del Monte Potong, le strade principali non erano tuttavia accessibili, a causa dei gravi smottamenti”. La situazione è poi peggiorata, quando all’improvviso ha cominciato a piovere a dirotto. Il viaggio di fuoristrada, van e motociclette è ripreso solo sei ore dopo, quando i volontari sono riusciti a sgomberare la via.
“Il sisma ha causato frane in almeno 16 località – prosegue Prahoro – Il nostro viaggio dipendeva dalle attrezzature e dai mezzi pesanti che procedevano in testa al gruppo”. Grazie all’aiuto di alcuni cattolici di Kulawi, che hanno provveduto ad individuare percorsi alternativi, i volontari hanno raggiunto la loro destinazione alle nove di sera.
A Kulawi vivono 11 famiglie cattoliche ma nel remoto villaggio di Sangali, nei pressi di Olu (sotto-distretto di Lindu), ve ne sono almeno 30 in disperato bisogno di assistenza. “Avevamo l’obbligo morale di raggiungere quella località, distante altri 34 km”, dichiara Prahoro. La prima e la terza parte del percorso (17 e 7 km) hanno richiesto l’utilizzo di motociclette, la seconda (20 km) di agili imbarcazioni da fiume, per circa 35 minuti di navigazione.
“Abbiamo trasportato i beni di prima necessità a bordo delle nostre moto –conclude Prahoro – Queste vengono imbarcate e spedite in differenti località del Lago Lindu, così sono pronte all’uso quando i volontari devono raggiungere le aree più remote della regione. Arrivare ad Olu ci ha resi molto felici. Allo stesso tempo, è stato doloroso vedere i nostri fratelli cattolici in condizioni così sfortunate”.
(Photo credit: Pipit Prahoro).
















