Meikhtila, sale a 20 morti il bilancio degli scontri fra buddisti e musulmani

Nella notte i buddisti incendiano altre moschee. Per smorzare le violenze le autorità impongono il coprifuoco nella città. A scatenare gli scontri un alterco fra un negoziante musulmano e birmano buddista.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Continuano gli scontri fra buddisti e musulmani nella città di Meikhtila, dove da ieri vige il coprifuoco. Questa notte i buddisti hanno compiuto altri attacchi contro moschee e abitazioni della minoranza musulmana. Il bilancio dei morti è salito a 20 persone. Almeno cinque gli edifici religiosi dati alle fiamme. Diversi monaci buddisti avrebbero impedito alle autorità di spegnere le fiamme e di salvare le persone intrappolate negli edifici.

All'origine degli scontri un banale alterco fra il proprietario di un "compro oro" di religione musulmana e un birmano buddista, entrato nel negozio assieme alla moglie per vendere una spilla in oro. I due uomini hanno iniziato a discutere sul prezzo dell'oggetto, attirando l'attenzione della folla. Il diverbio è degenerato innescando un vero e proprio scontro di piazza, che ha seminato morte e distruzione. La tensione è salita dopo la morte di un giovane monaco buddista. Testimoni riferiscono che sul luogo erano presenti agenti in tenuta anti-sommossa, ma non sarebbero intervenuti per cercare di contenere le violenze.

Meikhtila è situata a circa 550 chilometri da Yangon e ha una popolazione di circa 100mila abitanti di cui un terzo sono musulmani. Fino ad oggi la comunità aveva 17 moschee.

Gli scontri di questi giorni fra buddisti e musulmani confermano il clima di tensione fra le diverse etnie e confessioni religiose che sta montando in Myanmar, teatro lo scorso anno di violenti scontri nello Stato occidentale di Rakhine fra buddisti Arakanesi e Rohingya musulmani. Lo stupro e l'uccisione di una giovane buddista ha scatenato una spirale di terrore, che ha causato centinaia di morti e di case distrutte, assieme a migliaia di profughi che hanno cercato riparo all'estero. Secondo le stime delle Nazioni Unite in Myanmar vi sono almeno 800mila musulmani Rohingya, che il governo considera immigrati irregolari e per questo sono vittime di abusi e persecuzioni. 

 

 

 

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