Stato Rakhine: i ribelli musulmani hanno legami con Pakistan e Arabia Saudita

Lo afferma l’International Crisis Group, citando alcuni video in cui il gruppo Harakah al-Yakin (HaY) rivendica la responsabilità delle violenze. Nelle ultime settimane gli scontri fra la minoranza Rohingya e i soldati governativi hanno fatto 86 morti e 27mila sfollati. Ata Ullah, uno dei leader del HaY, sarebbe stato addestrato nella penisola arabica.

Naypyidaw (AsiaNews) – I ribelli musulmani Rohingya che combattono le forze governative nello Stato Rakhine sono comandati da persone legate all’islam estremista del Pakistan e dell’Arabia Saudita. Lo afferma l’International Crisis Group (Icg, con sede in Belgio), citando alcuni video in cui il gruppo Harakah al-Yakin (HaY) rivendicherebbe la responsabilità dell’imboscata del 9 ottobre scorso in cui sono morti nove militari.

A partire da quella data gli scontri anche nello Stato del sud-est del Myanmar sono ripresi con violenza. L’esercito governativo (Tatmadaw) ha iniziato una serie di operazioni contro gli “estremisti islamici” colpevoli del gesto, isolando la regione e non permettono ai giornalisti di entrare e scattare fotografie. Le case dei musulmani vengono perquisite e date alle fiamme. I morti sono almeno 86, mentre 27mila Rohingya sono sfollati e cercano rifugio nel confinante Bangladesh.

L’operato del Tatmadaw nello Stato Rakhine ha attirato le critiche della comunità internazionale. Lo scorso 24 novembre John McKissick, capo dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) al confine bangladeshi, ha accusato Naypyidaw di condurre un genocidio contro la minoranza musulmana Rohingya. I Rohingya, poco più di un milione di persone, sono originari del Bangladesh e vengono mal sopportati in Myanmar, Paese che non riconosce loro la cittadinanza.

Lo HaY (Movimento della fede) è nato dopo le violenze esplose nel 2012, quando gli scontri fra governativi e ribelli causarono 100 morti e 140mila sfollati. Secondo Icg, che ha intervistato alcuni membri del gruppo, i ribelli fanno affidamento su miliziani che hanno già esperienza di guerra, avendo combattuto in Pakistan e Afghanistan. Il movimento compirebbe addestramenti clandestini fra i villaggi dello Stato Rakhine: “Essi – afferma una fonte interna allo HaY – comprendono l’utilizzo delle armi e l’apprendimento di tattiche di guerriglia. I membri dello HaY sono addestrati in particolare nell’uso di ordigni esplosivi improvvisati”.

Secondo l’Icg il leader dello HaY è Ata Ullah, nativo di Karachi (Pakistan) da genitori sfollati Rohingya. Da bambino egli si è spostato alla Mecca, in Arabia Saudita, e in seguito sarebbe stato addestrato alla guerriglia. Ullah farebbe parte del gruppo di 20 persone provenienti dalla penisola arabica che guida le operazioni nello Stato Rakhine.

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