Bangkok: la schiavitù della prostituzione “non si combatte a colpi di slogan”

Il 5 giugno il primo ministro ha celebrato la Giornata per la lotta alla piaga sociale che costringe migliaia di donne ad essere vendute come schiave del sesso all’estero. Il capo della giunta militare ha lodato i risultati raggiunti, ma la situazione “non è cambiata rispetto all’anno scorso. Rimane molta corruzione tra i generali dell’esercito e il premier non può combatterla”.

Bangkok (AsiaNews) – Bangkok è “il centro internazionale del traffico e lo è diventata grazie alla connivenza dei capi della polizia e degli alti quadri dell’esercito”. Lo afferma una fonte cattolica di AsiaNews, anonima per motivi di sicurezza, che spiega: “Sotto ci sono ricchi interessi. Una donna venduta come prostituta a New York vale 200mila bath (circa 5mila euro). Solo alcune vittime riescono a liberarsi e a tornare in patria, dopo che invecchiano e non interessano più. Quando fanno ritorno sono costrette a vivere di stenti. Vi sono anche persone italiane che gestiscono alcune tratte del traffico”.

Il 5 giugno scorso il primo ministro thai Prayut Cahn-o-cha ha celebrato la Giornata per la lotta al traffico umano. In quell’occasione il generale ha voluto premiare il personale dei mezzi di comunicazione che si è distinto nell’indagine e nel racconto del dramma delle donne vendute come prostitute ad acquirenti esteri e dei lavoratori rapiti e trattati come schiavi.

Nonostante le promesse delle autorità, afferma la fonte, “tutto è come prima. Speriamo che alle parole segua un programma di riforme, ma fino ad ora non si sono visti grandi passi avanti nella lotta alla piaga del traffico umano”.

Il primo ministro ha fatto appello affinché “il governo, la gente e la società civile siano uniti nella lotta al traffico umano”. “Questo problema – ha proseguito – deriva dall’ineguaglianza sociale e dalla povertà, che rende necessario per alcune persone avere un guadagno extra e spinge ad essere complici di questa pratica. Per affrontare questa emergenza è necessario un network internazionale che segua l’intero percorso del traffico, dal Paese di origine a quello di destinazione”. Il generale ha autorizzato il ministero della Giustizia ad incrementare le pene per i reati relativi alla tratta di esseri umani.

Durante il suo discorso alla Giornata – cui hanno partecipato circa 30 associazioni che operano per salvare le vittime degli abusi – Prayut Chan-o-cha ha assicurato che “il governo sta cercando di risolvere l’emergenza su vari livelli: mettendo in regola i lavoratori stranieri e i senzatetto, facendo affidamento sul Centro di comando per la lotta alla pesca illegale”. Molti dei lavoratori che vengono trattati come schiavi, infatti, sono dapprima arruolati come pescatori con la promessa di un impiego.

Il primo ministro si è detto soddisfatto dei risultati raggiunti finora dalle autorità nel contrasto alla corruzione, sottolineando che “al momento ci sono 34 processi aperti contro membri di governo, poliziotti, militari e politici locali che sono stati sospesi dal proprio incarico”.

Parte della società civile, però, rimane scettica sugli effettivi risultati delle politiche adottate della giunta militare (al potere dal 2014): “Il primo ministro – spiega la fonte – si gloria di aver riformato tutti gli aspetti della vita delle persone, di aver castigato i malfattori e punito i capi militari. Ma la verità è non riesce e ad andare contro gli alti quadri dell’esercito, perché sono i suoi sostenitori”.

(Ha collaborato Weena Kowitwanij)

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