Parroco di Phuket: Ira, preghiera e solidarietà fra i sopravvissuti

C'è bisogno di cibo, case e lavoro per far ripartire l'economia della zona, basata sul turismo. I cristiani lavorano come "traduttori" fra gli stranieri e i locali.

Phuket (AsiaNews) – I thailandesi hanno un senso religioso "molto profondo e cercano nella fede il conforto" per il loro "immenso dolore". Padre Peter Bancha Apichartvorakul, parroco della chiesa cattolica dell'Assunzione a Phuket, descrive ad AsiaNews il dolore della gente che "ha perso i propri cari, la propria abitazione, il lavoro" e che cerca un sollievo "nelle messe che si tengono ogni giorno" e rendendo omaggio ai "familiari scomparsi partecipando al loro funerale".

P. Bancha sottolinea l'impegno dei cattolici che "cercano in tutti i modi di aiutare la gente che ha perso tutto". Le persone hanno bisogno "di cibo, di case e di lavoro per far ripartire l'economia della zona, che si basa in gran parte sul turismo.

"Inoltre – continua p. Bancha – molta gente della zona non parla inglese, quindi i cristiani si adoperano anche come interpreti e diventano un punto di riferimento per gli uomini del soccorso stranieri che vogliono comunicare con i locali".

La tragedia che ha colpito le coste della Thailandia "ha scioccato le persone", ma ancora "maggiore è la rabbia perché non c'è stato alcun avviso da parte delle autorità competenti".

Il maremoto ha "colto tutti di sorpresa", racconta il parroco, perché "era una bella giornata, il sole splendeva e le persone si godevano la festa. All'improvviso l'onda è arrivata e si è abbattuta sulla gente inerme, che non ha potuto fare nulla per mettersi al riparo".

Il motivo per cui sono morte migliaia di persone "è la mancanza di segnali di allarmi o di segni che potessero far presagire la tragedia", ma la "rabbia e il rincrescimento della gente è evidente" perché con un minimo di attenzione in più "si potevano salvare diverse vite" e la tragedia "avrebbe avuto dimensioni minori".

In questi giorni, afferma p. Bancha, il problema più grave è "la mancanza di cibo", ma in futuro il vero problema "sono le migliaia di persone senzatetto che vivono nel sud della Thailandia: essi hanno perso la casa e non hanno un posto dove vivere. Dobbiamo aiutarli a trovare una nuova abitazione e un nuovo lavoro: vogliamo garantire loro la possibilità di costruirsi una nuova vita". Per ora gli sfollati trovano rifugio "nelle chiese, nei templi, nei parchi", ma l'impegno dei cristiani è quello di trovare loro "una nuova sistemazione nel più breve tempo possibile".

Solidarietà e vicinanza non mancano in questo momento di difficoltà: anche chi è stato colpito dalla tragedia "si adopera per recuperare i cadaveri, sostenere chi è in difficoltà o nel bisogno". La situazione "è critica nella zona costiera, la più colpita dal maremoto", mentre all'interno e nelle città "non ci sono stati grossi sconvolgimenti e la gente cerca di condurre una vita ordinaria, per quanto possibile".(DS)

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