Migliaia di fedeli ai funerali del patriarca buddista Thich Huyen Quang

Il governo di Hanoi ha tentato in tutti i modi di boicottare le esequie. Aveva passato 30 anni fra prigione, isolamento, arresti domiciliari, diventando un campione della libertà religiosa e dei diritti umani, stimato da dissidenti e attivisti. L’elogio funebre del suo successore, Thich Quang Do.

di Nguyen Hung

Ho Chi Minh City (AsiaNews/Ibib) – Ameno 6 mila fra monaci, monache e fedeli buddisti hanno preso parte stamane ai funerali del patriarca Thich Huyen Quang, capo della Chiesa buddista unificata (Cbu), dichiarata fuorilegge dal governo vietnamita.

Il solenne funerale, durato 2 ore, si è svolto al monastero Nguyen Thieu  a Bunh Dinh, nel centro del Paese. Thich Huyen Quang è morto lo scorso 6 luglio e ha passato più di 30 anni in prigione, in isolamento o agli arresti domiciliari per aver sempre rifiutato di sottoporre la Cbu al controllo del Partito comunista vietnamita.

Il governo di Hanoi ha fatto di tutto per boicottare le esequie: ha denunciato dei supposti fini politici; ha bloccato i movimenti delle comunità buddiste nel Paese; ha perfino cercato di cancellare la presenza ai funerali di diversi attivisti per i diritti umani. Il patriarca buddista era infatti molto noto e stimato per la sua lotta a favore della libertà religiosa e i diritti umani.

Pur sotto sorveglianza della polizia – che è riuscita anche a bloccare l’uso di cellulari – il funerale si è svolto sotto la presidenza di Thich Quang Do, da molti riconosciuto come il successore del defunto patriarca.

Nell’elogio funebre, Thich Quang Do ha detto fra l’altro: “Negli ultimi 30 anni, dal 1975 fino ad oggi, mentre infuocava la repressione religiosa e politica in Vietnam,tu sei stato come un grande albero che ci donava ombra e rifugio. Tu sei stato il timoniere che con mani ferme e sicure ha guidato la Chiesa buddista unificata attraverso persecuzione e oppressione. Hai sacrificato a tua libertà per savare il nostro popolo e la nostra fede. In cambio, hai raccolto solo difficoltà, umiliazioni e prigionia, al punto che [una volta] hai detto: Sono un uomo senza casa; morirò senza una tomba; cammino senza un sentiero; son prigioniero senza [aver commesso un] crimine…. Non ci fermeremo fino a che compiamo il tuo sogno, vedere la Cbu riguadagnare la legalità e riconquistare la libertà per le nostre attività religiose che il regime comunista ci ha rubato nel 1975”.

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