Città del Vaticano (AsiaNews) - "Chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?". Sono le domande che papa Leone XIV ha invitato i fedeli a porsi "spesso" per non trasformare la fede in abitudine. All'appuntamento domenicale dell'Angelus, rivolgendosi dalla sua finestra del Palazzo Apostolico a romani e pellegrini riuniti in piazza San Pietro, il pontefice ha commentato "E voi chi dite che io sia?" centrale nel brano di Vangelo proposto dalla liturgia di oggi (Mt 16,15). Questa domanda di Gesù - ha commentato il pontefice - è "un passaggio fondamentale per i discepoli di ogni tempo, per ciascuno di noi. La fede, infatti, non ci è data una volta per tutte; al contrario, abbiamo sempre bisogno di riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo, di approfondire il suo messaggio e rinnovare le scelte della nostra vita, perché siano coerenti con quanto professiamo, vincendo la tentazione di sapere già tutto e di fare della fede un’abitudine". La domanda su chi sia Gesù per noi "emerge anche quando ci troviamo davanti alle ferite e ai bisogni dei fratelli, oppure nelle relazioni e nelle situazioni che più interpellano la nostra coscienza. Nel campo della nostra vita, insomma, possiamo verificare se per noi il Signore Gesù è soltanto un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti, oppure il Cristo di Dio, Colui che è stato inviato per farci entrare nell’amore del Padre e trasformare la nostra vita e il mondo in cui viviamo". "Impariamo a non chiuderci nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose - ha ammonito Leone XIV - per restare aperti alla relazione autentica con Cristo". A volte, infatti - ha proseguito - "sulla fede cristiana ci si accontenta del 'sentito dire', dei luoghi comuni, di ciò che ci è stato trasmesso magari anche con buone intenzioni; ma Gesù ci chiama a una risposta personale, a conoscerlo da vicino, a lasciarci scavare dall’amicizia con Lui, in un incontro sempre nuovo che può anche chiederci di percorrere strade inedite e di fare scelte diverse da quelle immaginate". Questo - ha commentato ancora il papa - vale anche "per il cammino della Chiesa e per le scelte pastorali, laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto". Dopo la preghiera dell'Angelus il papa ha detto che continua a pregare per le vittime dell'epidemia di ebola nella Repubblica democratica del Congo. "Incoraggio una risposta da parte della Comunità internazionale, che coinvolga anche le comunità locali nell’opera di prevenzione, per salvare tante vite umane", ha aggiunto. Leone XIV ha ricordato anche le vittime del crollo nella miniera di Zamboyé, nella Repubblica Centrafricana. "Il Signore accolga quanti hanno perso la vita e sostenga l’impegno di garantire la sicurezza e la legalità dei siti minerari", ha commentato. Il pontefice ha infine ricordato il decennale del terremoto di Amatrice in Italia che ricorre domani. "La fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione", ha concluso.
Papa all'Angelus: "Il cristiano non si accontenti del sentito dire su Gesù"
Commentando la domanda "E voi chi dite che io sia?" proposta oggi dalla liturgia il pontefice ha invitato anche la Chiesa a domandarselo spesso per non chiudersi nelle proprie abitudini. Appello per la Repubblica democratica del Congo afflitta dall'ebola.




















