Leone XIV: 'Non cedere all'indifferenza. Si fermi la pandemia delle armi'

Prevost all'Angelus chiede "cessate il fuoco immediato" e "serio impegno nel dialogo" per la pace in Ucraina. Ricordate le vittime della sparatoia in Minnesota; espresso il dolore per la morte di oltre 60 persone migranti al largo della Mauritania. Il commento al Vangelo: "Chiesa sia per tutti una palestra di umiltà, casa in cui si è sempre benvenuti".

Città del Vaticano (AsiaNews) - “È tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace, con il sostegno della comunità internazionale”. È la voce di papa Leone XIV, levata stamane da San Pietro con il pontefice affacciato dal Palazzo Apostolico dalle 12 per la recita dell’Angelus, a ricordare la tragedia della guerra in Ucraina. Essa “continua a seminare morte e distruzione”, ha ricordato Prevost, con bombardamenti che anche negli ultimi giorni hanno causato decine di vittime. Un conflitto ben lontano dalla pace, nonostante le numerose iniziative diplomatiche.

“Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo”, ha aggiunto. “La voce delle armi deve tacere, mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia”. Con queste parole Leone XIV ribadisce il no della Chiesa alla guerra, e la centralità della relazione umana, capace di guarire ogni incomprensione. “Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino e a tutte le famiglie ferite”, ha detto. Lanciando quindi un invito “a non cedere all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità”. Un appello rivolto a “tutti”, ha sottolineato. 

“Preghiamo Dio affinché fermi la pandemia delle armi, grandi e piccole, che infetta il nostro mondo”. Con queste parole forti, a sottolineare un’emergenza globale, Prevost ha espresso - come aveva fatto poco dopo la tragedia tramite un messaggio a firma del card. Parolin - la sua vicinanza “per le vittime della tragica sparatoria durante una messa scolastica nello Stato americano del Minnesota”, avvenuta quattro giorni fa, a sparare un ex studente 23enne della scuola. Ma anche per “gli innumerevoli bambini uccisi e feriti ogni giorno in tutto il mondo”. “Possa la nostra Madre Maria, Regina della Pace, aiutarci a realizzare la profezia di Isaia: ‘Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci’ (Is 2,4)”, ha aggiunto il pontefice. 

Ma i “nostri cuori feriti”, ha continuato papa Leone XIV, sono anche per la morte di oltre 60 persone, oltre a circa un centinaio di disperse, “nel naufragio di un’imbarcazione carica di migranti che tentavano il viaggio di 1100 chilometri verso le Isole Canarie, rovesciatasi presso la costa atlantica della Mauritania”. Prevost ha sottolineato che quella delle persone migranti - che tentano di attraversare i confini rischiando la propria vita - è una “tragedia mortale [che] si ripete ogni giorno ovunque nel mondo”. “Preghiamo perché il Signore ci insegni, come singoli e come società, a mettere in pratica pienamente la sua parola: ‘Ero straniero e mi avete accolto’ (Mt 25,35)”, ha aggiunto il papa. 

Da San Pietro il pontefice ha anche ricordato la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, che ricorre domani, 1 settembre. Istituita dieci anni fa dal predecessore Francesco, “in sintonia con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo". “Essa è più che mai importante e urgente e quest’anno ha per tema 'Semi di pace e di speranza’", ha detto. “Uniti a tutti i cristiani la celebriamo e la prolunghiamo nel ‘Tempo del Creato’ fino al 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Nello spirito del Cantico di frate sole, da lui composto 800 anni fa, lodiamo Dio e rinnoviamo l’impegno a non rovinare il suo dono ma a prenderci cura della nostra casa comune”. 

Il commento della Parola del giorno (Lc 14,1.7-11) ha preceduto la recita della preghiera mariana. Nel brano, Gesù pranza a casa di un capo dei farisei, e afferma: “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Papa Leone XIV ha commentato che “usa la parola ‘umiltà’ per descrivere la forma compiuta della libertà (cfr Lc 14,11). L’umiltà, infatti, è la libertà da sé stessi”. E ancora: “Chi ha compreso di essere tanto prezioso agli occhi di Dio […] ha cose più grandi di cui esaltarsi e ha una dignità che brilla da sé stessa”. Prevost ha concluso dicendo: “Carissimi, chiediamo oggi che la Chiesa sia per tutti una palestra di umiltà, cioè quella casa in cui si è sempre benvenuti, dove i posti non vanno conquistati, dove Gesù può ancora prendere la parola”. 

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