Papa: 'Avanti con coraggio verso una pace giusta per israeliani e palestinesi”

All'Angelus Leone XIV ha incoraggiato ad alimentare la "scintilla di speranza" accesa dell'accordo su Gaza. Il pensiero ha chi ha perso i propri cari: "A Dio, unica Pace dell'umanità, chiediamo di guarire le ferite con la forza del perdono". Vicinanza alla popolazione Ucraina ancora colpita dalgi attacchi russi e a quella del Perù. Nel Giubileo della spititualità mariana: "Guardiamoci dal culto che non ci lega agli altri e ci anestetizza il cuore, imparando dal Magnificat".

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Una pace giusta, duratura e rispettosa delle legittime aspirazioni del popolo israeliano e del popolo palestinese”. È l’orizzonte verso il quale Leone XIV ha invitato le parti coinvolte “a proseguire con coraggio” dopo la “scintilla di speranza” regalata in Terra Santa dall’accordo sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi a Gaza. Il pontefice ne ha parlato oggi all’Angelus in piazza San Pietro al termine della Messa del Giubileo della spiritualità mariana, celebrato insieme a migliaia di pellegrini di associazioni, movimenti e comunità animate in maniera particolare dalla devozione mariana.

“Due anni di conflitto - ha detto ancora papa Leone riferendosi alla guerra a Gaza - hanno lasciato ovunque morte e macerie, soprattutto nel cuore di chi ha perso brutalmente i figli, i genitori, gli amici, ogni cosa. Con tutta la Chiesa sono vicino al vostro immenso dolore. Oggi soprattutto a voi è rivolta la carezza del Signore, la certezza che, anche nel buio più nero, Egli resta sempre con noi: ‘Dilexi te – Ti ho amato’”, ha aggiunto richiamando il titolo della sua esortazione apostolica pubblicata il 9 ottobre. “A Dio, unica Pace dell’umanità, chiediamo di guarire tutte le ferite e di aiutare con la sua grazia a compiere ciò che umanamente ora sembra impossibile: riscoprire che l’altro non è un nemico, ma un fratello a cui guardare, perdonare, offrire la speranza della riconciliazione”.

All’Angelus Leone XIV ha ricordato anche i nuovi violenti attacchi russi che hanno colpito diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti, tra cui bambini, e lasciando moltissime famiglie senza elettricità e riscaldamento. “Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella privazione - ha detto il papa -. Rinnovo l’appello a mettere fine alla violenza, a fermare la distruzione, ad aprirsi al dialogo e alla pace”. Come pure Prevost ha espresso vicinanza al “caro popolo peruviano” - da lui servito per tanti anni come missionario - che sta vivendo una delicata transizione politica con l’impeachment della presidente Dina Boluarte, accusata dal parlamento di immobilismo di fronte alla dilagante violenza della criminalità organizzata. “Prego affinché il Perù – ha detto il papa - possa continuare nella via della riconciliazione, del dialogo e dell’unità nazionale”.

Nell’omelia della celebrazione eucaristica – presieduta in piazza San Pietro con la statua della Madonna di Fatima ai piedi dell’altare – Leone XIV ha spiegato che
“la spiritualità mariana è a servizio del Vangelo: ne svela la semplicità”. “L’affetto per Maria di Nazaret - ha proseguito - ci rende con lei discepoli di Gesù, ci educa a tornare a Lui, a meditare e collegare i fatti della vita nei quali il Risorto ancora ci visita e ci chiama. La spiritualità mariana ci immerge nella storia su cui il cielo si è aperto, ci aiuta a vedere i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, i potenti rovesciati dai troni, i ricchi rimandati a mani vuote. Ci impegna a ricolmare di beni gli affamati, a innalzare gli umili, a ricordarci la misericordia di Dio e a confidare nella potenza del suo braccio. Il suo Regno, infatti, viene coinvolgendoci, proprio come a Maria ha chiesto il ‘sì’, pronunciato una volta e poi rinnovato di giorno in giorno”.

Prendendo spunto dall’odierna pagina di Vangelo proposta dalla liturgia,  in cui alcuni lebbrosi non tornano a ringraziare Gesù dopo essere stati risanati, Leone XIV ha ricordato che “la grazia di Dio può anche raggiungerci e non trovare risposta, può guarirci e non coinvolgerci. Guardiamoci, dunque, da quel salire al tempio che non ci mette alla sequela di Gesù. Esistono forme di culto – ha ammonito - che non ci legano agli altri e ci anestetizzano il cuore. Allora non viviamo veri incontri con coloro che Dio pone sul nostro cammino; non partecipiamo, come ha fatto Maria, al cambiamento del mondo e alla gioia del Magnificat. Guardiamoci da ogni strumentalizzazione della fede, che rischia di trasformare i diversi – spesso i poveri – in nemici, in ‘lebbrosi’ da evitare e respingere”.

“Il cammino di Maria - ha concluso il papa - è dietro a Gesù, e quello di Gesù è verso ogni essere umano, specialmente verso chi è povero, ferito, peccatore. Per questo la spiritualità mariana autentica rende attuale nella Chiesa la tenerezza di Dio, la sua maternità”.

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