Papa ai giovani dell'Azione Cattolica: 'Siate operatori di pace'

Leone XIV ha ringraziato i partecipanti alla Carovana della Pace: "Non siate mai violenti". Il "dolore" del pontefice per l'Ucraina: il protrarsi delle ostilità "allontana una pace giusta e duratura". "Vicinanza" alle persone malate di lebbra, nella Giornata che le ricorda. Il commento al Vangelo: "Noi cristiani dobbiamo vincere la tentazione di chiuderci".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Una giornata assolata ha accolto i fedeli radunati stamane in piazza San Pietro per l’Angelus. Tra essi, i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica di Roma che hanno animato l’annuale Carovana della Pace. “Non siate mai violenti, né con le parole, né con i gesti. Mai! Il male si vince solo con il bene”, ha detto loro papa Leone XIV dalla finestra del Palazzo Apostolico. È un grande entusiasmo quello portato dai giovani, con canti e balli, dopo un corteo che ha testimoniato la pace per le vie della città.

Papa Prevost ha rivolto loro parole di gratitudine. “Aiutate noi adulti a guardare il mondo da un’altra prospettiva: quella della collaborazione tra persone e popoli diversi. Grazie!”, ha esclamato. “Siate operatori di pace, a casa, a scuola, nello sport, dappertutto”. È seguito un invito alla non violenza, al disarmo integrale. E, rivolgendosi ai fedeli tutti: “Insieme con questi ragazzi preghiamo per la pace in Ucraina, in Medio Oriente, e in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli. La pace si costruisce nel rispetto dei popoli”. 

Dopo l’Angelus, Leone XIV ha affermato di seguire “con dolore” quanto accade in Ucraina, “colpita da attacchi continui che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno”. “Sono vicino e prego per chi soffre. Il protrarsi delle ostilità con conseguenze sempre più gravi sui civili allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura. Invito tutti a intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra”, ha detto. Intanto, Kiev e Mosca, con gli Stati Uniti, stanno svolgendo dei primi colloqui negli Emirati Arabi Uniti, che fanno sperare. 

Il pontefice ha ricordato anche la 73esima Giornata mondiale dei malati di lebbra, che oggi ricorre. “Esprimo la mia vicinanza a tutte le persone affette da questa malattia. Incoraggio l’associazione italiana Amici di Raoul Follereau e quanti si prendono cura dei malati di lebbra, impegnandosi a tutelare la loro dignità”, sono le sue parole. E, sulla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che oggi si conclude, ha ricordato l’appuntamento tradizionale del pomeriggio dei vespri nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, “insieme con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane”.

Su oggi, Domenica della parola di Dio, papa Leone XIV ha ricordato che fu istituita sette anni fa dal predecessore Francesco, mancato lo scorso anno, il 21 aprile 2025. Lo scopo è “promuovere in tutta la Chiesa la conoscenza della Sacra Scrittura e l’attenzione alla Parola di Dio. Nella liturgia e nella vita delle comunità ringrazio e incoraggio quanti si impegnano con fede e con amore per questa prioritaria finalità”, ha affermato Prevost.

Nel commento al Vangelo del giorno (Mt 4,12-23) che ha preceduto la preghiera mariana, il papa ha evidenziato che Gesù “diede inizio alla sua predicazione” dopo l’arresto di Giovanni Battista: un momento “che non sembra quello migliore”. Nonostante ciò, Egli “inizia a portare la luce della buona notizia”, chiamando prima a sé i fratelli Simon Pietro e Andrea, e poi Giacomo e Giovanni. “Il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia”, anche nella nostra vita “personale ed ecclesiale”. “Dio è all’opera in ogni tempo e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti”, ha affermato Leone XIV.

Il papa ha parlato anche della collocazione geografica di Gesù, che lascia Nazaret e si sposta a Cafarnao, in Galilea. Rimane in “una terra di passaggio e di incontri; potremmo dire un territorio multiculturale attraversato da persone con provenienze e appartenenze religiose diverse”, ha spiegato. Così, Gesù “supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per chi è puro ma, anzi, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane”. 

Allo stesso modo, ispirati dall’esempio del Messia, “anche noi cristiani, dunque, dobbiamo vincere la tentazione di chiuderci”, ha detto il pontefice. “Il Vangelo infatti va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”. 

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