Kazakistan

Articolo in evidenza

  • La crisi del petrolio tra Mosca ed Astana

    Le sanzioni Usa contro il colosso petrolifero Lukoil sono destinate ad avere contraccolpi anche in Asia Centrale. Il gigante russo ha annunciato l'intenzione di vendere le sue attività all'estero, molto significative in un Paese come il Kazakistan che vende l'80% del suo petrolio attraverso infrastrutture di Mosca ma non può perdere l'accesso ai sistemi bancari occidentali.

  • La memoria del Golodomor silenziata ad Astana

    Ha destato polemiche la rimozione da un monumento della parola russa utilizzata per indicare la carestia provocata da Stalin negli anni Trenta con l'abolizione forzata dei piccoli coltivatori privati. Anche nell'attuale Kazakistan, come in Ucraina, la fame uccise milioni di persone. Dietro alla spiegazione formale della "correzione", i delicati equilibri nei rapporti con Mosca.

  • Il culto variabile dei satrapi dell'Asia Centrale

    Le nuove accuse contro i parenti dell’ex-presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, ripropone la questione del culto della personalità dei leader locali. L'analisi di Azattyk Asia: "La trasformazione repentina dei padri della patria in figure da dimenticare riflette il senso stesso della lealtà politica nella nostra regione". I casi del Tagikistan e del Turkmenistan.

  • Le terre rare cinesi e quelle del Kazakistan

    La nuove restrizioni introdotte da Pechino per il controllo delle esportazioni dei preziosi minerali essenziali oggi per le armi sofisticate e le applicazioni dell'intelligenza artificiale rilanciano la questione dei giacimenti in Asia Centrale. Astana sostiene di aver aperto una nuova linea di produzione mineraria per oltre 20 milioni di tonnellate. Ma le carenze nei trasporti e nelle infrastrutture rendono ugualmente incerti e rischiosi gli investimenti internazionali.

  • Il valzer della politica estera ad Astana

    L'ex ambasciatore a Mosca Eremek Košerbaev nominato come nuovo ministro degli Esteri, con l'intento di "recuperare" le relazioni con i russi dopo le aperture all'Occidente. Licenziato anche l’ambasciatore kazaco negli Stati Uniti, Eražan Ašikbaev, molto legato al precedente ministro Murat Nurtleu. Ma nelle scelte ha pesato anche l'eccesso di assistenti e consiglieri, da tagliare nell'ambito della lotta alla corruzione.

  • I presidenti dell'Asia Centrale all'Onu

    Alla sessione per gli 80 anni delle Nazioni Unite tutti i cinque i capi di Stato hanno sottolineato nei loro interventi come questa regione, per secoli lacerata da conflitti di confine, oggi si posiziona come una delle più pacifiche del mondo con la cooperazione economica in crescita. Posizione comune anche sull'Afghanistan per una fine dell'isolamento attraverso un pragmatismo senza riconoscimenti ufficiali per i talebani.

  • I presidenti 'ritoccati' dell'Asia Centrale

    Postura ideale, sorriso bianco, viso liscio abbinato a folti capelli grigi, o ancora neri e brillanti: dal Turkmenistan all'Uzbekistan o al Kazakistan i capi di Stato appaiono sempre in perfetta forma e pieni di vitalità nelle immagini ufficiali. E c'è anche chi con photoshop fa aggiungere centimetri per non sfigurare accanto alla stazza di Donald Trump.

  • Il nepotismo onorario in Asia centrale

    Il presidente Emomali Rakhmon ha asssegnato nei giorni scorsi alla figlia Ozoda il titolo onorifico di "Lavoratore esemplare del Tagikistan". Ennesimo esempio dell'abitudine dei satrapi dell'Asia Centrale a distribuire con grande generosità ai mebri della propria famiglia alte onorificenze, medaglie e premi di ogni genere.

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