Astana (AsiaNews) - Il Kazakistan - che ha appena solennemente celebrato le elezioni del nuovo Kurultaj, l’Assemblea popolare che rimembra le antiche riunioni di Karakorum in Mongolia - si sta rivolgendo sempre più alla storia dell'Ulus Džoči, l’Orda d’Oro del periodo tataro-mongolo che occupava la Russia, l’Asia centrale e il Medio Oriente, considerandola una delle fonti chiave della propria identità statale. Lo Stato sta creando istituti scientifici specializzati, finanziando la ricerca e restaurando monumenti dell'epoca dell'Orda d'Oro. Nel frattempo, il vicino Uzbekistan sta costruendo da decenni una narrazione storica nazionale incentrata su Amir Timur, il grande Tamerlano.
Nell'ottobre del 2021, il governo del Kazakistan ha adottato una risoluzione che istituisce l'Istituto scientifico per lo studio dell'Ulus Džoči. Ufficialmente, l'obiettivo è colmare le lacune nella storia dell'Orda d'Oro e del Khanato kazako, tradurre le fonti medievali e formalizzare questa eredità in un contesto accademico. L'idea dell'eredità storica viene attualmente promossa attivamente dallo stesso Kasym-Žomart Tokaev, il presidente del Kazakistan che ha ripetutamente affermato che l'Ulus Džoči è uno dei fondamenti storici più importanti dello Stato kazako: “l'era dell'Orda d'Oro è sia una parte cruciale della storia nazionale del Kazakistan, sia un periodo di evoluzione della civiltà… la memoria storica della maggior parte dei popoli ricorda le conquiste dei sovrani e dei talentuosi condottieri militari, in modo più vivido del monotono lavoro dei riformatori e dei pensatori di spicco”, ha affermato Tokaev al simposio internazionale “L'Orda d'Oro come modello di civiltà delle steppe: storia, archeologia, cultura, identità”.
A tal fine, il Mausoleo di Džoči Khan a Ulytau è in fase di restauro, sono stati stanziati fondi per ricerche su larga scala e ad Astana sono stati istituiti centri di ricerca specializzati. Nella storiografia sovietica, l'Orda d'Oro veniva vista principalmente attraverso la lente delle conquiste e del “Giogo tartaro-mongolo”, mentre nei primi decenni dell'indipendenza del Kazakistan l'attenzione principale era rivolta alla storia del Khanato kazako a partire dal 1465, dopo che la Russia si era ormai affrancata dal dominio tataro.
Secondo Žaksylyk Sabitov, direttore dell'istituto di ricerca per lo studio dell'Ulus Džoči, durante il primo periodo di indipendenza post-sovietica la giovane repubblica kazaca non promosse l'idea dell'eredità dell'Orda d'Oro per diverse ragioni: “qualsiasi inclinazione verso una crescente coscienza nazionale avrebbe potuto sfociare in una guerra civile, come abbiamo visto in Moldavia, Georgia e altri Paesi che hanno iniziato con un'idea nazionale attiva e romantica, degenerata poi in conflitti civili”. Sotto il primo presidente Nursultan Nazarbaev si prestava molta attenzione all'idea di un Kazakistan moderno e indipendente, inteso come uno Stato nato in epoca moderna.
Tuttavia, nella seconda metà degli anni 2010, l'interesse per i periodi storici precedenti è aumentato sensibilmente. Sabitov stesso attribuisce questo processo, in parte, al mutato scenario geopolitico, a cominciare dall'annessione della penisola ucraina di Crimea (altra sede storica dei tatari) da parte della Russia nel 2014. Un processo simile di ripensamento del passato si è osservato nel vicino Uzbekistan, che ha costruito una parte significativa della sua narrazione storica nazionale attorno alla figura dell'emiro Timur, e all'era timuride fin dal crollo dell'Urss. Il Tamerlano è diventato uno dei principali simboli dello Stato, con monumenti nelle piazze principali, una prestigiosa onorificenza statale a suo nome, e i libri di testo scolastici che lo presentano come un eccezionale statista e leader militare.
È stata proprio la riabilitazione di questa identità imperiale a ostacolare a lungo l'integrazione centroasiatica; all’inizio nessun Paese della regione, oltre all’Uzbekistan, nutriva tali ambizioni, e ora anche il Kazakistan è “malato”, e il suo simbolo è il palazzo presidenziale dell’Ak-Orda, che rievoca le glorie dei tatari ad Astana. “Stanno emergendo due identità imperiali simili, che si scontreranno tra loro”, afferma l'antropologo e filosofo politico uzbeko Bakhtyor Alimjanov. Mentre l'era sovietica svanisce sempre più nel passato, nelle vaste distese dell'Eurasia, le persone ricordano sempre più i “grandi governanti” del Medioevo, le loro “grandi vittorie” e la Grande Steppa senza confini.



















