Dušanbe (AsiaNews) - Ad agosto 2026 in Tagikistan si contavano 108.700 imprenditrici, che rappresentano il 27,8% del totale delle imprese del Paese, come ha dichiarato Sulton Rakhimzoda, presidente del comitato statale per gli investimenti, durante una conferenza stampa a Dušanbe. Nel 2023 le donne impegnate in attività imprenditoriali erano 89.500, pertanto, rispetto al 2023, il numero di imprenditrici è aumentato di circa 19.200 unità, pari al 21,5%.
Rakhimzoda ha osservato che la maggior parte delle donne lavora in piccole e medie imprese, principalmente nel commercio e nei servizi. Le donne sono coinvolte anche nell'agricoltura, nell'artigianato, nell'industria leggera e nella manifattura, ma il numero di imprese industriali da loro gestite rimane limitato. Uno dei nuovi meccanismi di sostegno per le imprenditrici è il progetto “Ampliamento delle possibilità economiche per le donne in Tagikistan”, attuato dal comitato statale per gli investimenti con il supporto della Banca Mondiale.
Il progetto ha un volume di 4,73 milioni di dollari, forniti dal Fondo giapponese per lo sviluppo sociale, e la Banca Mondiale ha approvato il finanziamento del progetto il 1° maggio 2026. Sarà implementato a Dušanbe, nella regione autonoma del Gorno-Badakhšan, e nelle città e provincie a subordinazione repubblicana. Si prevede di raggiungere il numero di 3.200 donne con formazione in competenze imprenditoriali e alfabetizzazione finanziaria; di queste, 1.600 potranno beneficiare di sovvenzioni individuali o di gruppo per avviare e sviluppare un'attività. Oltre ai finanziamenti, riceveranno consulenza e assistenza nella preparazione di business plan, nella registrazione dell'impresa, nell'apertura di conti bancari e nella promozione dei loro prodotti.
Altre 100 micro, piccole e medie imprese già esistenti, guidate da donne, riceveranno supporto di consulenza. Di queste, 50 aziende saranno selezionate per ricevere sovvenzioni fino a 15.000 dollari. La priorità sarà data ai progetti che creano posti di lavoro, utilizzano soluzioni digitali e ambientali e collaborano con piccole imprese gestite da donne. Secondo la Banca Mondiale, si prevede che il progetto contribuirà alla creazione di 3.450 nuovi posti di lavoro, e amplierà l'accesso ai servizi finanziari per 850 imprese di proprietà o gestite da donne. Includendo i familiari delle partecipanti, l'assistenza potrebbe raggiungere fino a 20.000 persone.
Come osserva la Banca Mondiale, le imprese guidate da donne spesso rimangono di piccole dimensioni, e concentrate in settori a valore aggiunto relativamente basso. Tra i principali ostacoli al loro sviluppo vi sono la mancanza di garanzie, l'accesso limitato ai finanziamenti e la carenza di competenze nella preparazione di domande di prestito e piani aziendali. Il programma statale per lo sviluppo dell'imprenditoria femminile individua i seguenti ostacoli principali: mancanza di capitale iniziale, risorse finanziarie, umane e di tempo insufficienti, bassi livelli di alfabetizzazione giuridica, finanziaria e digitale, e stereotipi di genere negativi.
Una ricerca dell'International Finance Corporation mostra inoltre che le imprenditrici necessitano di prestiti con tassi di interesse più bassi e requisiti di garanzia più flessibili.
Oltre alla mancanza di finanziamenti, le donne si trovano ad affrontare un accesso limitato a informazioni, mercati, contatti commerciali e consulenza professionale. Questi problemi sono particolarmente acuti nelle aree rurali, dove sono presenti meno filiali di istituti finanziari e un accesso più limitato ai servizi di consulenza. Esistono anche vincoli sociali: le concezioni tradizionali del ruolo delle donne possono limitarne la mobilità, l'accesso alla formazione e la partecipazione all'attività economica formale. Molte donne conciliano la gestione aziendale con le responsabilità domestiche e la cura dei figli, il che riduce il tempo a disposizione per la formazione, la ricerca di partner e l'espansione delle proprie attività. Un altro problema è la natura informale di molte imprese femminili: lavorare senza una registrazione formale priva le imprenditrici dell'accesso alla previdenza sociale, alla tutela legale, ai finanziamenti bancari e a mercati più ampi. L'accesso limitato alle piattaforme digitali e all'e-commerce impedisce inoltre alle donne di espandersi oltre i mercati locali, e di entrare in settori più redditizi.


















