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Il fallimento dell’unità popolare della Russia

Un anno fa Putin istituì le giornate dedicate agli “Stati minori” e alle “lingue dei popoli” della Russia, per esprimere l’ideale della sobornost, la grande unione universale che esprime la missione storica della Russia ortodossa. Che però oggi, al posto della “unione dei popoli”, proclama sempre più la “divisione delle Chiese”.

  • Kabul, attentato in una moschea sunnita: oltre 50 vittime

    Le notizie di oggi: le autorità cinesi hanno bandito dai social (e fermato) un popolare influencer figlio del proprietario di Wanda Group; Jakarta sospende l’export di olio di palma; in Vietnam inaugurato il ponte in vetro più lungo al mondo; compagnie straniere in fuga da Mosca; a Biškek nasce un nuovo movimento politico di opposizione; Gerusalemme: altre due vittime nella nuova ondata di violenze, un israeliano e un palestinese.

  • In Europa si combatte, l’Asia si arma

    Sipri: Cina e India seguono gli Usa nella spesa militare. Nel 2021 i cinesi arrivati a 293 miliardi dollari (+4,7%). L’esborso per la difesa di Delhi tocca i 76,6 miliardi. Trend verso l’alto anche per Giappone e Australia. Dopo quattro anni torna ad aumentare il budget militare iraniano. In Qatar crescita del 434% rispetto al 2010.

  • I giochi di Erdogan tra Mosca e Kiev

    Ankara ha stretti rapporti con entrambe le parti in conflitto. Il presidente turco cerca successo diplomatico mentre l’economia del suo Paese è in sofferenza. Più conflitti nascono nei territori ex sovietici, più la Turchia ne trae vantaggio, rilanciando i suoi piani imperiali neo-ottomani.

  • La Pasqua ortodossa, morte e rinascita dei popoli

    In Russia e in Ucraina strumentalizzati anche i riti e le tradizioni della Settimana Santa. Il papa e il patriarca di Mosca hanno dovuto annullare l’incontro previsto a Gerusalemme a metà giugno, in “attesa di tempi migliori”. La speranza controcorrente del metropolita Onufryj: "Anche oggi il mondo vive grazie ai giusti che hanno fatto spazio al Signore risorto nel proprio cuore, rendendoli forti e capaci di amare il mondo intero”.

  • La fuga degli informatici dalla Russia

    Non intendono vivere sotto il regime di Putin, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina. Diretti per lo più in Armenia, Georgia e Turchia, per poi spostarsi in Europa o negli Usa. Con la fuga dei giganti hi-tech, la Russia rischia la paralisi tecnologica.

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