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La Russia rinchiusa dentro se stessa

Come nei giorni “gloriosi” del Covid, in Russia nei giorni scorsi è apparso improvvisamente un documento sui visti d'uscita, probabilmente ispirato dai servizi dell’Fsb, che impone nuove regole per i viaggi verso i “Paesi ostili”. Si potrà andare solo in gruppi turistici di almeno 10 persone, accompagnati da un itinerario approvato

  • La cancellazione della Russia

    Mosca oggi denuncia l'ostracismo della propria cultura. Ma fin dalla Rus' di Kiev i russi hanno eliminato ogni riferimento alla "Chiesa madre" di Bisanzio, già allora vittima di una "cancel culture". La follia auto-distruttiva della "riscrittura della storia" accomuna Oriente e Occidente, Russia, America ed Europa, e la guerra in corso non è altro che la grande sanzione punitiva di tutti verso tutti.

  • La neutralità filorussa di Pechino

    I cinesi continuano a comprare petrolio russo a prezzi scontati, finanziando la guerra di Putin contro l’Ucraina. Ci sono dubbi però che la Cina sfiderà le sanzioni secondarie di Europa e Usa, i suoi principali partner commerciali. Esperta russa: da riunione Brics solo “retorica”.

  • Erdogan, il Giano bifronte che mercanteggia con la Nato e Mosca

    Ankara toglie il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nell’Alleanza atlantica. In cambio ottiene massima collaborazione nella lotta contro i gruppi curdi, dal Pkk all’Ypg. La stampa interna celebra la resa dell’Occidente alle richieste del presidente, che continua a trattare con il Cremlino per operare in Siria. Per il sultano una vittoria diplomatica in vista delle presidenziali del 2023.

  • Il putinismo conquista l’Ermitage

    Per il direttore del museo di San Pietroburgo, l’arte è una forma di militarismo e imperialismo. Il giornalista Pavljučik gli consiglia di guardare le fotografie delle famiglie ucraine distrutte. Regista Nevzorov: “Oggi in Russia è caduto l’ultimo bastione della decenza. Il fascismo ha bussato alla porta dell’Ermitage, e gli hanno aperto”.

  • La guerra della sposa che si sente tradita

    I Paesi con cui la Russia oggi si sente in contrapposizione non sono i “nemici”, ma i Paesi “non amichevoli”. Per capire in profondità questa definizione si possono ricordare le tesi di Vladimir Solov’ev, che alle soglie del XX secolo ricordava la “natura femminea” della Russia. In questa prospettiva la guerra è una reazione che afferma l’ingiustizia e la violenza maschile di un Occidente che vive solo di sé stesso e non onora la capacità di sacrificio della sua sposa, il suo desiderio di generare un mondo nuovo.

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