La Russia rinchiusa dentro se stessa

Come nei giorni “gloriosi” del Covid, in Russia nei giorni scorsi è apparso improvvisamente un documento sui visti d'uscita, probabilmente ispirato dai servizi dell’Fsb, che impone nuove regole per i viaggi verso i “Paesi ostili”. Si potrà andare solo in gruppi turistici di almeno 10 persone, accompagnati da un itinerario approvato

di Stefano Caprio

La giornalista Galina Sidorova, ex-direttrice della rivista Soveršenno Sekretno, si chiede se sullo sfondo dei raid di rappresaglia di droni e missili di Kiev in tutta la Russia, “i lamenti inarticolati degli oligarchi russi riusciranno finalmente a domare la nave del Cremlino, e a spingere il capitano impazzito fuori dal timone”. Perché ormai la Russia è un Paese chiuso a tutte le comunicazioni esterne, in cui si usa “rinchiudere le persone, alcune in prigioni e ospedali psichiatrici, altre a casa, e chiudere il Paese, il tutto mentre si cerca di raggiungere ogni forma di vita al di fuori dei suoi confini… per la confraternita degli anziani disfunzionali di Putin, questo è diventato sia un credo, sia uno strumento della loro stessa esistenza politica”. Le recenti minacce del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, secondo cui “i cieli russi non si possono più considerare sicuri”, stanno rendendo ancora più acuta la sensazione della “prigione russa” per i suoi abitanti.

Come nei giorni “gloriosi” del Covid, quando tutti erano costretti a rimanere a casa, e nessuno andava da nessuna parte, è apparso improvvisamente nei giorni scorsi un documento sui visti d'uscita per i russi, probabilmente ispirato dai servizi dell’Fsb, che impone nuove regole per i viaggi verso i “Paesi ostili”. Si potrà andare solo in gruppi turistici di almeno 10 persone, accompagnati da un itinerario approvato; ovviamente in nome della sicurezza dei cittadini, ma di fatto è la richiesta di un'autorizzazione statale per qualsiasi uscita dalla Federazione Russa.

Il divieto di libera circolazione era in vigore per quasi tutta l'esistenza dell'Urss, quando i permessi, chiamati “visti d'uscita”, si dovevano ottenere tramite il dipartimento per i visti e le registrazioni Ovir, una divisione speciale del ministero degli Interni. Il turismo era consentito solo in gruppi organizzati, e in genere ai cittadini sovietici era concesso di trascorrere le vacanze nella pacifica Bulgaria socialista, e solo con un buon comportamento ci si poteva “guadagnare” il diritto di ammirare in seguito le bellezze di qualche capitale occidentale. I migliori studenti e gli eroi del lavoro del “miglior Paese del mondo” venivano premiati con un viaggio nell'Occidente “in decadenza”.

Galina Sidorova era un’eccellente studentessa di francese, ed ebbe la fortuna di andare all'estero per la prima volta con un programma di scambio studentesco, frequentando un corso di lingua di due settimane a Parigi alla metà degli anni '70. Le istruzioni erano severe: non si doveva mai parlare con gli sconosciuti, soprattutto se qualcuno si avvicinava per strada, perché i dissidenti malintenzionati, si diceva, “cercano sempre di farti avere materiale pericoloso” come la rivista Russkaja Mysl, una delle principali pubblicazioni degli emigrati russi in Francia all'epoca. Se si usciva bisognava farlo in gruppi di almeno tre persone, e la violazione del “regime” era punibile con l'espulsione dall'istituto.

Venivano concessi degli spiccioli per i souvenir, davano da mangiare durante le lezioni e si faceva colazione e cena in hotel. Galina ricorda che “alloggiavamo in una posizione splendida, non lontano dal Louvre, in un vecchio albergo con i pavimenti scricchiolanti… non avevamo pratficamente tempo libero, ma i nostri giovani cuori desideravano ardentemente uscire in città a ogni occasione”. C’era anche un cinema nelle vicinanze, dove a mezzanotte davano L'esorcista, un film horror di cui si era sentito parlare nonostante la Cortina di erro, poiché film del genere non venivano prodotti né distribuiti nell'Urss. Così, dopo aver aspettato che tutti dormissero (o almeno “se ne stessero rintanati nei loro nascondigli”), due studentesse brillanti, congelate dalla paura ad ogni scricchiolio, si diressero verso l'uscita dell'hotel per correre al cinema.
Oggi in Russia tutto è organizzato, in un modo o nell'altro, come lo era alla fine dell'era Brežnev: avendo adottato le pratiche dei suoi predecessori sovietici, Putin non è riuscito a comprendere che una diffusa sfiducia verso tutti e tutto non è altro che un segno di debolezza dello Stato. Tuttavia, in guerra su tutti i fronti, e in un contesto in cui parte della generazione più anziana ha già sperimentato la libertà di lasciare il Paese e la generazione più giovane si è stabilita sul World Wide Web, il “capitano” del Cremlino, ormai esausto, ha raggiunto nuove vette di brutalità e sofisticazione. Tanto più che la Russia è un Paese di perenni restrizioni, che sono facili da imporre e ancor più facili da dimenticare. Ad esempio, le stesse restrizioni anti-Covid-19 sono ancora in vigore in molte regioni: le autorità le citano quando servono per vietare le manifestazioni. Nemmeno la mobilitazione alla guerra è stata sospesa, quindi se dovesse rinnovarsi a ottobre (cosa di cui si parla oggi in Russia a ogni angolo di strada), non ci sarà bisogno di annunciare nulla di nuovo: le misure previste dal decreto di Putin verranno semplicemente intensificate.

Lo stesso vale per i “visti d'uscita”, di cui oggi le prime “vittime” sono le forze di sicurezza: gli ufficiali in servizio attivo dell'Fsb sono soggetti al divieto assoluto di viaggio. Tale divieto può essere esteso per legge fino a cinque anni, anche dopo il licenziamento. La possibilità per i funzionari del ministero dell'Interno e della Guardia nazionale di lasciare il Paese era inizialmente bloccata da decreti interni, e dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina la norma è stata recepita a livello legislativo federale. Nel luglio 2022 sono state introdotte sanzioni penali per i cittadini con autorizzazione di sicurezza che viaggiano all'estero senza permesso, ciò che ha colpito direttamente giudici, pubblici ministeri e investigatori con autorizzazione di sicurezza; nell'agosto 2023 è stata approvata una legge sulla consegna dei passaporti stranieri, che impone a tutti i funzionari pubblici e alle forze di sicurezza in possesso di tali autorizzazioni di depositarli presso gli enti statali per la custodia. A partire da maggio 2024, giudici, avvocati, deputati e senatori sono tenuti a presentare una notifica scritta all'Fsb e al servizio di intelligence estera Svr almeno 30 giorni prima del viaggio previsto, specificando itinerario, date, mezzo di trasporto e indirizzo all'estero.

Il resto è prevedibile, ricordando un'altra regola di epoca sovietica, quando dopo ogni viaggio di lavoro bisognava consegnare il passaporto all'ufficiale del personale. Sebbene i giornalisti non siano ovviamente a conoscenza di alcun segreto di Stato, di questi tempi i dipendenti del settore pubblico sono ovviamente i primi a soffrire, e certamente lo Stato troverà un modo per raccogliere e conservare i documenti di viaggio di tutti i “russi comuni” che non sono direttamente sotto il suo controllo. Data l'attuale tendenza globale alla chiusura delle frontiere, che sta riportando l'umanità indietro di decenni, è improbabile che tali abusi interni provochino indignazione nemmeno nelle democrazie sviluppate, come accadeva durante la Guerra Fredda. Infine, un divieto totale di ingresso e uscita dei cittadini dalla Federazione Russa potrebbe essere imposto tramite la legge marziale, che in Russia viene introdotta con un decreto presidenziale speciale.

Questo è parte integrante della tendenza, e il principale strumento contro coloro che minacciano il Cremlino: dal 2022, oltre duemila persone sono state accusate di alto tradimento, spionaggio e collaborazione con uno Stato straniero “a danno della Russia”, come logica conseguenza della chiusura del Paese. Nel 2025 il numero di persone arrestate per tali reati è stato trenta volte superiore rispetto al 2021, e nei primi sei mesi del 2026, 312 persone si sono aggiunte alle fila dei “traditori” condannati, un record assoluto. Di questi, solo il 4% del totale aveva accesso a segreti di Stato. La pena media per il tradimento è aumentata da 12 a 16 anni, e dieci persone sono state condannate all'ergastolo, tredici sono morte in custodia.

Gli scienziati sono stati oggetto di particolare attenzione da parte delle forze dell'ordine: sono stati privati ​​della libera comunicazione con i colleghi stranieri, e tutta la ricerca è sotto la sorveglianza dei servizi segreti. Non è difficile immaginare che cosa questo significhi per lo sviluppo della scienza. Dopo il 2022, una quindicina di scienziati si è trovata ad affrontare accuse di tradimento, dieci di loro avevano più di 60 anni al momento dell'arresto. L'accusa principale era quella di aver partecipato a progetti congiunti con stranieri, e di aver presentato i propri lavori a conferenze scientifiche internazionali.

Di recente, Putin si è lasciato sfuggire: “quando l'operazione Svo finirà, che cosa faremo?”. A quanto pare, questa domanda gli è stata posta da alcuni volontari che prestavano assistenza al fronte, ma in realtà sembra più una riflessione sui suoi stessi incubi. E il presidente ha risposto a questa domanda in modo deciso: la guerra deve continuare. Dopotutto, come ha affermato il suo portavoce Dmitrij Peskov, questa per la Russia è “la crisi perfetta”, che riempie “tutta la vita del nostro popolo di unità e consolidamento morale”.


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