Mosca (AsiaNews) - Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill (Gundjaev) si è recato come ogni anno a Kazan, la capitale della repubblica del Tatarstan sugli Urali, in occasione della festa dell’icona sacra della Madonna di Kazan, simbolo delle vittorie russe nelle guerre, la cui ultima copia ufficiale fu restituita dal Vaticano nel 2004, dopo lunghe vicissitudini storiche. Il patriarca ha poi riservato particolare importanza alla visita della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, di cui quest'anno ricorre il 300° anniversario, e costituisce uno dei monumenti architettonici e simboli spirituali più famosi della città riconquistata da Ivan il Terribile nel 1552, mettendo fine all’ultimo grande Khanato tataro-mongolo e aprendo alla Russia le porte dell’Asia.
La costruzione della grande chiesa in pietra è legata peraltro alla visita dell'imperatore Pietro il grande a Kazan, durante il suo viaggio verso la campagna persiana. Il 27 maggio 1722, lo zar arrivò in città e soggiornò nella casa del mercante Ivan Mikhljaev. In ricordo di questo evento, Mikhljaev decise allora di sostituire la piccola chiesa di legno con una maestosa cattedrale in pietra a due piani. La prima pietra della cattedrale fu posata nel 1723, la costruzione procedette molto rapidamente per l'epoca e la cattedrale fu consacrata nel 1726. Nello stesso anno fu eretto un grande campanile separato a fianco della chiesa. Nel corso della sua lunga storia, la cattedrale subì numerosi incendi: nel 1742, 1749, 1774, 1815 e 1842. Danni particolarmente gravi si verificarono nel 1815: la parrocchia fu costretta a trasferirsi nella vicina chiesa di Gostinodvorskaja per nove anni, ma tra il 1824 e il 1825 il tempio fu restaurato. Durante il periodo sovietico, la cattedrale continuò a funzionare fino al 1939, e dopo la sua chiusura fu ufficialmente considerata un monumento architettonico, tutelato dallo Stato. Dagli anni '50 agli anni '80, l'edificio ospitò un planetario.
Nel 1989, grazie all'impegno del vescovo Anastasij di Kazan e all'attivismo dei fedeli, la cattedrale fu restituita alla Chiesa. Sebbene non vi si celebrassero funzioni religiose da circa cinquant'anni, la chiesa conserva la sua antica iconostasi a sette livelli, riccamente decorata secondo la tradizione del barocco russo. Il patriarca Kirill ha quindi commentato che “quando si osservano queste chiese, che hanno resistito a un periodo di devastazione e alla distruzione di luoghi sacri, si comprende quanto sia più forte il potere di Dio rispetto a quello umano. Quelle forze umane che si erano prefissate il compito di distruggere la fede religiosa nel nostro Paese sono scomparse, ma noi esistiamo: noi siamo la Chiesa di Dio. Le chiese vengono restaurate, rinnovate e ne vengono costruite di nuove, perché il potere di Dio è più forte di quello umano. E il grande errore di chi non crede in Dio è quello di non affidarsi al Suo potere”.
Per l’occasione Kirill ha donato un’icona della beata Matrona di Mosca, la Matuška grande operatrice di miracoli, una donna cieca dalla nascita, che non poteva né stare in piedi né camminare e non vedeva nulla. “L'unico legame che aveva con il mondo che la circondava era la sensazione tattile; poteva sentire le cose con le mani e, a quanto pare, certe immagini le si formavano nella mente”, ha ricordato il patriarca. “Persino durante quei tempi senza Dio nell'Unione Sovietica – ha aggiunto - la gente andava da lei, compresi alti funzionari del partito”. Si dice che perfino Josif Stalin si recò da lei per chiedere consiglio, al momento dell’invasione nazista.
Il patriarca ha visitato poi la mostra allestita nel piazzale della cattedrale, che esponeva i lavori degli studenti del centro ricreativo “Sogno” per disabili, e si è rivolto ad essi affermando che “quando una persona vuole ottenere qualcosa senza sforzo, molto spesso fallisce a un certo punto della sua vita, ma se sa lavorare e raggiungere gli obiettivi che si prefigge, diventa una persona di successo e quindi felice. Vi benedico tutti per questo percorso di vita: non bisogna aver paura di imparare, pertanto crediamo in Dio, amiamo la nostra Patria e lavoriamo”.



















