I nuovi emigranti russi

Il sito Meduza ha intervistato la politologa Margarita Zavadskaja, una delle co-fondatrici del progetto OutRush che dalla Finlandia studia l'emigrazione russa, il suo adattamento all'estero e il conflitto tra “chi se n'è andato” e “chi è rimasto”. Oltre alle differenze tra le diverse ondate migratorie.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - Nel 2026 i russi stanno lasciando nuovamente il Paese in massa, e si trovano all'inizio di un lungo viaggio per ricostruire una nuova vita praticamente da zero. Molti emigranti si erano già trasferiti in diversi Paesi negli anni scorsi, e non hanno ancora trovato una sistemazione a lungo termine; alcuni hanno trovato una vera e propria nuova casa, mentre altri ancora sono addirittura tornati in Russia. Il sito Meduza ha intervistato la politologa Margarita Zavadskaja, ricercatrice senior presso l'Istituto finlandese per gli affari internazionali e una delle co-fondatrici del progetto OutRush che studia l'emigrazione russa, il suo adattamento all'estero e il conflitto tra “chi se n'è andato” e “chi è rimasto”, e le differenze tra le diverse ondate migratorie.

A suo parere, “lo stereotipo del conflitto è utile alla propaganda russa e viene deliberatamente promosso: chi se n'è andato è un traditore, dicono, ma contiene anche il risentimento di coloro che non appoggiano la guerra e il regime, e a differenza di chi se n'è andato sono costretti a rimanere in Russia, o non possono permettersi di emigrare… È del tutto possibile che si sentano abbandonati dai loro compatrioti, oppure vogliono restare e credono che sia la decisione giusta”. Il centro sociologico Levada ha posto domande su come le persone percepiscono coloro che se ne sono andati, sebbene il sondaggio si sia concentrato specificamente sulle celebrità, a partire ad esempio dalla famosa cantante Alla Pugačeva; emerge una certa negatività, ma che non riflette il quadro completo. Il numero di persone in Russia che hanno perso qualcuno che ha lasciato il Paese non è molto alto, ed è difficile provare dispiacere per qualcuno che non si è mai incontrato.

Non è facile valutare come le persone uscite dalla Russia vivano questa disconnessione; la situazione sta cambiando molto rapidamente, tra droni, carenza di carburante e crisi economiche. Se si considera il passato - dato che la Russia ha già vissuto periodi di sconvolgimenti - chi se n'è andato prova più empatia per chi è rimasto, piuttosto che il contrario, in una sorta di “asimmetria emotiva”. Un recente studio del 2026 a cui ha partecipato la stessa Zavadskaja non ha evidenziato alcuna ostilità nei confronti di chi è rimasto; al contrario, le persone ne sentono la mancanza, desiderano comunicare e mantengono contatti regolari non solo con i familiari, ma anche con gli amici.

Tra gli emigrati si percepisce una crescente irritazione e stanchezza, riguardo alle notizie di quanto avviene all’interno della Russia. Già nel 2023, ancor prima della morte di Aleksej Naval’nyj, molti si lamentavano di essere stanchi di leggere le notizie, ma pochi sono disposti ad abbandonare completamente i media in lingua russa. Tutti sono stanchi delle notizie deprimenti, e i media stanno rispondendo a questa esigenza: stanno emergendo contenuti più spensierati, come il programma del canale televisivo Dožd, “Drama Queens”.

Le ondate migratorie vengono indicate con definizioni convenzionali, dividendo tra “settembristi”, coloro che sono partiti all'inizio della mobilitazione del 2022, e “febbraisti” che hanno lasciato la Russia subito dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. È come se ci fosse una morale: noi siamo i veri emigranti, quelli che sono partiti prima che lo Stato volesse sbarazzarsi dei nostri corpi, mentre quelli che sono partiti a settembre sono in qualche modo difettosi. Oggi ci sono certamente motivi per parlare di una maggiore propensione all'emigrazione, e l'ansia e il desiderio di partire sono chiaramente aumentati, ma non ancora ai livelli del 2022. Al momento si ha a che fare con le voci di una possibile mobilitazione, che però non è ancora stata annunciata, anzi finora è sempre stata smentita dalle autorità russe. Le condizioni per un nuovo esodo migratorio si sono create, ma la sua entità dipenderà in gran parte dal verificarsi di un nuovo forte innesco.

Come spiega l’esperta, “un'ondata migratoria non si limita al momento in cui tutti iniziano a parlare di emigrazione sui social media, e i ricercatori devono individuare la convergenza di diversi indicatori indipendenti”. Il primo indicatore è l'intenzione: ricerche online, richieste di informazioni a organizzazioni che offrono assistenza per il trasferimento, domanda di consulenza legale in materia di immigrazione e interesse per l'affitto e il lavoro all'estero. Il secondo è il movimento effettivo: attraversamenti di frontiera, numero di russi che entrano in Armenia, Georgia, Kazakistan e altri Paesi, e vendite di biglietti aerei. Il terzo è l'insediamento definitivo in un nuovo luogo: richieste di permessi di soggiorno e altri status legali, iscrizione dei figli a scuola, registrazione di attività commerciali, ricerca di lavoro e contratti di affitto a lungo termine. Esistono diverse autodefinizioni: molti si definiscono “cittadini globali” o “cittadini del mondo”, altri si sentono semplicemente “persone in esilio”.

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