Card. David: la guerra in formato AI, minaccia per i filippini nel Golfo

Il vescovo di Kalookan esprime “profonda preoccupazione” per la condizione dei lavoratori in un’area di grave crisi. Nel 2025 record storico di rimesse dalla diaspora con 35,63 miliardi. Il pericolo crescente legato all’uso (incontrollato) dell’intelligenza artificiale nei conflitti, l’appello ai leader delle nazioni.

di Santhos Digal

Manila (AsiaNews) - “Profonda preoccupazione” per la condizione dei migranti filippini in Medio oriente, teatro di una crisi militare ed economica legata ai molteplici conflitti in corso che colpiscono duramente i lavoratori presenti nella regione, e per l’uso crescente dell’intelligenza artificiale (anche) in guerra. È quanto ha espresso il card. Pablo Virgilio Siongco David, ex presidente della Conferenza episcopale del Paese, in un post pubblicato oggi sui social media a conferma dell’attenzione della Chiesa locale per la condizione dei lavoratori migranti, soprattutto quanti si trovano nelle nazioni del Golfo. “La mia apprensione - scrive il porporato - non riguarda soltanto i cittadini di questi Paesi del Golfo, ma anche i milioni di filippini che vivono e lavorano lì” e che hanno contribuito fattivamente al loro sviluppo economico.

Secondo le stime del governo di Manila aggiornate al marzo 2026, circa 2,35 milioni di connazionali vivono nei sei Stati del Golfo: 975mila negli Emirati Arabi Uniti (Eau), 813mila in Arabia Saudita, 250mila in Qatar, 211mila in Kuwait, 56mila in Bahrein e 49mila in Oman. “Si tratta dei nostri connazionali - ha sottolineato il vescovo di Kalookan - che hanno lasciato le loro famiglie per guadagnarsi da vivere all’estero. La loro sicurezza e il loro benessere devono rimanere una priorità per il nostro governo”.

“È in gioco - ha proseguito - la vita di milioni di persone innocenti, compresi i nostri fratelli e sorelle filippini che lavorano in Medio oriente. Non possiamo permetterci di lasciare il loro futuro in balia della logica della guerra, tanto meno di macchine che un giorno potrebbero funzionare al di là della nostra capacità di comprenderle e controllarle” con un riferimento del cardinale ai crescenti timori legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e di robot con sembianze sempre più “umane”.

Nel 2025, le rimesse in contanti dei lavoratori filippini all’estero (Ofw) hanno raggiunto il massimo storico di 35,63 miliardi di dollari, rappresentando circa il 7,3% del prodotto interno lordo (Pil) delle Filippine. Il flusso di denaro inviato dai migranti nel Paese di origine è aumentato del 4,2% su base annua, raggiungendo i 3,52 miliardi di dollari nel dicembre 2025; una crescita trainata principalmente dall’aumento delle rimesse di quanti operano nel settore agricolo, come emerge dai dati forniti da Bangko Sentral ng Pilipinas (Bsp), la banca centrale delle Filippine.

Il prolungarsi delle guerre

Il card. David si dice preoccupato per la continua escalation della guerra in Medio oriente. Ciò che è iniziato con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran lo scorso febbraio si è trasformato in un conflitto regionale più ampio, con Teheran che ha sferrato rappresaglie contro le installazioni militari statunitensi in diversi paesi del Golfo, tra cui Emirati, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman. La Repubblica islamica sostiene di non avere nulla contro i propri vicini arabi del Golfo e che i suoi obiettivi siano principalmente le strutture militari Usa situate all’interno dei loro territori. 

Tuttavia, le conseguenze di questi attacchi si fanno sentire ben oltre le basi militari mettendo a rischio le vite dei civili, le infrastrutture strategiche come gli aeroporti, impianti energetici e il trasporto marittimo internazionale.

Anche l’Arabia Saudita è stata trascinata nel conflitto, con nuovi attacchi missilistici e con droni da parte del movimento Houthi yemenita, anch’esso sostenuto militarmente dall’Iran, arrivando a lambire con i propri lanci nel fine settimana scorso anche l’aeroporto internazionale di Riyadh. Il pericolo è che i Paesi che hanno cercato di evitare un coinvolgimento diretto nella guerra vengano comunque trascinati nel suo circolo di violenza in continua espansione. “Sono altrettanto preoccupato - scrive il porporato - per il continuo coinvolgimento di Israele nella guerra contro l’Iran, proprio mentre proseguono le sue operazioni militari a Gaza e in Libano”.

Infine a Gaza, dove i palestinesi continuano a morire nonostante il cessate il fuoco, mentre le famiglie sfollate a causa della guerra sono costrette a vivere tra le macerie delle loro case andate distrutte dalle bombe. E il Libano, in cui i nuovi attacchi israeliani e gli scontri a fuoco con Hezbollah minacciano di far crollare il fragile cessate il fuoco. “La sofferenza della gente comune ha superato i limiti della sopportazione, e le parti coinvolte - ha affermato il card. David - devono impegnarsi seriamente per la pace”.

Intelligenza artificiale e conflitti

Vi è poi un altro tema che sta particolarmente a cuore al vescovo di Kalookan, che è anche vice-presidente della Federazione dei vescovi cattolici dell'Asia (FAB):"il crescente ricorso all’intelligenza artificiale nella guerra moderna”. Il riferimento è a quanto emerso in alcuni rapporti recenti, i quali indicano che sistemi assistiti dall’IA sono già stati utilizzati in operazioni militari mirate contro l’Iran, come a Gaza e in Libano. “Queste tecnologie - avverte - possono accelerare l’identificazione e la selezione degli obiettivi, riducendo a pochi minuti o secondi decisioni che un tempo richiedevano ore”.

Al tempo stesso, i principali sviluppatori del settore hanno messo in guardia sulla progressiva difficoltà di comprendere e controllare il comportamento di sistemi sempre più potenti. “Ciò solleva una domanda inquietante: il processo decisionale militare assistito dall’AI può aver contribuito alla rapidità e alla portata - chiede il cardinale - di questa recente escalation? Non disponiamo ancora di prove sufficienti per rispondere a questa domanda. Ma è una questione - avverte - che merita di essere approfondita con urgenza”, mentre continua la corsa verso la super-intelligenza artificiale.

“Stiamo forse permettendo - riflette - lo sviluppo di tecnologie in grado di accelerare la macchina da guerra più rapidamente di quanto la saggezza umana, il discernimento morale e la diplomazia possano frenarla?”. “Prego affinché i leader delle nazioni coinvolte trovino il coraggio di fare un passo indietro rispetto a questa pericolosa escalation e tornino al tavolo dei negoziati. La pace - conclude il card. David - non può essere raggiunta semplicemente sviluppando armi più sofisticate o minacciandosi a vicenda con una distruzione ancora maggiore”.

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