Russia, Ucraina e lo scontro sempre più duro nel mar Nero

Mentre Washignton insiste a parlare di mediazione si intensificano gli attacchi alle navi anche in acque territoriali di Paesi terzi in una rotta fondamentale per gli approvvigionamenti di grano in molte aree del mondo. La spinta a coinvolgere anche India, Egitto e Turchia in una soluzione negoziale.

di Vladimir Rozanskij

Mosca (AsiaNews) - Continua a svilupparsi una grande escalation dei conflitti nel mar Nero, con sia navi legate alla Russia sia navi civili che trasportano merci ucraine sotto attacco. Una petroliera soggetta a sanzioni ucraine ha preso fuoco al largo della costa di Soči, e il giorno prima la Russia aveva attaccato una nave turca in rotta da Izmail all'Italia, al largo delle coste della Romania. Su Radio Crimea.Realities la conduttrice Alena Badyuk ne ha discusso con Pavel Lakijčuk, esperto militare e responsabile dei programmi di sicurezza presso il Centro studi globali Strategy XXI, e Oleg Lisny, politologo e direttore del think tank Politika.

A fine settembre le forze ucraine avevano già attaccato più di 160 navi nel mar Nero, secondo Robert Brovdi detto Madyar, comandante delle forze per i sistemi senza pilota dell’Ucraina. Nel frattempo la Russia ha utilizzato droni per attaccare una nave civile turca in acque neutrali al largo delle coste rumene: il capitano è morto, secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, il quale ha affermato che la nave trasportava mais. A bordo si trovavano cittadini dell'Azerbaigian e dell'India.

Zelenskyj ha ricordato che l'Ucraina e i Paesi terzi hanno ripetutamente proposto misure concrete per allentare le tensioni e garantire la sicurezza nel mar Nero, ma la Russia continua a “scegliere il terrore e l'affondamento di navi civili anziché la normale navigazione”. Mentre in passato la Russia prendeva di mira le infrastrutture portuali ucraine e le navi che navigavano nelle acque territoriali ucraine e in alto mare, ora attacca anche navi nelle acque territoriali di altri Paesi del mar Nero, osserva l'esperto militare. Pochi giorni fa si è verificato un altro evento significativo: due navi da carico secco, entrambe portarinfuse, sono state attaccate nella zona economica esclusiva della Bulgaria, nella parte meridionale del Mar Nero.

Secondo Pavel Lakijčuk “il terrorismo è iniziato contro navi che battono bandiere diverse, ma si trovano nella zona economica esclusiva della Romania, e si tratta a tutti gli effetti di un attacco indiretto alla Romania”. Tutte e tre le navi di compagnie turche sono state colpite da “droni sconosciuti” nel mar Nero. L'esperto è anche convinto che la Russia stia deliberatamente attaccando le navi turche per costringere la Turchia ad accettare accordi separati, mentre la Turchia cerca di porsi come garante della stabilità nel mar Nero. Allo stesso tempo, afferma Lakijčuk, sta cercando di “stare seduta su due sedie”, acquistando petrolio e grano ucraino rubato dalla Russia.

L'Ucraina ha ripetutamente proposto una tregua marittima, ed è ora pronta a vari formati di cessate il fuoco, ma è necessario il consenso della Russia. Diverse opzioni sono state proposte, coinvolgendo India, Egitto e Turchia, considerando che il blocco russo del traffico di grano ucraino è una preoccupazione non solo per i suoi vicini turchi, ma anche per gli attori esterni. Secondo Oleg Lisny, “l'India è un Paese influente nei suoi rapporti con la Russia: acquista risorse, quindi ha una sua leva negoziale. La Turchia ha i suoi vantaggi, e anche l'Egitto ha la sua prospettiva, ma senza un approccio globale non ci saranno risultati, poiché il problema è essenzialmente lo stesso per tutti: la guerra si sta combattendo in Ucraina e le conseguenze si fanno sentire ben oltre i suoi confini”.

Allo stesso tempo, secondo Lisny, le iniziative isolate non bastano: bisogna aumentare la pressione sulla Russia, e non solo a livello diplomatico, “bisogna continuare ad applicare 'sanzioni cinetiche', poiché loro continuano a fare lo stesso con noi, e l'opzione ideale sarebbe coinvolgere gli Stati Uniti in questo processo”. Gli Usa hanno agito da mediatori e lo hanno dichiarato apertamente, e il partito repubblicano, e Trump in particolare, devono dimostrare di aver ottenuto qualche successo prima delle elezioni. Allo stesso tempo, l'esperto rimane ottimista sulla possibilità di concludere una tregua marittima: è convinto che non solo i meccanismi di pressione sulla Russia potrebbero giocare un ruolo in questo senso, ma anche il fatto che la Russia sia interessata a un trasporto di grano senza ostacoli.

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