Allahabad (AsiaNews) - “L’identità si acquisisce per nascita”. Con una sentenza storica, l’Alta Corte di Allahabad ha stabilito che una conversione religiosa o un matrimonio interreligioso non comportano automaticamente la perdita dello status di “tribù registrata” (St) acquisito per nascita.
Nella sentenza emessa il 14 settembre 2026 dal giudice unico Arun Kumar, la Corte afferma che “il cambiamento di religione non pone fine ipso facto allo status di tribù registrata”, tracciando una linea netta tra scelta personale e mutevole di fede di una persona e la sua discendenza indigena permanente.
La controversia originaria
La sentenza è scaturita da una controversia fondiaria (Nanhki, nota come Naimunnisha, contro lo Stato dell’Uttar Pradesh) che ha visto coinvolta una ricorrente nata nella tribù indigena dei Bhuiyan e successivamente sposata con un uomo musulmano. Le autorità locali hanno annullato il suo acquisto di un terreno tribale protetto, sostenendo che la sua conversione le avesse fatto perdere lo status di appartenenza a una tribù registrata.
La corte ha chiarito che, ai sensi dell’Ordinanza costituzionale sulle Tribù Registrate del 1950, il cambiamento di religione non comporta automaticamente la perdita dello status. Tuttavia, ha aggiunto un’importante precisazione: qualora lo status venga contestato, l’individuo deve dimostrare di mantenere un legame continuativo con le usanze e il tessuto sociale della propria comunità. Poiché la ricorrente aveva completamente reciso tali legami da decenni, le sue specifiche transazioni fondiarie sono state dichiarate nulle.
Gli studiosi di diritto sottolineano che la sentenza di Allahabad è in linea con la giurisprudenza più ampia della Corte Suprema dell’India. Essa ribadisce che l’appartenenza a una tribù è una realtà antropologica legata alla nascita, distinta dalle scelte personali in materia di fede o di culto.
Il plauso dell'arcivescovo di Raipur
Accogliendo con favore la chiarezza giuridica, leader della Chiesa cattolica e attivisti sottolineano la speranza che tale pronunciamento rappresenta: tanto necessaria in un contesto di campagne politiche nazionali volte a privare cristiani e musulmani convertiti dei benefici tribali previsti dalla legge.
L’arcivescovo Victor Henry Thakur di Raipur ha definito il principio fondamentale della sentenza sostanzialmente corretto; ovvero quello per cui il cambiamento di religione non pone fine allo status tribale. “A mio avviso si tratta di un’osservazione obiettiva e veritiera da parte dell’Alta Corte”, ha dichiarato Thakur ad AsiaNews. “L’identità tribale, infatti, non dipende dalla pratica della fede o dalla religione. Si è tribali per nascita e ciò non può essere modificato, mentre la religione può essere cambiata per scelta e per pratica”.




















